T. Rex: Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow – A Creamed Cage in August
Data di uscita: 01.02.1974
Etichetta: EMI Records
Produzione: Tony Visconti
Durata: 46:17
Genere: glam rock
Voto: 7/10
Nel 1974, quando uscì il nono album in studio della leggendaria band inglese T. Rex, incoronato da un titolo a dir poco stravagante, «Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow» (sottotitolo «A Creamed Cage in August»), la mania del glam rock, lanciata proprio da Marc Bolan e soci, era già in netto declino. Lo stesso valeva per i T. Rex di Bolan, che in quel periodo iniziavano piano piano a perdere popolarità e simpatie da parte dei media.
Del declino artistico e commerciale che si consumò nel periodo in cui nacque «Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow» era responsabile almeno in parte Bolan in persona, che si immischiava sempre più nel lavoro del produttore di lunga data Tony Visconti, per il quale questo album fu l’ultima collaborazione con i T. Rex. Della formazione classica dei T. Rex c’erano ancora il percussionista Mickey Finn, Steve Currie al basso e Bill Legend, a cui si aggiunsero Danny Thompson al contrabbasso e B. J. Cole alla steel guitar. Un ruolo molto più importante nella musica dei T. Rex lo ebbero ora le coriste, tra cui spiccava l’afroamericana Gloria Jones, che sarebbe presto diventata la moglie di Bolan.
Su «Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow», ancora più orientato al soul del suo predecessore, Bolan cercò, con un successo solo a metà, di proseguire con il mix eclettico di glam rock, soul e funk che aveva segnato l’eccellente «Tanx» (1973), ma nel complesso l’album in più punti suonava parecchio vuoto, mentre la maggior parte dei pezzi stava sotto i soliti standard dei T. Rex. L’apripista soul «Venus Loon» non era affatto male e faceva sperare che il disco reggesse almeno più o meno il livello del predecessore, ma già andando avanti diventa chiarissimo che non sarà così.
«Sound Pit» si appoggiava soprattutto sulle potenti armonie vocali femminili di accompagnamento, mentre ascoltando il canto di Bolan a tratti sembrava che col cuore non ci fosse più. Pezzi completamente sbagliati come «Explosive Mouth» meritano a malapena una menzione. Su «Galaxy» Bolan è comunque riuscito a tirare fuori un incrocio piuttosto azzeccato tra glam e soul, dove di nuovo a conquistare di più sono le eteree armonie femminili. «Change», un po’ cupa e semi-autobiografica, riflette bene lo stato emotivo di Bolan di allora, parecchio angosciato e svuotato.
«Nameless Wilderness» è un esempio di pezzo con un buon potenziale che, nel complesso, soprattutto per via di armonie vocali troppo forzate, è purtroppo risultato eccessivamente stonato. Con «Teenage Dream», incoronata da ricchi arrangiamenti sinfonici e intrisa di gustosi cori femminili, uno dei non così frequenti momenti luminosi di questo album, Bolan è riuscito a creare una delle rare classiche dei T. Rex nate nel suo periodo creativo più tardo. «Liquid Gang», dall’impronta un po’ più dura, uno sfogo soul quasi perfetto, conteneva un ‘battibecco’ vocale tra Bolan e le cantanti piuttosto interessante.
«Carsmile Smith & the Old Gang», oltre ai soliti trucchetti soul guidati da deliziose armonie femminili e splendidi arrangiamenti sinfonici, contiene un assolo di chitarra sfavillante e fa parte dei momenti migliori di questo album. La coppia di brani collegati, «You’ve Got to Jive to Stay Alive-Spanish Midnight», ha lasciato sentimenti contrastanti, mentre «Interstellar Soul» era di nuovo più vicina a quello che Bolan faceva ai suoi tempi migliori.
Anche «Painless Persuasion V. The Meathawk Immaculate» era la prova che Bolan, qui entusiasmante con una delle sue migliori prove vocali e un assolo di chitarra frizzante, aveva ancora qualche buona idea in serbo. Meno riuscita «The Avengers (Superbad)», troppo stonata, dove le armonie femminili nel contesto generale risultavano fastidiose. In «The Leopards Featuring Gardenia and the Mighty Slug» Bolan, con un’eterea voce femminile ad accompagnarlo su un testo surreale in cui si mescolano fantascienza e sogni psichedelici, torna alle sue origini poetiche del periodo Tyrannosaurus Rex, cosa che rifletteva anche il lunghissimo titolo di questo album.
Con l’uscita di «Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow» fu chiaro che Bolan stava perdendo la sua ‘musa creativa’ e che per i T. Rex si preparavano tempi ben più duri. L’album non era privo di qualche momento splendido, in cui tornava a brillare la vecchia magia, ma rispetto al magnifico predecessore «Tanx» fu una bella delusione. In quel periodo Bolan era sprofondato in una pesante crisi creativa e al tempo stesso aveva iniziato a soffrire della ‘sindrome di Elvis’. Dipendenze di vario genere e chili di troppo si accumulavano a vista d’occhio, mentre la vera ispirazione creativa non arrivava da nessuna parte. Non c’è da stupirsi che, all’uscita del disco successivo, il tutto sommato mediocre «Bolan’s Zip Gun» (1975), sembrasse che per i T. Rex fosse suonata l’ultima ora.
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
1. Venus Loon
2. Sound Pit
3. Explosive Mouth
4. Galaxy
5. Change
6. Nameless Wildness
7. Teenage Dream
8. Liquid Gang
9. Carsmile Smith & the Old One
10. You’ve Got to Jive to Stay Alive – Spanish Midnight
11. Interstellar Soul
12. Painless Persuasion v. the Meathawk Immaculate
13. The Avengers (Superbad)
14. The Leopards Featuring Gardenia & the Mighty Slug
T. Rex:
Marc Bolan – voce, chitarra
Mickey Finn – percussioni
Bill Legend – batteria
Steve Currie – basso
Musicisti ospiti:
Danny Thompson – contrabbasso
B.J. Cole – steel guitar
Jack Green – chitarra
Lonnie Jordan – tastiere
The Cosmic Choir: Big Richard, Gloria Jones, Sister Pat Hall – cori