Time Machine 2011: Live In Cleveland (DVD)
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Rush
Etichetta: Eagle Records
Uscita: 2011
Durata: circa 180 min.
Voto: 4.5/5
Stavolta è »solo« singolo! Nuovo DVD dei Rush! Si intitola »Time Machine 2011: Live In Cleveland«! Si tratta quindi di un documento filmico-musicale che immortala uno dei momenti dell’ultima tournée mondiale di uno dei trii più eclettici che abbiano mai scorrazzato per il pianeta Terra e, a oggi, probabilmente in tutta la variopinta galassia. Rinfreschiamoci in fretta la memoria: il tour »Time Machine« è durato dal 29.06.2010 al 02.07.2011. I Rush hanno suonato la gran parte dei concerti in Nord America, dove la tournée è iniziata e finita. Tra il 04.05.2011 e il 29.05.0211 si sono esibiti anche in Europa. Quattro concerti in Scandinavia, un tour di 10 giorni in Gran Bretagna e l’unica sortita sul suolo del Vecchio Continente con le date a Rotterdam, in Olanda, e due giorni dopo, il 29.05.2011, a Francoforte, in Germania. Stavolta noi europei ci siamo dovuti impegnare davvero parecchio per assistere a uno dei pochi concerti di questo tour dei Rush in Europa. Se il DVD »Snakes And Arrows« celebra la registrazione del concerto dei Rush a Rotterdam e il DVD »R30« quello della band a Francoforte, stavolta i Rush hanno deciso di mettere su DVD l’intero show americano a Cleveland, alla Quicken Loans Arena, del 15.04.2011.
»Time Machine 2011: Live In Cleveland« è il primo documento filmico-sonoro dei Rush uscito ufficialmente a provenire dal territorio degli Stati Uniti. Visto che in passato i Rush hanno »coperto« il Sud America e l’Europa con uscite di questo tipo, la mossa logica è che il prossimo DVD venga girato sul suolo di casa, in Canada.
La Quicken Loans Arena, casa dei Cleveland Cavaliers, la squadra NBA della città, ha 20.500 posti a sedere. Con il parterre si libera spazio per un numero che è sicuramente vicino a 30.000 teste. Palazzetto pieno zeppo, il 15.04.2011. E pure sold out. Perché i Rush hanno scelto proprio Cleveland? Perché è la prima città americana in cui, nei primi anni Settanta, i Rush hanno ricevuto il sostegno delle radio locali, che mandavano in onda la musica del primo album dei Rush.
Il film »Time Machine 2011: Live In Cleveland« è stato girato dalla Banger Production, che aveva avuto voce in capitolo anche nelle riprese del documentario in DVD »Rush: Beyond The Lighted Stage« (2010). Questo DVD è speciale innanzitutto, ovviamente, per lo straordinario repertorio dal vivo. Il film è girato nello stile del precedente DVD »Snakes And Arrows«. Con numerose telecamere piazzate in più angolazioni del palazzetto.
Visto che questa è l’uscita in DVD (esiste anche quella in doppio CD live), stavolta mi concentro soprattutto sulla parte visiva (gli accenti sulla musica li metterà la recensione del doppio CD live). Lo show dei Rush, che nel suo complesso dura una buona ora e mezza oltre le due, si apre con un aneddoto filmato proiettato sull’enorme schermo dietro il palco, che ci risucchia in un attimo in un’altra dimensione. È un cortometraggio dal contagioso umorismo targato Rush, che mette in scena, sotto l’ipotesi che “potrebbe anche succedere”, la vita nella lontana galassia di Willowdale, dove il professor Schlobowitz (Alex Lifeson), grasso e fuori di testa, inventa una macchina del tempo! Stavolta gira tutto intorno alle salsicce. Per tutte le inquadrature del concerto, e non solo nel cortometraggio, dove il vorace Schlobowitz quasi si strozza con una salsiccia. Segue la dimostrazione dell’apparecchio davanti agli occhi del poliziotto irlandese O’Malley (Neil Peart) e di un ufficiale coi baffi e il monocolo (Geddy Lee). Per gli esperimenti scelgono la band Rash e il suo brano The Spirit Of Radio in versione polka finno-russa, poi in versione “disco Amanda Lear fine anni Settanta” e in versione “jazzy funk” pigra e ammiccante. Nessuna delle tre accontenta nessuno dei presenti, finché il grasso inventore non fa partire sulla macchina miracolosa un ultimo suono “super dooper”, preme per sbaglio anche il pulsante rosso e questo ci porta fuori dalla galassia e dal locale Gershon dritti dritti alla Quicken Loans Arena, dove partono i veri Rush con The Spirit Of Radio. Ogni brano di questo documento è sorretto da una storia filmata proiettata sullo schermo sullo sfondo. Tra giochi di luce e l’abbraccio intenso del celebre spettacolo dei Rush, è un biglietto d’ingresso per uno speciale mondo parallelo – il mondo dei Rush, che dura tre ore e mezza.
La prima parte del concerto è più breve, e il repertorio offre qualche succosa perla come Time Stand Still, Leave That Thing Alone, Stick It Out, Marathon e Presto, oltre all’esecuzione del tutto nuova di BU2B, ai classici Subdivisions e Freewill e ai brani di »Snakes And Arrows« Faithless e Working Them Angels. Segue una pausa di 20 minuti, e la seconda parte si apre con un altro tipico filmato divertente della cucina Rush. Quando sulla scena compare il numero 1981, inizia la proiezione sullo schermo, e nelle inquadrature si alternano nei ruoli principali Geddy Lee (il regista Cecil), Neil Peart (il cameraman Percy) e Alex Lifeson (il manager Ray Danniels).
La seconda parte è più lunga. I Rush ci suonano per intero l’album »Moving Pictures«, che nell’anno del tour Time Machine ha compiuto 30 anni. C’è poi l’immancabile, mai sentita prima, assolo di batteria di Peart intitolato Moto Perpetuo, l’atteso tuffo nei classici dei Rush anni Settanta, che i tre chiudono nei bis con un’altra fantastica versione di un classico, La Villa Strangiato, che si apre con un sarcastico motivo di polka, e con una Working Man rivestita di un arrangiamento reggae. Segnalo anche che i brani di »Time Machine 2011: Live In Cleveland« sono di nuovo eseguiti in modo un po’ diverso rispetto ai precedenti album live. I dettagli li scoprirete col tempo, ma la nuova registrazione si distacca in modo più evidente dagli originali in studio, sia nell’interpretazione sia nel suono. Si nota soprattutto nei pezzi usciti sugli album degli anni Ottanta, dove in primo piano nella produzione c’erano i sintetizzatori. Marathon, Time Stand Still e Subdivisions hanno un suono incomparabilmente più organico che su »A Show Of Hands« (il che non vuol dire che siano versioni migliori, solo diverse, in linea con il punto di sviluppo della band nel 2011), nonostante una dose corretta e inevitabile di sintetizzatori. Anche i cori di Alex Lifeson, in un paesaggio sonoro così, acquistano (ottimi) un valore e un effetto del tutto nuovi. Le linee di basso diverse si sentono soprattutto negli strumentali YYZ, Leave That Thing Alone e, naturalmente, nella insuperabile La Villa Strangiato, nel cui finale »esplode« il signor Alex Lifeson. Per i brani dell’album »Moving Pictures« è tipico di questo documento che le tastiere nei dettagli offrano un’esperienza diversa. Posso dire che nei passaggi sofisticati guadagnano perfino in peso atmosferico. Ma bisogna drizzare bene le orecchie. Su tutti spiccano Vital Signs e The Camera Eye. In Vital Signs Lifeson prende in mano, unica volta nel concerto, una chitarra Fender (una Telecaster, che si accorda con la tendenza sonora dell’inizio degli anni Ottanta – non la nasconde l’arrangiamento di Vital Signs, quando andava di moda che le band mescolassero all’art eclettico stilemi reggae – il primo paragone (anche per la Telecaster) è Andy Summers e i Police.
Questo DVD deve averlo ogni fan della band. È semplicemente un documento unico e irripetibile. Con un’atmosfera tutta sua, con un battito carico di energia. Naturalmente al centro di tutto, in questo DVD, c’è il fascino visivo. Il gioco dei riflettori, la cui parte maggiore spetta all’uso sfrenato di un’enorme struttura di fari mobile, agganciata al soffitto sopra il palco. Per tutto il concerto si trasforma di continuo e coi suoi movimenti ricorda un’astronave in volo. Stavolta sul palco gli altoparlanti sono camuffati da casse della macchina del tempo, lavatrici e forni con dentro il pollame. Durante Far Cry nel palazzetto si leva in volo una replica ridotta, telecomandata, dello Zeppelin, e poco prima viene sparata in aria una salva di bolle di sapone.
Sul palco il trio è di nuovo »onnipotente« nell’interpretazione. Le impressioni sulla musica in sé (l’interpretazione, il suono e la forma del giorno della band) in questo documento le darà nel dettaglio la recensione del doppio CD live »Time Machine: Live In Cleveland«, dove ci concentreremo solo sulla musica. Inutile sottolineare che il valore di ciò che un trio così travolgente riesce a fare su un palco resta incredibile finché non vedi il film. Il trio è talmente rodato che non gli va storto proprio niente. Una nota di umorismo è uno dei pilastri portanti dell’apparire dei Rush. La comunicazione con gli occhi e con i gesti tra i tre sul palco è condita da una buona dose di smorfie e occhiatine di intesa sull’asse Lifeson-Peart e Lee-Peart. Lee e Lifeson sono musicisti straordinariamente energici e agili, che con la loro scioltezza, ancora senza un filo di ruggine, mostrano l’irruenza di ventenni dalla fretta genuina (»Rush«) e dall’entusiasmo musicale indomito. Il palazzetto è in ipnosi, le reazioni sono estatiche, il pubblico porta la band su onde gigantesche di eccitazione estatica tra un pezzo e l’altro. I »Rush-trekkie« americani non sono affatto così intensi nel creare l’atmosfera come quelli catturati nel documento in DVD »Rush In Rio« (2003).
Il DVD non mostra l’enorme contatore che conta gli anni dal 1974 verso il 1981 (durante la pausa) – sarebbe stata una follia. Lo segnalo solo come curiosità, e allo stesso tempo manca il film finale – parodia della commedia “I Love You, Man” e di ciò che accade dietro le quinte dopo il concerto dei Rush, quando Jason Segel e Paul Rudd, i più grandi fan dei Rush nella storia del pianeta Terra, riescono a infilarsi nel backstage dei Rush con dei pass AAA falsi.
Come extra speciale al film del concerto, stavolta è interessante la presenza di due antichi video perduti, che per il loro valore storico starebbero benissimo sul DVD documentario »Beyond The Lighted Stage«. Si tratta di una versione preistorica di Need Some Love con John Rutsey alla batteria e di una delle prime esecuzioni dal vivo del classico di »Fly By Night« Anthem, dal New Jersey americano.
Un nuovo, splendido documento filmato di uno dei gruppi più interessanti e particolari che l’universo rock abbia mai dato nella sua storia. Se avete beccato i Rush a uno dei concerti del tour »Time Machine«, non esitate a comprare questo ricordo. I fan dei Rush questo DVD ce l’hanno già a casa, ma posso ribadire ancora una volta che anche questo documento è un ottimo punto di partenza per chi la band non la conosce e vuole cominciare a scoprire con lui l’unico, inimitabile mondo dei Rush!
Formazione
Geddy Lee – voce, basso, tastiere
Alex Lifeson – chitarra, cori
Neil Peart – batteria, percussioni
Produzione
Allan Weinrib & Dave Pattenden
Tracklist
Prima parte:
The “Reral” History Of Rush Episode No. 2 “Don’t Be Rash”
01. The Spirit of Radio
02. Time Stand Still
03. Presto
04. Stick It Out
05. Workin’ Them Angels
06. Leave That Thing Alone
07. Faithless
08. BU2B
09. Freewill
10. Marathon
11. Subdivisions
Seconda parte
The “Real” History Of Rush Episode No. 17 “…and Rock and Roll is my name…”
12. Tom Sawyer
13. Red Barchetta
14. YYZ
15. Limelight
16. The Camera Eye
17. Witch Hunt
18. Vital Signs
19. Caravan
20. Closer to the Heart
21. 2112 Overture/Temples of Syrinx
22. Far Cry
23. La Villa Strangiato
24. Working Man
Extra:
Outtakes from “History of Rush, Episode 2. & 17.”
“Tom Sawyer” featuring the cast of “The History of Rush, Episode 17.”
“Need Some Love” live from Laura Second Secondary School
“Anthem” live from Passalo New Yersey