Leaving The End Open

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Hardline
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2009
Durata: 52:01
Voto: 3/5

Sette anni di attesa per un disco che ha cominciato a prendere forma già nel 2004 ed era pronto per uscire a fine 2006. Sette lunghi anni dal 2002, quando è uscito l’album »II«. Ma l’attesa è finita e gli Hardline hanno finalmente partorito il loro terzo album in studio.

Della formazione originale oggi negli Hardline è rimasto solo il cantante Johnny Gioeli, che molti di voi conoscono ormai da anni come voce fissa dell’hard rocker e mago della chitarra tedesco Axel Rudi Pell.  Della formazione che aveva registrato l’album »II«, oltre a Johnny Gioeli sono rimasti negli Hardline per il nuovo disco solo il chitarrista dei The Street Josh Ramos e il leggendario tastierista degli Angel Michael T. Ross. Dietro le pelli c’è Atma Anur, batterista diplomato al Berklee, noto non solo per aver suonato nella formazione metal dei chitarristi Jason Becker e Marty Friedman, i Cacophony, ma anche per aver partecipato ai tour di una lunga lista di nomi di peso: David Bowie, Journey, Third Eyer Blind, Richie Kotzen, Greg Allman, Tony McAlpine e Greg Howe. Neal Schon, chitarrista dei Journey, l’uomo che nel 1992 aveva messo le chitarre sul disco d’esordio degli Hadline, ha detto una volta che Atma Anur è »Jimi Hendrix alla batteria«. Il basso lo avrebbe dovuto suonare in origine Rudy Sarzo, ma tra gli impegni con Yngwie J. Malmsteeen e Ronnie James Dio non ha trovato il tempo per gli obblighi in studio con gli Hardline, e al suo posto è saltato su il meno noto Jamie Brown.

L’album ha attraversato un processo di gestazione lunghissimo. La prima cosa, e la più importante, è che Johnny Gioeli e compagni dimostrano di non aver perso il tocco per scrivere vere composizioni rock melodiche, di carattere ben definito e con arrangiamenti da applausi. Però l’energia che ha catturato nel complesso rende il disco piuttosto cupo. In parte per colpa della produzione, che dà ai suoni di chitarra un che di leggermente impastato. Se poi vogliamo spaccare il capello in quattro, non si può ignorare la batteria prodotta alla bell’e meglio, che nel mix suona troppo sottile, monodimensionale, esile e perciò poco incisiva. Quindi, cosa significa tutto questo? Che sul piano compositivo i pezzi reggono, su quello della produzione non proprio. Il disco si porta dietro ancora un po’ di margine non sfruttato, e le canzoni non sviluppano quella vera dinamica e quella presa atmosferica che un prodotto di melodic rock / AOR  di qualità media deve raggiungere.

Forse su alcune deviazioni di contrasto presenti nel disco, come quella che evoca Hole In My Head, ha influito il fatto che Gioeli abbia rovistato tra i demo d’archivio della sua band pre-Hardline, i Brunette: qui si tratta infatti della rielaborazione di uno di quei demo dei Brunette, che gli Hardline hanno inserito nel nuovo album. L’assolo del brano Before This è opera di un ospite speciale, il chitarrista dei Crush 40 di origini asiatiche Jun Senoue. La compagnia di musicisti sfoggia comunque un’ottima prestazione, Gioeli è potente ed esplosivo al microfono, ed è soprattutto la sua voce a ricordare a ogni orecchio, in un attimo, che gli Hardline sono tornati. Gioeli ha infatti la fortuna di avere una voce con una particolare sfumatura interpretativa che riconosci all’istante.

Nonostante la produzione scadente non permetta al disco di sviluppare il pieno spirito della ferocia del rock melodico,  »Leaving the End Open« mantiene una dose molto maggiore di coerenza e di filo rosso rispetto all’album »II« uscito nel 2002, afflitto da un eccesso di sperimentazione. Ma in nessun modo »Leaving The End Open« può essere paragonato al disco d’esordio, che è un capitolo a sé e un’opera di brillantezza AOR che ha superato la prova del tempo. Il sodalizio tra Gioeli e Ramos si è rivelato azzeccato anche per il nuovo album. La portata melodica dei brani e degli arrangiamenti, creata dall’incontro tra le frasi di chitarra e la voce autorevole, con quel marchio inconfondibile, dell’approccio melodico di Gioeli, funziona, ed è questo che conta. Per questo Gioeli, dopo l’album »II«, si è tenuto accanto Ramos anche per »Leaving The End Open«. Speriamo che in futuro il gruppo riesca a rimediare alla pallida impressione lasciata da una produzione sfortunata, perché di talento per scrivere veri inni di rock melodico non ne manca di certo!  Aggiungo anche che il titolo di lavorazione dell’album era »Just Add Water«. Si diceva addirittura che gli Hardline avrebbero davvero chiamato così il nuovo disco. In effetti a tutta la faccenda manca giusto un pizzico d’acqua per funzionare appieno. Ma, come detto, tirando le somme sul fronte della coerenza, »Leaving The End Open« è un passo avanti per gli Hardline rispetto al predecessore »II«. L’importante è andare avanti, no?

Formazione

Johnny Gioeli – voce
Josh Ramo – chitarra
Michael T Ross – tastiere
Jamie Browne – basso
Atma Anur – batteria

Produzione

Bob Burch

Tracklist

  1. Voices (4:30)
  2. Falling Free – 4:41
  3. Start Again (5:28)
  4. Pieces of Puzzles (3:55
  5. Bittersweet (5:22)
  6. She Sleeps in Madness (4:56)
  7. In This Moment (3:20)
  8. Give in to This Love (4:07)
  9. Before This (3:52)
  10. Hole in My Head (5:35)
  11. Leaving the End Open (5:45)
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