Bagno di fango a ritmo di rock’n’roll! (2012)

0 9

Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta

Luogo: Otočec / Slovenia
Data del concerto: 21.06.2012
Numero di visitatori: 3000
Prezzo del biglietto: 49€ (prevendita valida per tutti i giorni del festival) / 70€ (il giorno stesso)

Un altro anno è girato, è arrivato l’inizio dell’estate e con lui la tradizionale festa rock di più giorni, il Rock Otočec. Se negli ultimi anni i festival rock grandi e piccoli (Švic, Klumpanje, Shengenfest, Gora Rocka…) spuntano come funghi dopo la pioggia, il Rock Otočec è uno dei pochi festival simili dalle nostre parti che può puntare a buon diritto sulla propria continuità e tradizione, e proprio per questo nel corso degli anni si è già costruito tra i giovani la fama di garanzia di un weekend di festa. Oltre al programma musicale, il Rock Otočec offre ai suoi visitatori un ricco programma collaterale fatto di workshop, impro league e spettacoli stand up, bagni di fango, tuffi nel fiume Krka… perciò, nonostante le critiche negative urlate a gran voce, Otočec resta senza dubbio ai vertici tra i festival rock più piacevoli del lato soleggiato delle Alpi.

A questo punto bisogna chiedersi: cosa, esattamente, va di traverso (a ragione) alle malelingue? La maggior parte degli organizzatori di festival rock di questo tipo, Otočec compreso, da secoli punta sempre sullo stesso giro di quindici o venti artisti sloveni ed ex jugoslavi, per poi vendere questo programma come la cosa più pazzesca mai vista finora nella galassia. All’estero non è così. Già nella vicina Croazia, che economicamente sta ancora peggio di noi, negli ultimi anni è nato un bel numero di festival che nutrono il pubblico con vere star di livello mondiale, mentre nell’amata Slovenia gli organizzatori continuano a fare a gara per chi è il capo del villaggio, invece di mettersi al passo coi tempi e salire sul treno europeo.

Il Rock Otočec vanta una location splendida. Si svolge nelle immediate vicinanze del castello medievale di Otočec; la cornice meravigliosa delle rapide della Krka e l’habitat acquatico che le appartiene sono già di per sé un invito, così il buonumore, già all’arrivo al festival, non manca mai.

Quest’anno, per migliorare l’offerta, gli organizzatori del Rock Otočec l’hanno allungato a cinque giorni, una mossa che, a giudicare dall’affluenza della prima giornata di mercoledì, si è rivelata azzardata. Nonostante la presentazione promozionale allettante del progetto Človek z bombami, nato in collaborazione con la Capitale europea della cultura Maribor, la serata di mercoledì è stata frequentata pochissimo; per impegni di lavoro mancavo anch’io.

È arrivato il giovedì e con lui più visitatori da tutta la Slovenia, anche se rispetto a tre, quattro anni fa l’area dell’evento sembrava ancora mezza vuota. Il programma sul palco principale è stato aperto alle sei e mezza di sera dai rocker di Mozirje Up N’ Downs, seguiti dai funker stiriani Soundtopia, prima che il palco passasse ai garage-rocker di Lubiana Dandelion Children. Nonostante la partenza a capitombolo del frontman Jure, inciampato in uno dei cavi, la band si è dimostrata un collettivo artisticamente maturo e con una personalità tutta sua, e dimensioni in più all’esibizione le hanno dato Jure e Anže con il continuo scambio tra chitarra e basso. Anche se lo spazio sotto il palco era quasi vuoto, già i primi tre gruppi hanno presentato con successo ciascuno la propria visione del rock’n’roll. Sono saliti poi i Manouche, che provano a proporre le direttrici musicali retrò in chiave moderna, ma per la mancanza di un suono organico autentico faticano a conquistare il loro pubblico di riferimento. Il tenere il passo con le tendenze musicali del momento è proseguito con l’esibizione degli svedesi Movits!, che a modo loro mescolano generi diversi e puntano a piacere allo spettro più ampio possibile di ascoltatori. I ritmi saltellanti dello swing sono stati arricchiti da inserti hip hop di Johan Rensfeldt, ma a risultare interessante è stata soprattutto la loro base musicale atipica, plasmata per lo più solo da sassofono e tastiere. Dopo di loro sul palco del Rock Otočec sono tornati Hladno Pivo, campioni del punk croato e probabilmente la più grande rock band dell’area dell’ex Jugoslavia ad aver raggiunto la gloria dopo la sua disgregazione. Nonostante un’esibizione solida, guidata dai classici Pjevajte nešto ljubavno, Ne volim te e Nije sve tako sivo, devo ammettere che in passato i croati li avevo visti in forma migliore. Alle dodici e mezza di notte è arrivato il momento dei veri protagonisti del festival, il collettivo americano di otto elementi Gogol Bordello. La numerosa formazione, con il teatrale frontman Eugene Hütz in testa, si è rivelata una fonte inesauribile di energia, e le sue buffonate sul palco si sono sposate bene con il punk zingaresco e saltellante, che è stato il primo della serata a riuscire a scuotere un pubblico fin troppo assonnato.

Venerdì ci siamo svegliati in una mattinata già calda, e il tempo fino alla musica serale ce lo siamo accorciato poltrendo sul palco piccolo sull’isolotto del fiume Krka, collegato alla terraferma da due ponti. Ginnastica mattutina, stand up, giochi a premi e improleptika ci hanno portato nel pomeriggio fino all’esibizione dei Džem e poi dei rocker di Krško Momento. Più gente dei predecessori l’hanno attirata sotto il palco i rockabilly scatenati Eightbomb, prima che, in pieno stile rock malinconico tipico della Bassa Carniola, salissero sul palco anche i promettenti rocker locali Crossfire. I Kultur Shock, vecchie conoscenze dei palchi sloveni, sono andati avanti stilisticamente vicino al sound dei Gogol Bordello, solo con più elementi di musica etnica da varie parti del mondo. Come ha detto il frontman Srđan Jevđević durante il concerto, la loro musica è infatti un mix estremo della musica di tutti i popoli. Il successivo ospite straniero del festival sono stati i New Young Pony Club con il loro mix elettronico di new wave e post punk, ma vista la massiccia pubblicità ci aspettavamo comunque di più. Il ruolo di headliner della serata è toccato a Mi2 di Rogaška Slatina, una costante del rock sloveno dell’ultimo decennio. I Mi2 si distinguono per un affiatamento straordinario e per le doti di intrattenitore del frontman Tone Kregar, che dalla folla sotto il palco, sulle ali dei loro hit radiofonici orecchiabili come Sv. Margareta, Pa si šla e Toplice, ha spremuto senza problemi una dose colma di energia cinetica. Per ultimi in assoluto, come già nel 2005 dopo i Siddharta, si sono esibiti gli Orleki, che hanno brindato con Vinska trta, si sono guardati intorno con Tri doline, sono saliti sul Kum e hanno riproposto con successo anche dal vivo gli arrangiamenti rifatti dei loro più grandi successi, che dall’uscita recente dell’album »Repete« vivono in una versione stilisticamente più ricca.

Il sabato ha spinto il mercurio dei termometri ancora un gradino o due più su, così a Otočec la temperatura durante il giorno pare sia salita fino a 36 gradi Celsius. Chi si rinfrescava nella Krka, chi nel fango, chi si affidava ai metodi di raffreddamento più tradizionali: la birra. Il programma quantitativamente più ricco del festival è stato aperto alle cinque e mezza dai vincitori della selezione croata per esibirsi a Otočec, Pištolj na gumene metke, a cui sono seguiti i D8 Dimension, mentre una delle sorprese più piacevoli del festival l’hanno regalata gli El Kachon, anche loro arrivati all’esibizione passando per la cruna dell’ago delle selezioni. Gli El Kachon puntano su una confessione da classic rock, di pura romantica del blues, e su un sipario sonoro di hammond, perciò, se continueranno a sgobbare, in futuro sentiremo ancora parlare di loro. Una vera ondata di aggressività punk ha portato il nome di Deafness By Noise, prima che, con il loro linguaggio ska dai contenuti vuoti, intrattenessero le teste già un po’ alticce della sera gli italiani Passogigante. Una nuova, piacevole carezza per le orecchie delle vecchie anime rock è arrivata con Danilo Kocjančič e amici, che in un’odissea di mezz’ora hanno ripercorso gli hit di Danilo diventati ormai popolari, Tina ne verjame, Anita ni nikoli e Poišči me, e un ringraziamento speciale per i meriti gli è stato rivolto anche dal ministro della cultura e dell’istruzione Žiga Türk. Anche se con una netta mancanza di prove, i vecchietti sfrontatamente annunciati sono stati una variazione interessante in un programma musicale tarato per lo più sul pubblico giovane. Come da previsioni, lo spazio davanti al palco si è di nuovo riempito durante l’esibizione dei casinisti stiriani di ispirazione celtica Happy Ol’WcWeasel. Il punk festaiolo con spruzzate di elementi folk irlandesi e ritmo di polka è stato, secondo i giovani, uno dei punti più alti del festival, mentre per un tocco più profondo della nota musicale ha pensato Vlado Kreslin con i Mali Bogovi. Il cantautore del Prekmurje ha suonato in modo rodato le sue canzoni nostalgiche sulla sua amata terra, con ancora un profondo radicamento dell’album »Cesta« nel repertorio, trovando di nuovo un’accoglienza calorosa, che ha fatto capire che è di casa ovunque in Slovenia. Poi un salto nel cuore di Belgrado con Bajaga i Instruktori, una delle formazioni pop-rock più popolari della regione allargata negli ultimi decenni. La sua esibizione ha avvicinato al palco i visitatori un po’ più in là con gli anni, e Bajaga si è presentato con l’immancabile combinazione di vecchi successi e brani freschissimi dall’album »Daljina, dim i prašina«. Il palco principale del festival è stato chiuso con una lunga esibizione dal musicista elettronico macedone Kiril Džajkovski: stilisticamente una scelta a prima vista insolita per un festival rock, ma i sorrisi stampati sulle facce dei presenti hanno dimostrato che non era poi così sbagliata.

La parte musicale dei cinque giorni di Otočec si è così conclusa; il festival, con il suo programma musicale e di intrattenimento, ha accontentato soprattutto visitatori poco esigenti, ma preoccupa il fatto che il loro numero ristagni di anno in anno. Alla domanda sul perché sia così, i responsabili dovranno trovare in fretta una risposta, perché il calo dei visitatori a lungo termine porterà all’impossibilità di pagare tutti i conti, che in un progetto organizzativamente così impegnativo come il Rock Otočec di certo non sono pochi.

Il primo da rinfrescare è probabilmente l’elenco dei nomi musicali – se oggi i festival sloveni sono già due passi dietro a quelli stranieri, forse proprio al Rock Otočec spetta la responsabilità di fare in futuro un passo avanti e avvicinarsi almeno alle proposte che riescono a mettere insieme i promoter nei paesi vicini. Certo, non c’è niente di male nella schiera di giovani band emergenti, che di norma si guadagnano l’esibizione a Otočec con le mani callose; sembra piuttosto che manchi l’innovazione nella scelta dei nomi medio-grandi e grandi. Bisogna infatti accontentare tutti i gusti, vecchi e giovani, festaioli e più seri.. Comunque sia, a progetto 2012 concluso con successo, posso solo scrivere: in bocca al lupo per il Rock Otočec 2013!

Foto: Oliver Rušković / archivio Rock Otočec 2012

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie