All Things Considered

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Adams, Jesse
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2012
Durata: 40:36
Voto: 4.5/5

Jesse Adams è un musicista, produttore, arrangiatore e polistrumentista americano. Fin dai tredici anni esplora i suoi grandi talenti artistici nell’espressione musicale. Da sempre è un grande amante della varietà e della sperimentazione musicale. Gli piace mettere le mani su elementi di generi diversissimi, dall’elettronica all’ambient, fino all’hip-hop, passando per la sperimentazione con strutture sonore acustiche, il metal, il rock alternativo ecc…. Per questo non sorprende affatto che i singoli brani di questo musicista possano contenere una fusione di più generi. Nel 2009 Jesse ha pubblicato il suo primo documento in studio, e cioè l’EP intitolato »Help Yourself«, una raccolta di demo e strumentali originali.  Le sue opere più recenti, invece, contengono anche un maggiore impegno vocale. Jesse è infatti anche un cantante molto solido, e gli è familiare pure la poesia in ritmo (il rap), che però su »All Things Considered« ha evitato del tutto.

»All Things Considered« è in realtà il debutto in studio di questo musicista! Da anni Jesse collabora anche con il »prodigio« musicale europeo, anzi sloveno, nonché virtuoso della chitarra Grega Habič di Jesenice, con cui ha lavorato come cantante, chitarrista e tastierista sugli album in studio di Habič »Self Destruct Sequence« (2009) e »Open Heart Surgery« (2011). Sul debutto è Grega Habič a restituire il favore a Jesse Adams. Il bello è che i due musicisti sono legatissimi tra loro, per filosofia musicale e per modo di vivere la musica! In studio affrontano la manipolazione del suono in modo estremamente simile. Lo stesso vale per la preparazione degli arrangiamenti. Da qui a pensare che si leggano nel pensiero quando si tratta di farsi venire le idee, il passo è breve! Entrambi, poi, hanno colto il grido dei tempi nuovi. Il che significa che sono capaci di creare da soli, ciascuno per conto proprio, un intero album in studio e di dare in produzione l’impressione che sul disco suoni una band al completo, cosa che dovrebbe essere in fondo uno degli obiettivi artistici di base di qualunque artista. Che la batteria sia interamente programmata (probabilmente in Q-Base) non te ne accorgi finché non ti metti a leggere le note nel booklet di questo CD.

Come anticipato nel paragrafo iniziale di questa recensione, Jesse ha portato sulla scena un album di panorami multisfaccettati dell’espressione musicale. Forse la definizione più azzeccata per »All Things Considered« è che si tratta di un documento di postura art rock autentica e fuori dagli schemi, senza paragoni tra gli artisti della zona. Il brano Down The Line è un’apertura pigra e svogliata. Un pezzo che pesca nella tradizione del blues, dove gli ornamenti di chitarra all’inizio sprigionano un leggero profumo di southern rock, mentre a dare movimento è soprattutto il collage massiccio e sfumato dell’accompagnamento sullo sfondo, che abbraccia con efficacia il ritornello e approfondisce in modo teatrale anche la portata vocale di Jesse Adams.  Il musicista, infatti, si tiene perlopiù su registri medi o più bassi nella scelta delle melodie vocali, cosa che rende giustizia anche al timbro stesso della voce di Jesse. L’espressione vocale non nasconde un approccio »virile«, che dona ai brani il carattere dei materassi moderni, come si usa oggi tra le band americane di post-grunge e metal alternativo.  Il modo di porsi alla voce dà la sensazione che Jesse Adams sia anche un amante e un venerato adoratore dell’elementare natura primordiale della musica »grunge«.

Sensibilità, forza e competenza per uno sviluppo efficace della manipolazione sonora, salata da loop sonori programmati, vengono confermate sull’album per la prima volta dal brano cupo Stale. Qui Jesse Adams dimostra di avere un senso innato per la costruzione di una crescita graduale degli stati d’animo. A modo suo ci mette del suo anche l’ottimo assolo di chitarra di Grega Habič nella parte finale del pezzo, che approfondisce il senso di Adams per il piazzamento intelligente di un forte carico di originalità artistica. One Shot alleggerisce l’umore cupo dell’inizio dell’album. È un brano avvolto in riff, dove spicca il galoppo "metallizzato" di Habič, mentre la strofa poggia su una vivace spinta rock n’ roll. Questo pezzo sottolinea il carattere sarcastico della filosofia musicale di Jesse Adams come artista e, con il suo teatro genuinamente sbarazzino, funziona in modo fenomenale nel dare movimento alla dinamica delle atmosfere lungo tutto »All Thing Considered«.

Il brano The Circus Left Town è uno strumentale che potrebbe finire senza problemi su qualunque lavoro in studio solista di Grega Habič. Un ottimo riff metal, che guida il cuore del pezzo, è più che cucito addosso a Grega, che in questo strumentale affascinante raggiunge, nel piazzare ornamenti di chitarra e nel mitragliare assoli, il suo optimum artistico, fino al massimo. Questo pezzo sa di rock chitarristico progressivo, davanti al quale alzerebbero gli occhi al cielo anche giganti della sei corde come Joe Satriani e Steve Vai. È uno dei vertici dell’album, che con la sua atmosfera ribalta di nuovo l’album come un calzino. Ovviamente in senso positivo, con una resa brillante!

La nota confessionale e personale torna a brillare intensamente nell’ottima DNA. È il tipo di brano che piacerà a tutti gli amanti della musica grunge. Parecchie band grunge suonerebbero in versione unplugged in perfetta sintonia con questo pezzo, arrangiato in modo interamente acustico. Lo caratterizza una melodia vocale malinconica, in cui a reggere tutta la credibilità è soprattutto l’approccio vocale molto sentito di Jesse, che si muove di nuovo sui registri medi – quindi pensate alla portata virile delle voci di Alice In Chains, Soundgarden, Stone Temple Pilots. Non è la stessa cosa, ma evoca parallelismi energetici. In questo brano la teatralità è approfondita ancora una volta dall’assolo di Grega Habič, che stavolta pesca dalle basi del blues. L’assolo è sostenuto da un riff metallizzato, che fa ruotare con efficacia l’atmosfera verso una nuova sfera.  Segue lo strumentale triste Slave, che stregua l’ascoltatore con una malinconia autentica. Si apre in modo del tutto innocente, in maniera acustica, poi si trasforma in un riff che suscita sensazioni simili a quelle di The Circus Left Town, solo che nel brano Slave si inserisce la voce di Jesse. Un pezzo dall’atteggiamento particolare, con il carattere tipico del metal alternativo. Di tendenza e soprattutto piacevolissimo. Il dramma viene approfondito ancora una volta da campioni di loop sonori inseriti con maestria. 

Something To Hold On To parte sulla chitarra acustica di Habič appoggiata su un effetto stereo chorus, per poi sfociare in uno dei pezzi vocali più pregevoli del disco, ed è così il primo candidato all’uscita come singolo a sé. Un brano in cui il carattere melodico dell’album divampa con la massima intensità. Grega Habič qui conferma ancora una volta il suo genio musicale con uno degli assoli di chitarra più belli dell’album, che mantengono un sentimento straordinario nel pezzo, nutrono in modo stuzzicante l’ascoltatore approfondendo la portata atmosferica del brano, che sfocia splendidamente nell’ultimo giro del binomio strofa-ritornello!  Il brano Pig lo conosciamo già benissimo tutti noi fan della musica di Grega Habič, visto che il pezzo, nato in collaborazione con Jesse, era già uscito sull’album in studio solista di Grega  »Open Heart Surgery« (2011). In Pig, che per energia ed espressione evoca le sensazioni di The Ciorcus Left Town e Slave, trovi la risposta al perché Jesse e Grega, come talenti musicali, si completino così bene. È un momento progressivo e spezzettato dell’album, dove torna in primo piano la straordinaria forza virtuosa ed espressiva dei talenti musicali di Grega Habič. Va aggiunto, ovviamente, l’effetto di Jesse, che con i suoi riff raddoppia il muro massiccio dell’accompagnamento e con la sua scintilla creativa tiene il brano a un livello altissimo di carattere art. È uno dei momenti più vivaci e artisticamente provocatori di »All Things Considered«!  Per chiudere e tornare all’ambient cupo dell’inizio ci pensa il brano più oscuro dell’album. È la title track. È costruita combinando effetti sonori. All’improvviso entra un loop di pattern ritmico che accoglierebbe senza freni un po’ di hip-hop, ma non succede! Il cuore del pezzo poggia su uno scenario di arrangiamenti programmati decisamente cupo, che in questo strumentale crea una melodia che si potrebbe usare senza problemi come colonna sonora di un film futuristico dagli scenari neri di apocalisse totale.

Jesse Adams ha dunque pubblicato un debutto in studio espressivo e ispirato, che è la fusione di più generi musicali. Il musicista li fonde in modo raffinato, in un bagliore di piena fluidità, e in un modo tutto suo, e il risultato è un album di cultura art rock fuori dagli schemi. Qui assisterete all’unione di confini di genere che vanno dal metal progressivo al blues, al grunge, fino ai principi del rock della vecchia scuola, mentre è affascinante anche il suo flirtare con elementi di post grunge e metal alternativo.

Un elemento molto importante del debutto di Jesse è la collaborazione di Grega Habič, che con i suoi capolavori porta la parte del leone alla piena varietà di questo album, al suo fascino costante e allo straordinario scenario atmosferico ed espressivo delle soluzioni di arrangiamento. Visto questo, non sarebbe male se Adams e Habič si unissero in una band o in un progetto e pubblicassero insieme ancora qualche album. Si tratta infatti di chimica tra due talenti musicali carismatici e di alto profilo, dove in un dialogo del genere è garantita l’autenticità espressiva di un pezzo unico d’arte, con una chimica pienamente efficace nel percepire le idee musicali e nel comunicare tra loro!  

Da qui anche la straordinaria nota art rock fuori dagli schemi di »All  Thing Considered«, che in quanto tale dimostra che nell’universo musicale ci sono ancora tantissimi angoli inesplorati per l’autenticità dell’espressione artistica, che per questo non ha bisogno di alcuna copiatura, ma attinge soltanto dall’autenticità dei talenti. Ed è il massimo che un artista del calibro di Jesse Adams possa offrirti a questo punto. Data l’ampia comprensione, la sensibilità e il senso magistrale dell’arrangiamento nel combinare compattezza e atmosfere efficaci, è chiaro che in futuro Adams approfondirà ancora la sua portata artistica e definirà con ancora più maturità il carattere della sua predica d’autore fuori dagli schemi. È infatti un musicista che si sviluppa ed esplora se stesso senza freni, senza calcoli, a pieno regime! Ma per farlo devi essere sgombro da pesi e, soprattutto, avere una buona dose di coraggio per restare »te stesso«, non cedere alle major o semplicemente non gettare la spugna troppo presto!

Formazione

Jesse Adams – voce, chitarra, basso, programmazione, tastiere
Grega Habič – chitarra, basso

Produzione

Jesse Adams

Tracklist

1. Down The Line
2. Stale
3. One Shot
4. The Circus Left Town
5. DNA
6. Slave
7. Something To Hold On To
8. Pig
9. All Things Considered

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