Cunning Stunts

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Caravan
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1975
Durata: 41:47
Voto: 4.5/5

A metà anni Settanta i Caravan vivevano il loro zenit artistico, mentre la loro popolarità in tanti paesi dell’Europa occidentale e centrale, dove riempivano senza problemi sale da concerto di prestigio, era al massimo. »Cunning Stunts« fu il sesto album in studio di questi pionieri del progressive rock così personali. Nel solco della tradizione dei gloriosi predecessori »If I Could Do It All Over Again I Would Do It All Over You« (1970) e »For Girls Who Grow Plump In The Night« (1973), anche qui il titolo nascondeva un gioco di parole dal sapore sessuale piuttosto stuzzicante. »Cunning Stunts« è infatti un giro di parole su »Stunning Cunts«, il che vuol dire che i campioni del prog di Canterbury non avevano mollato di un millimetro con il loro tipico umorismo, sessualmente provocatorio e spesso intinto nel nero. Il titolo originale dell’album doveva essere »Toys in the Attic«, ma gli Aerosmith li avevano bruciati sul tempo.

»Cunning Stunts« fu anche il loro primo album in studio con il bassista/cantante Mike Wedgwood. Quest’ultimo si era unito a loro ai tempi del live »Live at the Fairfield Halls, 1974« (uscito ufficialmente solo nel 2002), il suo primo documento registrato con i Caravan. Wedgwood portò avanti con dignità l’eredità dei grandi bassisti Richard Sinclair e John Perry, dando ogni tanto una mano al chitarrista/cantante e capo informale della band Pye Hastings con le linee vocali.

»Cunning Stunts« fu una riuscita continuazione stilistica delle imprese precedenti, condite di fusion: un collage gustosissimo di rock di impatto, jazz, sinfonismo e folk, con in più qualche composizione in cui si avverte una leggera influenza di certe tendenze musicali dell’epoca, funk in testa, tanto che qua e là si sentono pure i primi ritmi disco. E non manca nemmeno la super suite epica da prog che si rispetti. Stavolta ha la forma del capolavoro conclusivo »The Dabsong Conshirtoe«, senza dubbio il pezzo forte dell’intero disco. È divisa in sei sezioni marcatamente variabili e complesse, in cui le doti tecnico-arrangiative dei maestri di Canterbury brillano nella luce migliore possibile, tanto da poterla mettere accanto ai loro migliori poemi prog.

Oltre alle straordinarie doti tecniche, i Caravan hanno sempre avuto un fiuto eccezionale per arrangiamenti melodici e dal sapore sinfonico, mentre un irresistibile senso dell’umorismo da cazzoni e un marcato ottimismo li rendevano del tutto unici nella famiglia delle band affini della scena di Canterbury. Tutte queste virtù splendono in piena luce già nella golosa traccia d’apertura »The Show Of Our Lives«, un mix eccezionale di armonie vocali melodiche e arrangiamenti sinfonici eterei firmati dal leggendario Dave Sinclair. Il lungo assolo di chitarra di Pye, in mezzo a un’atmosfera solenne e ad armonie festose, con tanto di scampanio a dare ulteriore spinta, regala la giusta profondità a questo classico dei Caravan. Anche »Stuck in a Hole«, un altro esemplare di buffoneria a sfondo sessuale, è ormai da tempo un evergreen popolarissimo dei Caravan, pieno di ritmi scatenati, in cui spicca la viola impazzita di Geoffrey Richardson. Le armonie vocali sono di nuovo brillanti, mentre il signor Sinclair si lancia in una bella dose di giochi di prestigio alle tastiere con il mini moog.

Nella ballata d’amore dal taglio sinfonico »Lover«, in cui il testimone vocale passa a Wedgwood, sopra eleganti arrangiamenti di pianoforte che con l’ingresso di altre tastiere e della viola elettrica si trasformano in un vero e proprio splendore orchestrale, si sente anche una brezza di glam. La voce di Wedgwood somiglia molto a quella di Hastings, solo un’ottava più bassa, per cui a volte è parecchio difficile distinguerli. Segue il passaggio diretto in »No Backstage Pass«, allusione burlesca alle conseguenze traumatiche della fama eccessiva, un pezzo decisamente più melodrammatico. La voce eterea di Pye porta in crescendo la serena magia ambient dell’introduzione, mentre sullo sfondo lo accompagnano con trasporto decorazioni sinfoniche variabili e le linee di basso scalpitanti di Wedgwood. Un sacco di appassionati di Canterbury e di prog in generale dimentica spesso che chitarrista eccezionale fosse (e sia ancora) il signor Hastings, e in questo brano, con l’ennesimo assolo da urlo, lo dimostra di nuovo. Nell’esperimento a tinte funk »Welcome the Day«, dove alla voce principale Wedgwood si mette di nuovo alla prova in modo convincente, sfiorano già i ritmi disco, prima ancora che diventassero davvero popolari.

Una menzione speciale merita la ristampa di »Cunning Stunts«, che oltre a una versione alternativa di »Stuck in a Hole« contiene altre due chicche molto interessanti, »Keeping Back My Love« e un’ottima esecuzione dal vivo del capolavoro epico »For Richard«, entrato fin dal primo giorno tra i classici dei concerti dei Caravan. Questo evergreen fusion era dedicato al bassista/cantante originale Richard Sinclair, cugino di Dave, che in seguito si sarebbe fatto un nome anche come membro di Hatfield and the North, Camel e Caravan of Dreams.

Per ragioni non del tutto chiare, »Cunning Stunts« finisce spesso nel dimenticatoio quando si stilano i migliori lavori in studio dei big di Canterbury. In quel periodo i Caravan erano infatti ancora al loro apice artistico e continuavano a consolidare la loro posizione, mentre tanti loro colleghi prog più popolari, in senso artistico-commerciale, avevano iniziato lentamente a scivolare verso il basso. Forse è colpa della presenza di elementi funk più ‘moderni’ se tanti puristi del prog se ne stanno di solito piuttosto alla larga da questo classico di una delle band più versatili, uniche e ottimiste della storia della musica sperimentale. Dopo »Cunning Stunts« Dave Sinclair lasciò di nuovo i Caravan e per un breve periodo collaborò con i The Polite Force. A sostituirlo arrivò Jan Schelhaas (ex-National Head Band, Gary Moore, in seguito Camel).

Formazione

Pye Hastings – chitarra elettrica e acustica, voce
Richard Coughlan – batteria
Dave Sinclair – tastiere
Mike Wedgwood – basso, congas, voce
Geoffery Richardson – viola, chitarra elettrica, flauto traverso da concerto, flauto

MUSICISTA OSPITE:
Jimmy Hastings – arrangiamenti per fiati, sax contralto, sax tenore, clarinetto

Produzione

David Hitchcock

Tracklist

1. The Show of Our Lives
2. Stuck in a Hole
3. Lover
4. No Backstage Pass
5. Welcome the Day
6. The Dabsong Conshirtoe
a. The Mad Dabsong
b. Ben Karratt Rides Again
c. Pro’s and Con’s
d. Wraiks and Ladders
e. Sneaking Out the Bare Quare
f. All Sorts of Unmentionable Things
7. Fear and Loathing in Tollington Park Rag

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