Charmer
Artista: Mann, Aimee
Etichetta: SuperEgo Records
Uscita: 2012
Durata: 38:03
Voto: 4.5/5
Aime Mann, cantante americana che nel 1993 ha intrapreso la strada solista dopo aver pubblicato con i ‘Til Tuesday tre album alternative rock di ottima qualità e molto ben accolti, con una forte impronta di orecchiabilità pop melodica. Charmer è il suo ottavo album in studio e, a conti fatti, a oggi l’avvicinamento più riuscito ai suoi primi due dischi e alla carriera con i ‘Til Tuesday.
Bisognava aspettare l’ottavo, cioè »Charmer«. E il fascino di Aimee non l’ha mollata di certo. Qui Aimee ha trovato l’equilibrio perfetto tra l’orecchiabilità pop dei vecchi album dei ‘Til Tuesday e le sue nuvole nere, che da sempre le girano per la testa e che negli ultimi dischi avevano spinto sempre di più verso una musica difficile da »leggere«. »Charmer« è un album senza un momento debole, senza un solo pezzo che faccia fatica a scendere nello »stomaco«, senza altalene di qualità tra un brano e l’altro. Allo stesso tempo serve una gamma straordinaria di composizioni diverse, arrangiate in modo brillante, dove la voce di Aimee, caratteristica, piacevole, dolcemente carezzevole e piena di sentimento, brilla al massimo del suo rendimento. Charmer è un album che puoi mettere su in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi situazione. Che tu sia di buon umore o depresso. Perché naviga da maestro, con una perfezione da acrobata, lungo la sottile linea di confine tra i due stati d’animo.
In studio Aimee continua a lavorare con musicisti di altissimo livello, con alle spalle decine di collaborazioni con alcuni dei nomi di maggior successo della scena mondiale. Tra loro ci sono il bassista Paul Bryan e il batterista Jay Bellerose, che di recente hanno lavorato al materiale del nuovo album in studio di Tanita Tikaram »Can’t Go Back« (2012), mentre il chitarrista e tastierista Chris Bruce è ormai una presenza fissa e collaudata nelle sessioni in studio di Aimee.
Aimee ha firmato da sola tutte le composizioni, con l’eccezione di Living A Lie (qui il cantante dei The Shins James Mercer regala un duetto vocale fenomenale), scritta insieme a Paul Bryan, e Soon Enough, nata dalla collaborazione di Aimee con il regista, comico e musicista Tim Heidecker. Aimee ha giocato la carta di arrangiamenti di base semplici, che portano la leggerezza e la scioltezza del comporre dentro un paesaggio di compattezza risolta senza troppi giri. A dominare, però, è uno straordinario senso del battito melodico. L’album suona luminoso, positivo, anche quando Aimee piazza più dolore del cuore, e il filo del messaggio dei primi anni di carriera viene ripreso con forza nel nuovo disco in Crazytown, dove la morbidezza e la raffinatezza della voce di Aimee fanno un effetto particolarmente altero.
Accanto a questa prova vocale piena di sentimento, un mix di dolce amarezza, gli strumenti si comportano come delicati veli stesi a creare un paesaggio sonoro senza pretese, appena percettibile, che assicura una pienezza succosa alla voce di Aimee Mann e in questo modo la magnifica ancora di più. L’equilibrio è eccezionale. Il dialogo tra le tastiere e la vitalità organica e colorata delle chitarre suona concretamente indie rock. La chitarra a tratti si avvicina al jangle pop alla R.E.M. (Dissapeared) e il quadro sonoro dell’album, nel complesso, è densissimo, dinamico e completamente tangibile. Le tastiere sono spesso rinforzate anche da organo e pianoforte classico. In un contesto simile la chitarra si lascia andare anche a volumi alti, ma negli assoli resta modesta, mai invadente, nascosta sullo sfondo, come mostra l’ottimo riempimento dello spazio nel finale di Soon Enough. In Gamma Ray, invece, all’inizio la chitarra arara già pericolosamente forte, in un getto di gusto abbondante, ed è il brano più vivace dell’album, insieme alla title track.
»Charmer« si potrebbe descrivere come un’odissea pop psichedelica matura, diciamo pensata per ascoltatori adulti, che da un lato vira verso sonorità alternative e dall’altro verso spinte country, come nella conclusiva Red Flag Diver o in Gumby. In Barfly e Slip And Roll, nella scuola di composizione ormai collaudata, si trovano anche schegge di blues. Insomma, una densità musicale ricca di messaggi, che tiene sempre impegnato l’ascoltatore non solo con i contenuti forti della poesia di Aimme Mann, ma anche con la colorazione dei paesaggi sonori eccezionali dell’accompagnamento strumentale. Su tutto regna una melodicità rifinita nei brani, che nello spettro sonoro retrò del calore della produzione irradia un lontano riflesso dei The Beatles nel periodo del salto verso una maggiore definizione art (leggi: da »Rubber Soul« in su).
»Charmer« è un album che coltiva da maestro la sensazione unica di tratti dosati con leggerezza, brevi ma essenziali. È senza dubbio il lavoro più forte di Aimee Mann dal suo secondo album »I’m with Stupid«, se non addirittura dai tempi dei ‘Til Tuesday. Un album di straordinaria acutezza di carattere, forte tocco da cantautrice e fascino indipendente, che attraverso lo struggimento sensibile e pieno di sentimento di Aimee Mann si presenta con un’intensità che pochi altri dischi della sua carriera possono vantare. Semplicemente un lavoro in cui tutti gli elementi sono intrecciati in un equilibrio ideale. Ma soprattutto, l’album offre una dose straordinaria di ascoltabilità e di sensibilità a pieno sangue, che con la performance di Aimee ti entra subito sotto pelle. I brani sono costruiti in modo tale che più li ascolti con calma, più lasciano il segno.
Formazione
Aimee Mann -voce, chitarra
Chris Bruce – chitarra, piano
Jamie Edwards – chitarra, piano, tastiere, campane
David Boucher – piano
Jebin Bruni – tastiere, piano
Paul Bryan – basso, cori
Jay Bellerose – batteria, percussioni
J. J. Johnson – batteria
Michael Penn – cori
MUSICISTA OSPITE:
James Mercer – voce nel brano n. 6
Produzione
Paul Bryan
Tracklist
1. Charmer (3:25)
2. Disappeared (3:24)
3. Labrador (3:49)
4. Crazytown (3:21)
5. Soon Enough (3:59)
6. Living a Lie (3:26)
7. Slip and Roll (4:12)
8. Gumby (2:53)
9. Gamma Ray (3:00)
10. Barfly (4:00)
11. Red Flag Diver (2:29)