Midnight Mushromps

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gryphon
Etichetta: Transatlantic Records
Uscita: 1974
Durata: 42:10
Voto: 4.5/5

I trovatori prog folk rock britannici Gryphon, che si facevano notare per una forma di folk rock tutta loro, fatta di arrangiamenti medievali-rinascimentali e dell’uso di vari strumenti medievali, sul secondo album in studio »Midnight Mushromps« hanno allargato ancora il loro suono tradizionale con chitarra elettrica, tastiere e fiati aggiuntivi (tra cui il fagotto, usato per la prima volta nella storia del rock). Fino a quel momento i Gryphon erano una band acustica, cosa evidente anche dal loro esordio omonimo, suonato con la maggior parte degli strumenti medievali allora disponibili. Su »Midnight Mushromps« invece hanno trasportato di colpo il folk rurale britannico di campi, fattorie e bettole di paese nelle grandi sale rinascimentali, e con la presenza di tastiere dai colori sgargianti hanno confezionato arrangiamenti più che maestosi, quindi non sorprende che questo disco, insieme al classico »Red Qeen to Gryphon Three« (1974), sia considerato a ragione il loro miglior risultato.

Il polistrumentista Richard Harvey e il fiatista Brian Gulland, furbo come una volpe, con l’aiuto di David Oberlé, cantante principale e batterista, del bassista Philip Nestor e del chitarrista Graeme Taylor, ci portano su »Midnight Mushromps«, attraverso sei composizioni davvero personali, per i vasti corridoi dei castelli, le pianure rurali e i porti medievali. La title track che apre il disco è una vera e propria incarnazione della magnificenza delle corti rinascimentali: un EP di 19 minuti straordinariamente variegato in cui, tra arrangiamenti cerimoniali, brillano i pregi di tutti i membri della band. Ci trovi sia elementi del madrigale di Enrico VIII sia della chanson rinascimentale. L’approccio d’atmosfera dei Gryphon su »Midnight Mushromps« è per lo più spensierato, giocoso, a tratti persino un po’ burlesco e decisamente focoso. Di sfumature malinconiche e più cupe nel loro modo di fare musica non ce n’è proprio in abbondanza, anche se sanno toccare pure le battute della ‘tipica’ anima britannica.

»The Plough Boys Dream«, dove si sente il talento vocale del batterista Oberlé, è un ritorno a sfumature folk rock più rurali, con un uso ampio di inserti di fiati guidati dal fagotto e di percussioni rustiche con in testa il glockenspiel, che dipingono con chiarezza il ritratto di un ragazzino di campagna sognatore che, mentre lavora i campi, fantastica di grandi imprese eroiche. »The Last Flash Of Gaberdine Tailor« è una fusione riuscita tra due mondi: i ritmi madrigaleschi maestosi, di corte e in stile Tudor, e la ruralità folk rock tradizionale, che è ovviamente più vicina al loro racconto delle avventure di un sarto di paese. »Gulland Rock« è dedicata al fiatista Brian Gulland, che è anche la ‘star’ di questo brano un po’ più contemplativo, dove dominano i suoi fiati impetuosi, gli accordi appassionati della chitarra acustica di Taylor e il suono sacrale degli organi di Harvey.

»Dubble Dutch« è di nuovo una suite folk rock dall’impronta più rurale, con tante variazioni acustiche di chitarra, che riporta chi ascolta in mezzo alle strade fangose del Medioevo dove oche, galline e maiali passeggiano indisturbati, mentre la gente del villaggio si raduna alla fiera. Non sorprende che i membri dei Gryphon fossero grandi fan delle opere dello scrittore inglese di culto del fantasy J.R.R. Tolkien: non lo dice solo la maggior parte dei loro arrangiamenti, ma lo dimostra già dal titolo il brano conclusivo, »Ethelion«. Il titolo è in effetti un po’ sbagliato, perché il nome giusto per il re elfico di Tolkien della Prima Era era Echtelion, non Ethelion, ma questo pezzo è stato creato tre anni prima dell’uscita della ‘bibbia’ tolkieniana, il Silmarillion, in cui il personaggio compare per la prima volta. L’inizio un po’ fuori luogo con la risata di Gulland si trasforma poi in ritmi combattivi e di buon umore, con lussuosi arrangiamenti rinascimentali di fiati e tastiere, mentre le scarne e brusche parti di chitarra acustica portano la parte del leone dell’atmosfera romantica.

»Midnight Mushromps« è stato una vera perla musicale nel fondere con intuito il romanticismo medievale-rinascimentale con la pastorale britannica tradizionale, tanto da piegarsi sotto il peso di arrangiamenti solenni, quelli che oggi ci capita di sentire più spesso negli spettacoli cinematografici epici, fantasy o storici. L’eccezionale talento dei Gryphon nel creare melodie complesse e colorate di un’epoca ‘dimenticata’ da tempo non è passato inosservato. I Gryphon sono stati infatti uno dei pochi collettivi prog rock a diventare piuttosto popolari fin dall’inizio del loro percorso e, soprattutto per l’unicità del loro suono, a conquistarsi nella loro breve esistenza il rispetto dei critici musicali dell’epoca e anche di una cerchia più ampia di appassionati, ovviamente entro i limiti della ‘normalità’. Il riconoscimento più grande è arrivato nel 1974, quando, dopo l’uscita del loro terzo lavoro »Red Queen to Gryphon Three«, hanno aperto per i giganti del prog rock Yes e per i campioni del jazz fusion Mahavishnu Orchestra.

Formazione

Richard Harvey – fiati, tastiere, mandolino, voce di accompagnamento
Brian Gulland – fagotto, corno, voce di accompagnamento
David Oberlé – batteria, percussioni, voce
Graeme Taylor – chitarra, voce di accompagnamento
Philip Nestor – basso, voce di accompagnamento

Produzione

Gryphon

Tracklist

1. Midnight Mushrumps
2. The Plough-Boy’s Dream
3. The Last Flash Of Gaberdine Tailor
4. Gulland Rock
5. Dubbel Dutch
6. Ethelion

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