The Savage Playground
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Crashdiet
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2013
Durata: 60:43
Voto: 4/5
Probabilmente una delle band più amate tra quelle che hanno contribuito all’esplosione della scena »sleaze rock« all’inizio dello scorso decennio, i Crashdiet tornano con il quarto album »The Savage Playground«, il secondo con il cantante Simon Cruz. Il che significa che il gruppo riesce a scacciare via la cupa coltre del passato che incombeva su di lui, dal suicidio del cantante Dave Lepard fino alla storia andata male con il suo sostituto al microfono, H. Olliver Twisted, voce dei finlandesi Reckless Love.
L’album »Generation Wild«, uscito nel 2010, ha spalancato alla band un sacco di porte sulla scena, ne ha consolidato lo status e ne ha allargato la fama. Che l’energia fosse incanalata nel verso giusto l’ha confermato anche la mossa della MTV, ormai infeudata alle corporation, di togliere dalla programmazione il primo singolo di quel disco – la title track – con un “pretesto” trovato (oh, che prevedibile) in qualche inquadratura oscena. La band ha scacciato con successo i fantasmi del passato anche con le aperture per Ozzy Osbourne e per i suoi eroi Mötley Crue nell’autunno 2010. È seguita una promozione dell’album di enorme successo, partita a fine marzo 2011 in Europa con Hardcore Superstar e The 69 Eyes, e conclusa poi con un tour britannico in co-headline insieme ai connazionali Houston.
»The Savage Playground« è un nuovo capitolo di una storia musicale che ha preso ispirazione dalla cattiveria dei suoi modelli Mötley Crue, Skid Row, Guns N’ Roses, Kiss, ma anche dalla durezza dei W.A.S.P. e dall’ottimo raccolto di melodie dei connazionali Europe. Anche se nemmeno su »The Savage Playground« troverete qualcosa che non avete già sentito, possiamo dichiarare il nuovo album un esame di maturità superato, con cui i Crashdiet si sono tenuti in cima all’onda dello sleaze rock dell’era moderna.
C’è quell’atteggiamento banalmente prevedibile di rapace immediatezza nella forma dei riff, che si attiene a linee pulite e di impronta classica, lasciando un sacco di spazio a melodie al plasma, sia per l’interpretazione vocale sia per gli ornamenti di chitarra velenosamente seducenti e per gli assoli. Così i maestri della scuola rock e metal svedese hanno messo di nuovo in primo piano, come da copione, un nuovo crescendo carico di adrenalina e tensione, che in oltre un’ora di musica non cede mai e che, ascoltandolo, fa diventare i pantaloni di qualsiasi uomo di un paio di taglie troppo stretti all’altezza dell’inguine. Ma »The Savage Playground« non rappresenta più per forza i Crashdiet come personificazione dell’eccesso delle grandi orge da party time. I Crashdiet sono infatti prima di tutto musicisti eccezionali, e »The Savage Playground« mostra questa qualità, per la prima volta in carriera, in modo molto più evidente. Il nuovo album si porta dietro un’atmosfera scura in evidenza, sottolineata più che mai, e molto più accento è messo sulla costruzione di arrangiamenti variegati nei singoli brani.
Già l’opener Change the World, così come Got A Reason a metà disco, dimostrano che i Crashdiet sono maturati nell’arrangiamento più approfondito, con la voglia di offrire ancora più musica. Entrambe hanno infatti degli eccezionali intermezzi strumentali, dove le svolte tematiche evocano altrettanti cambi d’atmosfera, aggiungendo il peso drammatico e contrastante del neoclassicismo svedese allo sviluppo della melodia, mentre al centro resta sempre la figura portante dell’esplosività della voce di Cruz e delle armonie vocali, che nei canti raggiungono il crescendo finale dei ritornelli. Questa dualità trova un potenziamento assoluto nella cupissima Snakes In Paradise, dove ai riff si uniscono nel finale passaggi orchestrali d’archi, che risuonano persino con un tocco volutamente dissonante, creando la sensazione tangibile di trovarsi su un album dal nome significativo. Gates Of Babylon, già dal titolo, lascia intendere che si lascia sedurre dal melos con l’uso di arabeschi e aggiunge la ciliegina sulla torta all’infittirsi dei contenuti musicali nei nuovi arrangiamenti della band. Il nostro spazio vitale è il rondò di un quasi-moralismo del grande gioco del capitale, dove sotto la maschera mimetica della »raffinatezza« svolgiamo esattamente gli stessi compiti delle altre specie della galassia. Ci nutriamo e ci riproduciamo. Per conservare la nostra specie dobbiamo distruggere lo spazio e le altre specie. L’autodistruzione finale della specie umana è quindi inevitabile, come aveva già capito il buon agente Smith in »Matrix«. Uno spunto creativo tutt’altro che rosa per la band, ma i tempi sono questi e il pensiero è attuale più che mai.
Naturalmente a farla da padroni sono i momenti di prurito primordiale di adrenalina e libertinaggio rock, atteso e preteso da una band del calibro dei Crashdiet. Uno dei tanti ce l’ha catturato in modo spiccato l’ottima Cocaine Cowboys, che come composizione, con la sua compattezza, la sua voracità melodica e un rendimento energetico eccezionale, non fa che confermare la maturazione artistica della band. Questo pezzo è uscito a ragione come singolo già a metà dicembre 2012 ed evoca il primo picco del nuovo album. Se Cocaine Cowboys è stato il primo schiaffo sulla guancia da sinistra, Anarchy è il suo degno colpo da destra, mentre California evoca un po’ di incisione AOR. All’album non manca mai uno sviluppo dinamico e il suo voltaggio non cala dal primo all’ultimo secondo! »The Savage Playground« resta quindi in primo piano come manifesto della creazione del peccato originale. Esattamente ciò che vogliono i Crashdiet e, in fondo, ciò che noi vogliamo dai Crashdiet!
»The Savage Playground« è l’album con cui i Crashdiet si sono diplomati. Non hanno più niente da temere: con lui consolidano e approfondiscono il loro carattere espressivo, la band è sempre più richiesta anche negli USA, dove ha confermato nuove date oltreoceano dopo il recente, riuscito girovagare per i club di laggiù, e in programma c’è anche il primo tour della band in Giappone. Le porte del trono mondiale del nuovo »sleaze« sono quindi spalancate per i Crashdiet, ora che il profilo della band si è definitivamente consolidato e a rafforzarlo c’è in più un nuovo, ottimo album in studio!
Formazione
Simon Cruz – chitarra
Martin Sweet – chitarra
Peter London – basso
Eric Young – batteria
Produzione
Otto Wellton
Tracklist
1. Change The World
2. Cocaine Cowboys
3. Anarchy
4. California
5. Lickin’ Dog
6. Circus
7. Sin City
8. Got A Reason
9. Drinkin’ Without You
10. Snakes In Paradise
11. Damaged Kid
12. Excited
13. Garden Of Babylon