I Am Memory

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Werefox
Etichetta: god bless this mess records
Uscita: 2013
Durata: 56:43
Voto: 5/5

Dell’alleanza dei ribelli musicali del Prekmurje in passato si è detto e scritto un sacco di roba, e a ragione: a differenza dell’atteggiamento invidioso e ostile tipico sloveno, dove ogni musicista se ne sta praticamente da solo nella sua trincea a fissare compiaciuto la sconfitta e la scomparsa dei suoi concorrenti, nelle terre oltre la Mura la collaborazione è decisamente la forma d’azione più naturale. A confermare questa ricetta c’è anche la band nata dalle ceneri di Psycho-Path e Sphericube e dagli ingredienti base di Bekko, Manul e Lollobrigida: invece del prevedibile proseguimento di storie già scritte, stavolta nelle orecchie ti si riversa qualcosa di nuovo, fresco ed eccitante! I Werefox sono una band fatta per il puro divertimento musicale di qualità, e stavolta una dose molto meno malinconica di rabbia risulta addirittura tonalmente carina e amica delle orecchie dall’inizio alla fine: è questo il bagaglio con cui già da tempo mi sono avviato alla scoperta del debutto dal pelo di volpe I Am Memory, che già con la sua uscita ha fissato standard tutti suoi e inventato nuovi metri con cui in futuro misureremo la qualità della musica di casa nostra.

I Werefox sono un collettivo di appassionati di Lendava e Murska Sobota, di base a Lubiana; il nucleo creativo di questa esegesi di pop dalle tinte alternative, o di esorcismo rock meno pesante, si sviluppa attorno alla carismatica cantante dei Psycho-Path, Melee, sempre piena di fili di parole. Accanto all’oratrice dai capelli rossi c’è stavolta un vecchio amico di Bekko, Manul e Psycho-Path, il talentuoso chitarrista Sašo Benko alias Bekko, mentre la coppia ritmica basso – batteria è formata da due vecchie conoscenze degli Sphericube: il batterista David Halb e il bassista Manuel Hahn. Ma arriviamo al cuore di tutto: la musica. Già dopo la prima pressione sul tasto di lancio verso il mondo sonoro della diversità ti diventa chiaro che stavolta la formula dello stacco eclettico è molto più positiva di quanto fossi abituato a sentire, diciamo, nei peccati originali dei protagonisti musicali dei Werefox.

The Redneck Genious Story lancia il guanto di sfida a tutti quei puristi dell’alternative per cui la melodia è un crimine, e i Werefox, con una maniera che in passato mi sono beccato da Smashing Pumpkins, Pearl Jam e altri giganti del rock dalle tinte alternative, offrono la loro interpretazione della storia dello scrittore americano provocatorio Harry Crews. Il racconto originale, su uno strambo che decide di mangiarsi la propria auto, i Werefox lo usano come podio per costruire la loro storia sulla voglia contagiosa di ancora, di diversità e di divertimento fuori dall’ordinario. La combinazione musicale è in apparenza semplice. Dominano le chitarre, che con i riff colorano l’atmosfera. Poi, accanto alle voci di Melanija, ci sono le voci di accompagnamento, un basso bombastico e una batteria spinta al punto giusto che penetrano giocosamente dai pori di strofe e ritornello. Melee racconta la sua storia sulla crudeltà del tempo e sull’oblio, mentre la memoria stavolta si basa su un unico evento, che il tizio strambo dal collo rosso dà in pasto all’ascolto. I Werefox aprono tutti i loro registri e in apparenza svelano tutta la loro anima, ma subito dopo arriva la prova che nella bisaccia della band c’è ancora più eccellenza. A Shitload Of Love è un brano sulla rinuncia che un amore ossessivo può pretendere. Mettere le amate principesse oscure sul podio luminoso di un’importanza sovraterrena è stavolta intriso dell’immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie, mentre i Werefox restano sovranamente innamorati delle loro ricette pop e, con una musica che gravita concretamente verso le fonti alternative della musica meravigliosa, tessono la loro traccia sonora alla maniera dei grandi nomi dei primi anni Novanta, ma in versione nuovo millennio. Se Billy Corgan un tempo credeva nei princìpi della bellezza analogica, ma  nella corsa artistica dopo il distacco da quel nucleo primordiale l’ha amputata con aiuti digitali, i Werefox nella loro posizione musicale restano molto più vecchio stile. Il suono analogico, impregnato dall’odore di valvole roventi, dal contatto fisico delle dita con le corde e dai colpi di bacchette sulle pelli e sui piatti d’ottone, non lo ricreano né lo massacrano con inutile paccottiglia elettronica. Di l’art pour l’art qui non c’è traccia, e ogni riff funziona come se la band in ogni momento se la giocasse tra vita e morte. Niente riempitivi, e la storia di questa formazione non fa che crescere e migliorare!

Doghouse, dopo l’introduzione basso – batteria, si siede su un minimalismo chitarristico sospeso e malizioso. In opposizione al racconto di bugie, inganni e di un amore distrutto, umiliato e sfruttato, i Werefox allineano una serie di riff dal sapore danzereccio, e sul ritmo di strofe e riff puoi ballare anche tu. La sintomatologia è chiara: tanti raggi di sole nel suono si intrecciano a testi più cupi, e lo scopo dell’illuminazione è stavolta lo stacco sensoriale e almeno una o due svolte nella direzione giusta della fusione sciamanica con il fondamento dell’universo. Fun On The Moon è uno dei momenti più belli del disco; innamorato delle sfumature cosmiche del mondo sopralunare, non posso ignorare il fatto che ai Werefox è riuscito di creare uno dei migliori pezzi pop a cui abbia assistito negli ultimi 15 anni. Fun On The Moon fa pensare a Here Comes The Sun, ma al posto della giocosità pacata dell’ex Beatle George Harrison, i ragazzi e la ragazza del Prekmurje sono di una specie più esplosiva. Lanciano nella stratosfera frammenti melodici sul modello dei già citati Smashing, e nonostante gli schemi ripetitivi, dopo l’ascolto ne vorrai ancora, e lo avrai nel seguito, che sa di Mark Lenegan e Screamin Trees oppure di R.E.M., Tom Waits e qualcosa di ancora più succoso.

The Boy In Me, The Girl In You è l’unico duetto del disco, in cui nella squadra di casa si infila nientemeno che il frontman dei Girls Against Boys, Scott McCloud, che ora sprigiona la sua potenza musicale attraverso il setaccio dei Paramount Styles. Il ritmo del brano ricorda un viaggio in treno, e con questo dream express ti lasci alle spalle la superficialità sensoriale. Melee e Scott aprono per te un collage di emozioni e, nell’immaginario dell’amore, dell’abbandono, dello sciogliersi nell’alterità, nel racconto del passaggio dal maschile al femminile come principio complementare di tutto, entri del tutto inconsapevolmente nel brano dal suono giapponese Killer Lesson. A voler essere precisi, qui potrei annunciare che ti becchi, sì, in maniera di qualità, il brano più debole dell’album, che però stavolta è piazzato strategicamente al posto giusto e sopravviverai anche a questo momento zen di annullamento. Il satori, alla maniera volpina, è un momento sinistro di ritorno al codice originario del passato, e i Werefox alla maniera dei Placebo srotolano la loro danza didattica di precisione e straordinarietà assassina, perché serviva e basta, miei cari. L’unico metro di creazione sul disco I Am Memory è in prima persona quello che appartiene solo ai ragazzi e alla ragazza! Esplosioni sexy e implosioni mentali simultanee si susseguono ancora, con il brano Give Me A Life. Pensa ai Pearl Jam e ai momenti acustici dell’album No Code, oppure al gioco eclettico dei dischi Binaural e Yield: da qualche parte nel mezzo si trova il DNA sonoro di Give Me A Life. Subito dopo la richiesta di vita arriva il momento di un finale esplosivo.

March Of The Finest è la sorpresa stoner, con colpi sonori che poggiano sugli schemi dei Psycho-Path, ma con il senso della melodia alla Q.O.T.S.A.; il primo asso video del disco è intransigente, come a modo suo, splendidamente, è intransigente tutto il disco. I Werefox mostrano il loro lato più cupo e incisivo, che fa capire che la vita e la sopravvivenza sono scritte nel DNA di questa band, quindi nessun dubbio! Beyond Mercy è un pezzo da ballo post-rock o post-punk che ricorda il periodo dei regni di band come i Joy Division; il momento meno luminoso del disco è tutt’altro che un ricorso dilettantesco a scorciatoie o riempitivi, ma la svolta liberatoria in Did I Kill The Devil In You? è comunque benvenuta. Un brillante stoner difende le sfumature dello spettro più brutale dell’arcobaleno dei Werefox. Cuore al massimo, pensato per risvegliare i sensi; io mi sono sciolto del tutto davanti agli strati di riff chitarristici brutali che Bekko serve come se ci scommettesse. La chitarra è il pennello con cui stende dosi giuste di sangue del cuore, e l’intero pezzo ha la sua sinusoide naturale e giusta di crescendo, per cui non suona né finisce in modo superfluo o forzato. E dopo questo brillante indistruttibile del disco segue l’atto finale con il brano Urgency, che con un minimalismo sensuale ti porta in un locale fumoso, dove, stremato da un percorso parecchio emozionante, crolli a terra e nel fumo della combustione ricevi l’ultima unzione, l’elisir d’iniziazione per cui l’innamoramento per gli standard dei Werefox sarà qualcosa di del tutto naturale, ovvio e dannatamente necessario per te!

No, non è un’esagerazione dire che I Am Memory è la cosa migliore arrivata sui nostri scaffali negli ultimi anni. Anche se l’anno è appena iniziato, anzi, mi azzardo a dire che si tratta davvero di uno dei migliori dischi, se non il migliore, di quest’anno, che alza lo standard per la concorrenza; e standard alti sono anche quelli che in futuro i Werefox dovranno rispettare con sicurezza, perché dopo un disco superlativo come I Am Memory questo è anche il loro comandamento creativo da qui in poi. Le aspettative del pubblico non potranno che salire, e io mi azzardo a dire che questo compito, per quanto arduo, è del tutto realizzabile per il collettivo di musicisti di talento del Prekmurje! Spero di ricevere presto la conferma di questa mia fiducia, e ai rapsodi musicali Werefox posso sussurrare che sul loro corpo da volpe possono cucirsi ancora una settima, un’ottava e una nona coda! I Am Memory ha infatti soddisfatto tutte le aspettative e in questo vecchio brontolone ha risvegliato ancora una volta la fede nella perfezione!

https://www.youtube.com/watch?v=ZTDNEyQ3S5E

Formazione

Melee – voce
Bekko – chitarra, voce d’accompagnamento
Manuel Hahn – basso, voci d’accompagnamento
David Halb – batteria, percussioni, voci d’accompagnamento

MUSICISTA OSPITE:
Scott McCloud – voce nel brano n. 5

Produzione

Plueg & Werefox

Tracklist

  1. The Redneck Genious Story
  2. A Shitload Of Love
  3. Doghouse
  4. Fun On The Moon
  5. The Boy in Me, The Girl In You (feat. Scott McCloud)
  6. Killer Lesson
  7. Give Me A Life
  8. March Of The Finest
  9. Beyond Mercy
  10. Did I Kill The Devil In You?
  11. Urgency
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