Vibrato

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Gilbert, Paul
Etichetta: Provogue Records
Uscita: 15.10.2012
Durata: 67:37
Voto: 4/5

Paul Gilbert non sarebbe Paul Gilbert se non sorprendesse. Genio fuori di testa, uno dei chitarristi più veloci e in assoluto più interessanti dell’era rock, uno che si porta dietro successi commerciali scintillanti con i Mr. Big e che non nasconde gli eccessi aggressivi quando entrano in scena i suoi Racer X, è anche uno che solo con i lavori solisti rivela la sua vera ampiezza musicale.

Il divertimento, o nel caso di Gilbert piuttosto la pura »cazzeggiata«, è sempre stato il primo comandamento di ogni lavoro di Paul Gilbert. Da questo punto di vista puoi ficcare Gilbert nello stesso cesto di Satriani e Vai. Ma solo da questo. Anche quando guardi Gilbert sul palco, è chiaro che suonare la chitarra per lui è prima di tutto puro divertimento. Se non ci trovi un senso, meglio non toccare lo strumento. Anzi, meglio non guardarlo nemmeno. Ma siccome da Paul Gilbert siamo abituati a una precisione estremamente veloce nel suonare la chitarra, che il tipo prima o poi consegna su ogni disco in studio, »Vibrato« è una sorpresa ancora più grossa: con il nuovo album Paul si è allontanato decisamente da quello che ci si sarebbe aspettati, anche dopo le ultime due uscite in studio, »Fuzz Universe« (2010) e »Silence Followed By A Deafening Roar« (2008) – con entrambi Paul è passato anche da Lubiana (in tutto due volte).

Su »Vibrato« Paul non si presenta come l’invincibile supereroe della chitarra e/o l’immancabile metallaro caciarone sotto il quale si spezzano i manici e che, quando incrocia lo sguardo di un amplificatore, punta tutto sul 10. Ha fatto dietrofront verso le radici. Verso la fusion jazz rock intrisa di blues e funk (title track)! Come scusa? Ma non è per niente di moda! Grazie al cielo. Non proprio il »terreno« di partenza del linguaggio musicale di Gilbert, soprattutto se ci aggiungi la netta dose di blues sull’album, eppure. Un maestro è un maestro. E un maestro così può mettersi alla prova in tutto. Può suonare qualsiasi cosa. Gilbert ha rimodellato tutti i pezzi del nuovo album in modo che si senta che a suonarli sono le sue dita uniche. Nessun altro. E da tutti questi tentativi di avvicinarsi alla vibrazione energetica dei bei vecchi tempi, quando sulla Terra scorrazzavano Frank Zappa (ricordano i trucchetti zappiani incrociati con la retorica melodica dei The Beatles già l’opener »Enemies In Jail« o le linee vocali della title track), Mahavishnu Orchestra, Return To Forever o persino Jeff Beck nella sua fase »Wired«, Gilbert, sempre convincente e acuto nelle idee, da arrangiatore navigato si è tirato fuori dal cilindro ancora una volta un poker d’assi vincente ed è uscito dalla storia di »Vibrato« da vincitore.

»Vibrato« è un disco tremendamente rilassato, divertente e un po’ birichino, in cui Gilbert si abbandona in primo piano alle sensazioni primordiali e alla creazione di stati d’animo »a pieno vibrato«. Tra le sfide del nuovo disco, »The Pronghorn« è il pezzo dallo spirito più avventurosamente aperto, con tanto di quel jazz da far svilupparsi il brano in modo del tutto imprevedibile e con un pizzico di spontaneità. Richiamate alla memoria le jam spontanee con Gilbert al concerto del 2010 a Lubiana e vi sarà chiaro a cosa mi riferisco. Già durante il tour di »Fuzz Universe« era evidente dove puntasse Gilbert con il lavoro successivo. In coda a »Vibrato« sono state aggiunte tre cover, per giunta in versione live. Tutte e tre erano nella scaletta del concerto di Paul Gilbert a Lubiana nel 2010. Le suonava quindi nell’ambito del tour di »Fuzz Universe«. »Roundabout« è una cover dell’originale degli Yes (l’intreccio di armonie vocali con l’aiuto di Tonny Spinner funziona alla grande), mentre nel nuovo pezzo di proprio pugno »Rain And Thunder And Lightning« si sentono addirittura gli influssi di chi si è dato ai classici degli Yes. Poi c’è la rielaborazione di »I Want To Be Loved« di Willie Dixon e, per chiudere, il classico degli AC/DC »Go Down«, che con l’uscita di »Vibrato« è diventata probabilmente la versione più precisa di questo pezzo mai suonata nella galassia solare.  

Il pezzo che accontenterà chi ama restare a bocca aperta davanti alla velocità di Paul, o anzi la va proprio cercando, è racchiuso in »Put It On the Char«. È anche quello con la maggiore varietà di tecniche chitarristiche, che deve far felici i più esigenti »professori della chitarra«.

»Blue Rondo A La Turk« spicca decisamente tra i pezzi del disco. Una dose piena di sfottò che rievoca con grande efficacia le folli gite sperimentali del catalogo discografico di Paul Gilbert, tipo »Aligator Farm«. Qui Gilbert si è concentrato sulla melodia popolare tradizionale, che dovrebbe suonare familiare alle orecchie degli abitanti di Azerbaigian e/o Georgia, e l’ha trasportata in una fusion estrema di commedia esplosiva della celebre bibbia del chitarrismo, che in tutti gli anni di attività ha ovviamente sviluppato completamente da solo. Si tratta di uno standard del pianista e compositore jazz americano Dave Brubeck, che però Gilbert ha rivoltato alla grande, adattandolo al proprio spirito di avventura chitarristica.

È un lavoro compatto, in cui Gilbert si presenta non solo come l’ultimo »tagliatore« di chitarra, ma anche come interprete vocale. »Vibrato« non conosce frammentarietà né gite sperimentali nel bizzarro delle sfere musicali. È un disco coi piedi per terra, dove Gilbert preferisce dosare con cautela e distribuire il numero di note sparate, invece di intimidire l’ascoltatore con quelle. Ed è un grande vantaggio, perché porta una straordinaria accessibilità e ascoltabilità, e nel contempo i motivi guida regalano ancora più divertimento e toccano l’ascoltatore ancora più a fondo. Se la carta d’identità del nuovo lavoro è la sua pittoresca vivacità fusion jazz-rock, dall’altra parte la tengono insieme in modo efficace le melodie delle linee vocali, che Gilbert stende con totale sicurezza e che mantengono il disco compatto. Non possiamo ignorare l’ottimo effetto, anzi la chimica quasi fatalmente magnetica, del sodalizio tra Paul Gilbert e la compagna di vita Emi Gilbert, che si occupa del magistrale lavoro alle tastiere. Le tastiere sono per esempio un pilastro importante di buona parte del calore energetico che porta con sé la vibrazione del pezzo blues erotico Bivalve Blues. Gilbert sa essere sensuale. Sa placare la rabbia dopo l’escalation di un mare di pentagrammi. Pur non raggiungendo la raffinatezza dei maestri del blues, Gilbert si muove con sicurezza anche in quel territorio. In »Atmosphere on the Moon« ha poi anche fregato, a quanto pare, qualche idea da vecchi lavori smooth jazz & blues del continente americano, girandola a modo suo.

Il sound di »Vibrato« è vivo, non levigato, volutamente sporco. A tratti quasi garage. E fa bene. Gilbert si è calato alla grande nei tempi pionieristici dei saggi musicali dell’universo e dal suo »bambino interiore« ha tirato fuori di nuovo il meglio che sa fare. »Vibrato« è un album inciso e servito alla grande, dall’espressione unica »alla Gilbert«. Un album inciso in sintonia con la celebre »gilbertiana«, adagiato in una storia divertente a ruota libera, fatta di dinamica vibrante e di alta fluidità energetica, che offre la libertà degli approcci fusion di rock, blues, funk e jazz! Perché un battito così dell’informazione dell’universo musicale lo sa sentire solo Paul Gilbert!

Formazione

Paul Gilbert – chitarra, voce
Emi Gilbert – tastiere, cori
Tony Spinner – chitarra, cori
Kelly Lemieux – basso
Craig Martini – basso, cori
Jeff Bowders – batteria
Thomas Lang – batteria

Produzione

Paul Gilbert

Tracklist

1. Enemies (In Jail)
2. Rain And Thunder And Lightning
3. Vibrato
4. Put It On The Char
5. Bivalve Blues
6. Blue Rondo A La Turk
7. Atmosphere On The Moon
8. The Pronghorn
9. Roundabout
10. I Want To Be Loved
11. Go Down

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