Across the Seventh Sea

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Maiden uniteD
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2012
Durata: 50:59
Voto: 4.5/5

I Maiden uniteD, una squadra di trasformisti arguti che si divertono a rimaneggiare vita e opere degli Iron Maiden e che hanno ricevuto benedizione e semaforo verde dal grande capo e bassista degli Iron Maiden, Steve Harris, dopo il primo album accolto alla grande, »Mind the Acousitc Pieces« (2010), cioè l’intero »Piece Of Mind« suonato in veste acustica e neoclassica, con il lato celtico-pastorale esaltato ma senza togliere nulla alla tragedia, al teatro drammatico e all’occasionale atmosfera »malvagia e occulta« che domina gran parte degli Iron Maiden, dopo il successo del tour europeo, durante il quale i Maiden uniteD sono saliti sul palco anche a Wacken Open Air e Download, si sono presi tutto il tempo necessario per dare al debutto il suo successore in studio.

Stavolta la band ha riflettuto di nuovo con saggezza su cosa, quando e come. Nell’autunno 2012 gli Iron Maiden erano in tour in Nord America con la celebre messa in scena dedicata a »Seventh Son Of A Seventh Son«, e i Maiden UniteD hanno intitolato il loro nuovo album, guarda caso, »Across the Seventh Sea«. Come apertura hanno piazzato Only the Good Die Young (con il canto iniziale »Seven Deadly Sins…«), in mezzo hanno infilato Infinite Dreams e verso la coda dell’album hanno messo The Evil That Man Do. Anche se i brani scelti per le cover arrivano mescolati da vari album degli Iron Maiden, stavolta il disco fa leva soprattutto sui pezzi di »Seventh Son Of A Seventh Son«. »Across the Seventh Sea« è uscito a fine settembre 2012, quando il nuovo tour dei Maiden era già in pieno svolgimento. Il vento era dunque favorevole, i fan degli Iron Maiden, emotivamente »surriscaldati«, erano in agguato più che mai ed era facile interessarli a tutto ciò che ruotava in un modo o nell’altro attorno agli Iron Maiden, nuovo album dei Maiden United compreso. Mossa davvero astuta, per quanto riguarda i tempi di uscita.

E »Across the Seventh Sea« è un disco migliore del predecessore »Mind the Acoustic Pieces«. Perché? Perché i Maiden uniteD si presentano come squadra ancora più rifinita, più sicura, ancora meglio affiatata. L’album suona quindi ancora più coerente. L’alchimia tra i membri è cresciuta di un altro gradino e si sente: il disco è suonato con ancora più sicurezza. Prima cosa, la produzione, molto più viva e dai contrasti più colorati. Seconda cosa, importantissima: i brani hanno assorbito ancora più emozioni autentiche, cioè rendono di più in passione e hanno un’impronta ancora più altera. In questo disco c’è ancora più concentrazione interpretativa, con la forza di volontà di »dare il meglio possibile«. A questo ha di sicuro contribuito il fatto che la scelta dei brani calza ancora meglio addosso ai musicisti, soprattutto al cantante Damian Wilson, che con la sua prova vocale è »sbocciato« in un risultato a pieno sangue. Un mese prima Damian aveva pubblicato con i colleghi dei Threshold il nuovo album in studio »March Of Progress« (2012). Lo studio, in quel periodo, era quindi la sua seconda casa e sulla sua forma vocale quotidiana non si può avere dubbi: il livello era altissimo. Tanta passione e tante emozioni, in una luce così convincente, Damian non le aveva date al predecessore, anche se pure lì aveva fatto un lavoro eccellente. Nelle nove canzoni dell’album ci sono molti più momenti che, dentro l’approccio generale dei Maiden UniteD al riarrangiamento (che non è cambiato di un millimetro rispetto al disco precedente), accendono ancora più convincentemente. Semplicemente, la scaletta è così azzeccata che questa qualità viene fuori ancora di più, col suo carattere.

Ti sei mai immaginato di ritrovarti una versione di nove minuti di 22 Accacia Avenue, con un vero finale ultra drammatico, e che questa nuova versione non ti annoi nemmeno per un attimo, anzi? Che ti diverta a pieno regime? E poi una rilettura quasi di cinque minuti, rigorosamente da ballad, di Children of  the Damned, dove Wilson è particolarmente straordinario. Dove i Maiden uniteD buttano benzina sul fuoco… Si fa fatica a decidere in quale brano del nuovo disco dei Maiden uniteD il pezzo diventi più sensuale e più ballad possibile, consapevoli che più suoni morbido, più la passione esplode, quando resti rigorosamente sull’acustico. Ma a patto che l’intonazione sia sempre »a puntino«. È difficile trovare dei favoriti. Dovrai sceglierteli da solo, perché questo è il tipo di album che ti entusiasma dall’inizio alla fine. Il bello è proprio questo: come sia possibile mostrare un volto così stravolto dell’originale che però funziona alla perfezione!

Già l’iniziale Only the Good Die Young presenta il cantante Damian Wilson come il padrone di una virtù rara! Quest’uomo possiede una raffinatezza eccezionale nella sensibilità, con cui si adatta in modo flessibile a versi che richiedono molteplici »accenti« per trasmettere il senso della poesia. E Wilson sente letteralmente fino in fondo cosa stanno facendo gli altri colleghi della formazione nell’arrangiamento scelto. Nei momenti di morbidezza e sottigliezza Wilson è così convincente e potente che una parte di questa dote la invidierebbe di sicuro anche Bruce Dickinson in persona.

I Maiden United hanno portato due elementi che nel disco precedente non c’erano. Il primo è l’integrazione del violoncello in Infinite Dreams e The Evil That Man Do, grazie all’ospite speciale Perttu Kivilaakso-a, membro degli Apocalyptica, il secondo sono le armonie vocali maschili a più voci, che si accendono in pieno nel fenomenale finale con Wasted Years.  Resta comunque vero che il brano lo riconosci prima di tutto dal testo, tanto astutamente i Maidne uniteD hanno stravolto gli originali negli arrangiamenti.

Stavolta la squadra si è sciolta del tutto. Ha portato più improvvisazione nelle parti strumentali, soprattutto con le tastiere, che nel disco precedente non avevano un simile spazio solistico. La prima vittoria dell’album va senza dubbio al passaggio strumentale nella coda di Infinite Dreams, dove l’integrazione del violoncello aggiunge una qualità particolarmente melodiosa allo sviluppo. Subito accanto c’è il finale strumentale drammatico di Wasted Years, e per le stesse caratteristiche spicca di sicuro la rilettura del classico di »Number of the Beast«, 22 Accacia Avenue. La sorpresa numero uno di questo disco, insaporita da un tocco avventizio e davvero inattesa, è senza dubbio l’inclusione della cover di Prowler, dal debutto in studio degli Iron Maiden, che a tratti risulta persino scherzosa nella grande inventiva delle soluzioni.

Si può dire che con »Across the Seventh Sea» i Maiden uniteD siano in qualche modo maturati. Hanno consegnato un robusto pacchetto di cover brillanti di alcuni degli originali più in vista e più riconoscibili degli Iron Maiden, e lo hanno fatto con ancora più sicurezza e un focus ancora più rigoroso. Soprattutto si sono dati una mossa e hanno condito i passaggi strumentali con più acrobazie sosoliste, mantenendo il neoclassicismo degli originali e tenendosi rigorosamente alla larga da casuali deviazioni jazz o altre »gite musicali fuori luogo«, per le quali in questo genere di arrangiamenti c’è sempre un sacco di spazio. L’elemento celtico-pastorale è fortemente sottolineato, e allo stesso tempo dagli originali è stata trasferita quella giusta atmosfera di drammaticità rovinosa con un pizzico di occulto, come la conosce la cultura musicale degli Iron Maiden. Una creazione affascinante, che ti divertirà e ti entusiasmerà ogni volta che metterai il disco nel lettore. Sarà interessante vedere cosa della roba degli Iron Maiden pescherà la band per il prossimo album, sempre che decida di farlo uscire. Sarebbe davvero più che auspicabile.

Un paragrafo finale non essenziale, ma tant’è. Nel prossimo lavoro, se mai ci sarà, possiamo aspettarci un arrangiamento ancora più variegato, grazie a più ospiti e all’inserimento di più strumenti diversi. C’è infatti il rischio che i Maiden uniteD cadano nella trappola della ripetizione dello stampo di arrangiamento. L’hanno usato finora due volte. Per il primo e per il secondo album.

Formazione

Damian Wilson (Threshold, Headspace) – voce
Ruud Jolie (Within Temptation) – chitarra
Joey Bruers (Up the Irons – tribute to Iron Maiden) – basso
Marco Kuypers (Cloudmachine) – pianoforte
Mike Coolen (Witihn Temptation) – batteria

MUSICISTA OSPITE:
Perttu Kivilaakso (Apocalyptica) – violoncello nei brani n. 06 e 08

Produzione

Maiden UniteD

Tracklist

01. Only The Good Die Young
02. 2 Minutes To Midnight
03. Prowler
04. Flash Of The Blade
05. Children Of The Damned
06. Infinite Dreams
07. 22 Acacia Avenue
08. The Evil That Men Do
09. Wasted Years

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