The Album

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Caravan
Etichetta: Kingdom Records
Uscita: 1980
Durata: 53:15
Voto: 2.5/5

I mitici buontemponi della scena di Canterbury, i Caravan, sono sopravvissuti senza problemi all’invasione del punk e sono arrivati agli anni Ottanta senza drastici cambi di stile, il che di per sé è un traguardo raro per i membri dei pionieri del progressive rock, che per lo più verso la fine dei Settanta si sono sciolti o hanno subito una trasformazione sonora radicale (di solito ‘mutando’ in pop rock o AOR). Be’, senza cambiamenti totali non è andata neanche per i campioni della scena di Canterbury, visto che già il precedente album »Better By Far« (1977) aveva segnato un approccio molto più semplice e commerciale rispetto a un passato parecchio complesso, imprevedibile e sperimentale. A dirla tutta, in quel periodo i musicisti volevano in qualche modo accontentare due basi di (potenziali) fan completamente diverse, vecchi e nuovi, e ne sono usciti risultati molto altalenanti, se non vere e proprie delusioni compositive.

»The Album«, il cui titolo smaccatamente privo di ispirazione fa capire bene che ai membri della band stava lentamente venendo meno la voglia vera di imprese compositive innovative, almeno vicine al vecchio livello qualitativo, conteneva arrangiamenti dei singoli brani ancora più semplici rispetto al già citato predecessore. I Caravan qui hanno fatto ancora più compromessi sonori, che non andavano a genio alla maggior parte dei fan rimasti, mentre per gli amanti della new wave e del pop rock erano ormai dei ‘dinosauri di un passato remoto’: più sfortunati di così non potevano proprio essere. D’altra parte, in loro covava un gran desiderio di ‘restare a galla’ a ogni costo e di sopravvivere in qualche modo a un’era piuttosto ostile al progressive rock dal punto di vista commerciale (non ci sono riusciti, ma hanno tenuto duro fino al 1982).

I brani migliori di »The Album« sono, come prevedibile, quelli che portano il marchio vocale e compositivo del cantante e chitarrista fondatore Pye Hastings, perché sono quelli che ricordano di più i ‘bei vecchi tempi’ e salvano almeno un po’ questo risultato, mediocre per gli standard dei Caravan. Una menzione d’onore va anche allo storico violista/flautista/chitarrista Geoffrey Richardson, qui solo ospite, che con i suoi arrangiamenti pastorali, in coppia con Pye, ha evocato almeno un po’ della tipica atmosfera Caravan.

La chitarra di Pye in »The Album« è stata spinta in produzione un po’ più avanti del solito, mentre la viola di Richardson, che un tempo aveva un ruolo solistico importante, è finita sullo sfondo: un altro colpo al classico suono sinfonico dei Caravan. La sezione ritmica è diventata molto più passiva rispetto al passato, anche se Richard Coughlan ogni tanto sfodera ancora i suoi tipici passaggi sui piatti. La buona notizia, invece, è che su questo album è tornato (per poco) un membro fondatore, il maestro delle tastiere David Sinclair (ex-Matching Mole, Robert Wyatt, Camel), che ha sostituito Jan Schelhaas, suo vecchio conoscente dal breve periodo in cui erano stati contemporaneamente membri dei Camel.

Un po’ del loro umorismo da marchio di fabbrica, fattore piuttosto importante nei classici passati dei Caravan, si è conservato anche in »The Album«, e così erano comunque dei veri intellettuali rispetto alla maggior parte dei coetanei prog rock, che in quegli anni vivevano la ‘frammentazione delle cellule cerebrali’. Be’, questa sensazione non te la darà quasi di sicuro l’opener »Heartbreaker«, un pezzo estremamente minimalista e compatto per gli standard dei Caravan, in cui non mancano un ritornello melodico e il tipico contributo vocale di Pye. I Caravan sono ancora riconoscibili, ma questo brano è la prova evidente che la maggior parte dei pezzi di »The Album« è spogliata degli arrangiamenti sinfonici e delle improvvisazioni complesse che in passato avevano fatto dei Caravan tra i protagonisti più emozionanti della scena di Canterbury.

Nel smaccatamente commerciale »Corner Of Me Eye« si sentono perfino lievi influssi disco, soprattutto per le sfumature ritmiche e le armonie vocali di accompagnamento nel ritornello, mentre il bassista Derek Messecar qui alleggerisce Pye nel ruolo di cantante principale. Tutti i fan di lunga data dei Caravan saranno sicuramente rimasti sconvolti da tutta questa ‘santa semplicità’, anche se non tutto sull’album è poi così male. Ma qui si parla di un gruppo leggendario che un tempo aveva standard compositivi altissimi. »Watcha Gonna Tell Me« è una delle poche composizioni di »The Album« che, grazie al flauto e all’approccio vocale tipico di Pye, ricorda almeno in parte i Caravan classici, ovvero uno dei rari momenti dell’album in cui si può parlare di progressive rock nel vero senso del termine, visto che anche Dave Sinclair sorprende con un’improvvisazione divertentissima al piano elettrico.

Dave si mette in luce anche nella ballata eterea »Piano Player«, dove, come dice già il titolo, in primo piano c’è il pianoforte classico. Gli arrangiamenti sinfonici sono in bella sintonia con il ‘cinguettio’ vocale di Pye, che vola alto, quindi è un altro brano di »The Album« che non finirà tanto facilmente nel dimenticatoio. »Make Yourself At Home« contiene un po’ di quel particolare umorismo Caravan con cui in passato facevano impazzire i fan, mentre l’arrangiamento portante, allegrotto, ricorda anch’esso certi standard di un tempo. A parte il ritornello accattivante e una manciata di improvvisazioni frizzanti, però, qui purtroppo manca quel dramma tragicomico che nel passato dei Caravan separava i classici dai pezzi nella media.

La disperata »Golden Mile« è senza problemi una delle cose peggiori nella storia dei Caravan, quasi non degna di menzione: ritmi funky ripetitivi e un ritornello anonimo che per giunta suona del tutto privo di energia. Nella solida »Bright Shiny Day«, uno dei pochi momenti luminosi di questo album, Pye nella parte iniziale sceglie un approccio bluesy e fa piagnucolare le frasi di chitarra. La sua voce eterea nella sezione più pacata riporta in vita un po’ della magia ambient di un tempo, e lo stesso vale per le variazioni pastorali al flauto, ma la mancanza di una maggiore varietà ritmica significa che è un altro pezzo che non riesce fino in fondo a sfruttare tutto il suo potenziale. La sfortunata trovata commerciale »Clear Blue Sky«, con le sue sfumature ritmiche ska/reggae, suona come una brutta imitazione di The Police, il che dice chiaramente che si tratta di un brano di serie B in cui dei Caravan classici non è rimasto praticamente nulla. Per fortuna almeno »Keepin’ Up the Fences« chiude l’album in modo onesto e, con le sue variazioni giocose e il canto di Pye in splendida forma, piacerà ancora oggi ai fan fedeli, essendo uno dei pochi pezzi che ridà un frammento della magia ambient di un tempo, anche se pure qui non si può parlare di un possibile classico.

»The Album« offriva il quadro sonoro di leggende della scena di Canterbury ormai creativamente piuttosto spompate, che cercavano di sopravvivere a ogni costo in un periodo in cui il loro approccio stilistico era decisamente impopolare e perdevano fan ogni giorno che passava. Resta da chiedersi quanti membri dell’attuale versione della band ascoltino ancora questo risultato (per i loro standard abituali) estremamente mediocre. Hanno cercato di invertire a forza la tendenza negativa rimettendo in piedi la formazione originale/classica dei Caravan, ma il sistema, come ha dimostrato anche il loro ultimo album prima dello scioglimento (temporaneo), »Back to Front« (1982), semplicemente non funzionava più. Per fortuna però nemmeno dopo si sono arresi, e a metà degli anni Novanta sono tornati sulla scena quando nessuno se lo aspettava.

Formazione

Pye Hastings – voce, chitarra
Geoff Richardson – chitarra, viola, flauto, voce
Dave Sinclair – organo, pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore
Dek Messecar – basso, voce
Richard Coughlan – batteria

Produzione

Caravan

Tracklist

1. Heartbreaker (3:06)
2. Corner of Me Eye (3:37)
3. Watcha Gonna Tell Me (4:48)
4. Piano Player (5:24)
5. Make Yourself at Home (3:26)
6. Golden Mile (3:12)
7. Bright Shiny Day (6:17)
8. Clear Blue Sky (6:25)
9. Keepin’ Up the Fences (5:17)

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