More Than Meets The Eye
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jadis
Etichetta: Giant Electric Pea
Uscita: year
Durata: 46:53
Voto: 4/5
Gli inglesi Jadis sono stati tra i rappresentanti di punta della corrente melodica della seconda ondata del progressive rock britannico. La band, che ha preso il nome dalla perfida strega di ghiaccio dei racconti di Narnia dello scrittore britannico C.S. Lewis, nasce nel 1982, il che significa che si sono lasciati scappare il primo treno del neo-prog, quello su cui viaggiavano gruppi oggi più noti come Marillion, IQ, Pendragon, Pallas e Twelfth Night. Nel 1990 hanno registrato l’LP »Jadis«, che in realtà era soltanto una raccolta di demo e oggi è una grande rarità. Della produzione si è occupato il chitarrista dei Marillion Steve Rothery, tra l’altro amico dei membri della band.
Quel lavoro oscuro ma interessante, che a oggi non è ancora uscito su CD, è stato in sostanza la preparazione al loro “vero” album di debutto in studio, intitolato »More Than Meets The Eye«. Quest’ultimo è uscito nel 1992, quando nella band c’era già il tastierista degli IQ Martin Orford, che nel “tempo libero” li aiutava con le sue magie alle tastiere. Il bassista ospite John Jowitt, poi diventato membro fisso della band, era, come Orford, contemporaneamente negli IQ, ma ha trovato comunque il tempo di dare una mano ai suoi colleghi neo-prog. Con un forte accento sugli arrangiamenti melodici, i Jadis hanno sempre coltivato un approccio al prog rock incentrato sulla chitarra, mentre le texture di sintetizzatore sullo sfondo servivano soprattutto ad approfondire l’atmosfera.
Rispetto ad alcune band neo-prog decisamente più complesse, i Jadis a tratti erano quasi dei rocker melodici con un gusto sofisticato per la costruzione di arrangiamenti di tastiera ipnotici: i loro pezzi si possono ascoltare tranquillamente in macchina o nelle occasioni più disparate, senza rischiare che metà degli invitati scappi via o che il partner sul sedile del passeggero ti pianti in asso in mezzo alla strada. Gary Chandler, chitarrista, cantante e capo informale della band, ha sempre coltivato un approccio melodico al canto, che praticamente non aveva niente a che fare con gli altri cantanti neo-prog (nessuna influenza vocale di Peter Gabriel, Phil Collins o Peter Hammill), cosa che per i Jadis è stata un bene, perché anche da questo punto di vista si distinguevano in modo importante dai loro colleghi. È interessante anche notare che, tra tutte le leggendarie band prog rock, i Jadis dopo i Genesis ricordano soprattutto i Camel, effetto dello stile chitarristico di Chandler, che a tratti rimanda sia a Steve Hackett sia ad Andy Latimer.
Nonostante tutta questa “santa semplicità”, in cui lunghe sezioni strumentali e improvvisazioni complesse erano una vera rarità, i Jadis sapevano tirare fuori parecchie sorprese interessanti negli arrangiamenti e nella composizione, come dimostrava già »More Than Meets The Eye«, ancora oggi uno dei loro album più stimati. »Jadis/Sleepwalk«, diciamo una suite in due parti, è un’apertura ultramelodica con strati di sintetizzatore sofisticati, mentre Chandler mostra subito le sue variazioni chitarristiche ricche e sempre melodiche. La produzione di qualità giova in particolare alla sua voce, garante importante dell’equilibrio malinconico e ambientale. Le sue acrobazie chitarristiche sono sempre in “primo piano” nel mix, mentre Orford, che con gli IQ era un vero maestro di varietà e improvvisazione, si occupa soprattutto di tenere vivi con dinamismo i sottili drappeggi di sintetizzatore.
»Hiding in The Corner« è una prelibatezza neo-prog con un invidiabile livello di sensibilità melodica, dove l’intreccio tra i passaggi chitarristici di Chandler e le texture di sintetizzatore di Orford regala armonie davvero belle. Chandler dimostra ancora una volta di essere stato già allora tra i migliori cantanti del neo-prog, con il valido supporto dei cori di Orford. L’unico vero difetto di questi brillanti arrangiatori e virtuosi, dotati di un orecchio eccezionale per la melodia, è che i pezzi di »More Than Meets The Eye« si somigliano parecchio per atmosfera e pulsazione ritmica: tutti offrono una valanga di piaceri d’ascolto, ma nessuno spicca davvero sugli altri.
»G. 13« contiene fantastiche armonie di chitarra che ricordano parecchio la prassi consolidata di alcuni dei modelli chitarristici di Chandler, in particolare i signori Hackett e Latimer. Sullo sfondo, grazie agli ornamenti sinfonici e a una linea ritmica dinamica, succedono i giusti cambi di tempo perché questo pezzo atmosferico, subito contagioso e dal motivo portante epico, non finisca per caso in una cornice da rock melodico troppo formalista e sentimentale. I fluttuanti drappeggi di sintetizzatore di Orford segnano anche la splendida »Wonderful World«, dove i Jadis costruiscono, in modo apparentemente leggero come una piuma, un’atmosfera davvero maestosa. Chandler qui mostra una lodevole varietà vocale e chitarristica, mentre il batterista Stephen Christey regala qualche passaggio esplosivo.
La title track si apre con gli arrangiamenti pastorali di flauto di Orford, che ricordano un po’ i primi Camel e i Genesis dell’era Gabriel, mentre la band costruisce piano piano un’atmosfera positiva e carica di slancio. Chandler dimostra ancora una volta che il suo approccio vocale, così come il timbro stesso, andava bene sia per il prog rock sia per l’AOR/rock melodico. Orford dimostra che anche il suo talento al flauto non era da buttare, mentre le armonie vocali ipnotiche, sostenute dai drappeggi fluttuanti di sintetizzatore, approfondiscono ancora di più l’atmosfera eterea generale. »The Beginning And The End« si apre con un arrangiamento “luminoso”, decisamente ottimista, poi Chandler sviluppa un assolo di chitarra emotivo con cui, sostenuto dai sottili drappeggi di sintetizzatore, costruisce fin da subito un’atmosfera epica. L’ottimo chitarrista e cantante brilla anche con un’interpretazione vocale commovente, mentre Orford alla fine sviluppa un’improvvisazione di sintetizzatore drammatica, al livello di alcune delle migliori imprese degli IQ.
L’album si chiude con la prelibatezza strumentale ed epica »Holding Your Breath«, dove le armonie di chitarra e sintetizzatore si intrecciano in modo splendido. Chandler, con passaggi chitarristici affilati ma decisamente melodici, sostenuto da un sofisticato sfondo sinfonico, crea ancora una volta il clima drammatico che domina tutto il pezzo. Il brano più complesso dell’album si regge su numerose sezioni strumentali dall’atmosfera profonda, in mezzo alle quali succedono parecchi cambi di tempo interessanti e brevi inserti improvvisati. Per il gran finale, con un assolo “piangente” di slide guitar, Chandler “per sicurezza” conferma ancora una volta di essere stato già allora uno dei più grandi maestri neo-prog del suo strumento.
Per i collezionisti è sicuramente interessante la speciale ristampa di »More Than Meets The Eye« del 2005, che oltre ai brani rifatti contiene un disco extra pieno di bonus. Lì dentro ci sono i brani rifatti del già citato LP »Jadis« e qualche altra rarità nata originariamente negli anni Ottanta. Un vero fan e collezionista dei Jadis ha ovviamente in collezione entrambe le versioni di »More Than Meets The Eye«.
L’ambizione di Gary Chandler e dei suoi compagni di Jadis, tecnicamente e negli arrangiamenti preparatissimi, non ha mai conosciuto confini, fin dagli esordi. »More Than Meets The Eye« è stato uno dei migliori risultati nella storia di questa band. Allo stesso tempo è stato uno dei migliori esordi nella storia del neo-prog rock, a cui si può rimproverare soltanto che tutti i pezzi dell’album sono in una “chiave” atmosferica simile, positiva. Si potrebbe dire che i Jadis, con il loro approccio più leggero nella costruzione delle sfumature atmosferiche, rappresentavano una specie di cauto equilibrio tra la corrente neo-prog drammatica (i Marillion dell’era Fish), allegra (i Pendragon classici) e cupa (gli IQ).
Formazione
Gary Chandler – chitarra, voce
Martin Orford – tastiere, cori, flauto
Stephen Christey – batteria
OSPITE:
John Jowitt – basso
Produzione
Martin Orford e Rob Aubrey
Tracklist
1. Sleepwalk (7:45)
2. Hiding in the Corner (4:18)
3. G.13 (5:43)
4. Wonderful World (8:19)
5. More Than Meets the Eye (4:52)
6. The Beginning and the End (6:12)
7. Holding Your Breath (9:44)