Wounded Land
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Threshold
Etichetta: Giant Electric Pea
Uscita: 1993
Durata: 57:30
Voto: 4.5/5
I Threshold, nobiltà del metal progressivo britannico, hanno cominciato il loro cammino nel 1988, quando il chitarrista principale e corista Karl Groom ha unito le forze con il cantante Jon Jeary, il bassista Ian Bennett, il chitarrista ritmico Nick Midson e il batterista Tony Grinham. Da una band modesta che suonava cover di gruppi metal più noti, hanno poco alla volta iniziato a scrivere materiale proprio. Il salto definitivo tra i professionisti è arrivato nel 1992, quando a Groom, Midson, Grinham e Jeary – che da quel momento in poi era soltanto bassista e corista – si è aggiunto il cantante Damian Wilson, che allo stesso tempo faceva parte della band neo-prog rock Landmarq. Con questa formazione hanno registrato il loro primo brano, »Intervention«, finito su una compilation di progressive rock olandese. Poco dopo si è unito a loro anche il tastierista Richard West. Quest’ultimo, insieme a Groom e al più volte rientrato Wilson, è ancora oggi un loro membro.
Il grande salto sulla scena prog metal mondiale è arrivato nel 1993, con l’uscita del loro album di debutto »Wounded Land«, un ambizioso concept album ispirato all’omonimo romanzo di Stephen R. Donaldson. La maggior parte dei brani di »Wounded Land« si confronta con temi di critica sociale come la distruzione dell’ambiente e il consumismo insaziabile nell’epoca del capitalismo vampiresco (»Consume To Live«, »Days Of Dearth«), la prima guerra del Golfo in Iraq (»Siege of Baghdad), l’abuso di droghe (»Sanity’s End«), mentre nella bonus track »Intervention« toccano gli orrori della guerra in Bosnia. I testi socialmente consapevoli, negli anni, sono entrati nel ‘sangue’ dei Threshold, tanto che anche sotto questo aspetto fanno parte dell’élite del prog metal.
Già con »Wounded Land« la band dimostrava di essere composta da musicisti e compositori eccezionali, impossibili da paragonare ad altre prog metal band, perché avevano un approccio del tutto particolare (britannico) agli arrangiamenti e alla costruzione delle sfumature ambient. Pur essendo maestri dei passaggi prog metal serrati, con cui in vari momenti creavano un’atmosfera possente, non si sono tirati indietro, soprattutto grazie al tastierista West, nemmeno davanti a qualche momento di prog rock sinfonico, dove le trame dei sintetizzatori innestavano negli arrangiamenti un bel gallone colmo di epicità. In Wilson avevano uno dei migliori cantanti inglesi della scena prog rock e prog metal moderna, cosa che ha contribuito enormemente a far prendere vita ai singoli brani di »Wounded Land« in modo emotivamente sconvolgente e allo stesso tempo capace di svegliare le coscienze, il che significa che offrono un’abbondanza di ‘cibo per la mente’.
L’apertura, un fragoroso richiamo alla coscienza dell’umanità, »Consume To Live«, è un brano dal marcato battito ambient cupo, a base di frasi di chitarra brucianti e variazioni di tastiera nervose. La possente voce di Wilson trasmette una combinazione intensissima di melodrammaticità, sarcasmo e preoccupazione per l’inarrestabile distruzione della foresta amazzonica, polmone dell’umanità, che in questo modo si scava una tomba prematura. I vari arrangiamenti sinfonici sono distribuiti benissimo sullo sfondo, mentre i passaggi di chitarra variabili di Groom sono anche un pilastro importante della struttura melodica di questa composizione complessa. L’atmosfera intensa e i messaggi di sensibilità sociale scuotono così l’ascoltatore già all’inizio dell’album.
»Days Of Dearth«, dove nel testo i Threshold se la prendono con lo sfruttamento e il consumismo sfrenati di questo pianeta che un tempo era blu, si apre con inquietanti tappeti ambient. All’improvviso li taglia una sinistra frase di chitarra che, insieme alle massicce trame di sintetizzatore, fa salire l’atmosfera cupa. Damien si trova di nuovo perfettamente a suo agio nel ruolo di cantore cronista degli ‘ultimi giorni della civiltà umana’, sostenuto da passaggi di chitarra senza compromessi. Questi ultimi sono in un rapporto ideale con le tastiere e regalano parecchie armonie epiche. L’epopea di oltre 10 minuti »Sanity’s End« si apre con variazioni di tastiera pompose e passaggi di batteria infuocati, mentre Wilson è perfetto quando, cantando in modo teatrale, si cala nel ruolo di un tossicodipendente paranoico che, con l’aiuto delle droghe, vive in un suo ‘mondo parallelo’. Qui i Threshold, per la prima volta nell’album, mostrano a piene mani il loro straordinario senso della sottigliezza ambient, e succede nella sezione centrale, dove dominano magnifiche armonie di chitarra e tastiera, mentre Wilson affascina ancora una volta con la sua estensione vocale ed emotiva.
»Paradox« è uno dei momenti migliori dell’album, in cui i Threshold in certi punti costruiscono ponti convincenti tra prog metal e (neo) prog rock, quindi non sorprende che ancora oggi godano di grande rispetto da parte degli appassionati di entrambi i generi. Stavolta si tratta di una creazione epica a tempo sostenuto, con un possente arrangiamento di tastiere e un ritornello spiccatamente melodico, di cui non si vergognerebbe la maggior parte delle neo-prog band. Lo stesso vale per le variazioni di sintetizzatore sofisticate e al contempo pompose di West, che sostengono in modo eccellente un’altra grande prova vocale di Wilson. »Paradox«, dove nel testo compare l’eterna domanda (non solo filosofica) su quanto durerà l’homo sapiens come specie dominante sulla Terra, è tra l’altro una delle opere più vecchie nella storia dei Threshold, visto che in una ‘versione primitiva’ era stata scritta già nel 1988, quando nella band non c’era ancora un tastierista.
»Surface To Air« è un altro brano epico di oltre 10 minuti in cui nel mezzo succedono parecchie cose interessanti. Stavolta il testo arriva quasi in territorio religioso, perché riguarda la possibilità della redenzione umana e l’eterno conflitto (zoroastriano e cristiano) tra bene e male, mentre l’umanità resta intrappolata nella zona grigia di questo scontro in bianco e nero. Un’introduzione da ballad, dove Wilson, che ancora una volta si dimostra maestro delle sfumature emotive eclettiche, è accompagnato da lussuosi arrangiamenti sinfonici. Il signor Groom si fa onore con una frase di chitarra intelligente e fantasiosa, che porta la composizione in una sezione complessa dall’ambient cupo ed enigmatico e con numerose variazioni di chitarra d’impatto. È interessante che nella seconda parte arrivi un passaggio a una sezione melodica dall’atmosfera più positiva, dove regnano lussuosi tappeti di sintetizzatore e la voce di Wilson raggiunge un’intensità quasi eterea.
La tagliente »Mother Earth«, un preoccupato appello lirico alla ‘madre’ Terra con numerosi motivi allegorici, è intessuta di passaggi di chitarra brucianti e stacchi di batteria senza compromessi. Massicci strati di organo Hammond sostengono efficacemente le acrobazie vocali di Wilson e fanno la parte del leone nel tessere un’atmosfera estremamente drammatica. Pare che »Mother Earth« sia anch’essa tra le cose più vecchie dei Threshold e che in origine avesse addirittura radici acustiche. Per uno dei brani più duri di »Wounded Land« è un’informazione piuttosto insolita.
»Siege Of Baghdad«, dove la band è di nuovo un po’ più marcatamente metal, è un brano pacifista dalle numerose dimensioni epiche. Il suo motivo orientale si incastra alla perfezione nel testo sulla prima grande guerra di una serie di conflitti imperialisti moderni per il controllo delle riserve petrolifere mondiali, e contiene anche un parallelo tra le crociate medievali e quelle moderne. Passaggi di chitarra senza compromessi, quasi brutali, sono sostenuti da stacchi di batteria distruttivi e linee di basso ringhianti, mentre le dinamiche parti di tastiera ristabiliscono ancora una volta tappeti ambient epici. Damien è di nuovo fenomenale nel raccontare con la voce gli orrori e l’insensatezza della guerra. Nella parte centrale Karl si concede per un attimo anche una chitarra flamenco, prima che il brano torni al dominio di sfumature ritmiche d’impatto e pompose. »Keep It With Mine« chiude la parte regolare dell’album in modo ottimista. Questa bellissima ballad a impronta acustica porta un raro raggio di speranza nel carattere generalmente cupo di »Wounded Land«, mentre Damien, tra solenni arrangiamenti pastorali e orchestrali, si mostra nella sua veste vocale più toccante ed emozionale.
L’ottima bonus track »Intervention«, creata nel 1992 e comparsa in origine nella versione giapponese di »Wounded Land«, mentre nel 2001 è finita nella ristampa dell’album per Inside Out, si apre con una lunga introduzione strumentale. Segue una vera e propria esplosione ambient con passaggio a una sezione d’impatto, dove passaggi di chitarra serrati, con alle spalle uno sfondo di sintetizzatori armonizzati in modo magistrale, creano un’atmosfera melodrammatica di altissimo livello. L’unico difetto di questo ottimo brano è la sua uscita improvvisa e prematura, che suona come se ai membri della band fossero di colpo finite le idee su come portare la composizione a una conclusione sensata. Il testo è uno dei più profondi nella storia dei Threshold e contiene una critica feroce del massacro balcanico, non così lontano nel tempo, dove nel testo si citano, tra le altre cose, Tito, la disgregazione dell’ex stato comune, Sarajevo assediata, l’ipocrisia occidentale e il folle massacro con la pulizia etnica che ne seguì.
Il manifesto concettuale »Wounded Land« non è stato soltanto uno dei migliori esordi di qualsiasi prog metal band, ma è giustamente considerato un classico del genere, che ha lanciato i Threshold tra i nomi più eccitanti della scena prog moderna. Purtroppo, prima dell’inizio del tour a supporto di »Wounded Land«, Wilson si è ritrovato troppo preso da altri impegni, soprattutto verso la sua allora band ‘madre’ Landmarq, e quindi ha dovuto lasciarli (per un po’). Al suo posto è arrivato Glynn Morgan, che però è rimasto soltanto per l’album »Psychedelicatessen« (1994) e un tour, dopodiché Wilson, tra la sorpresa generale e l’entusiasmo dei fan, nel 1997 è tornato (per breve tempo) dai suoi vecchi compagni. »Wounded Land« resta inoltre l’unico album dei Threshold con il batterista originale Tony Grinham.
Formazione
Damian Wilson – voce
Karl Groom – chitarra, bass pedal, cori
Richard West – tastiere, orchestrazione
Jon Jeary – basso, chitarra acustica, cori
Nick Midson – chitarra
Tony Grinham – batteria
Produzione
Karl Groom
Tracklist
1. Consume To Live (8:11)
2. Days Of Dearth (5:26)
3. Sanity’s End (10:21)
4. Paradox (7:15)
5. Surface To Air (10:14)
6. Mother Earth (5:52)
7. Siege Of Baghdad (7:44)
8. Keep It With Mine (2:27)