Men Who Climb Mountains

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Pendragon
Etichetta: Madfish
Uscita: 2014
Durata: 63:45
Voto: 3/5

»Men Who Climb Mountains« è il decimo album in studio dell’istituzione neoprog britannica Pendragon e il successore di »Passion«, uscito nel 2011. In questo lasso di tempo i Pendragon hanno vissuto un solo cambio di formazione: lo storico batterista Scott Higham (ufficialmente per motivi personali) è stato sostituito da Craig Blundell, il che, come da copione, non ha stravolto né il loro suono né il loro approccio stilistico, visto che il compositore principale resta il chitarrista/cantante e capobanda Nick Barrett. Tra gli appassionati di neoprog Barrett è apprezzato soprattutto per le sue straordinarie doti chitarristiche e meno per quelle vocali, e al giorno d’oggi i Pendragon non sarebbero neanche lontanamente così stimati se Barrett non collaborasse con successo, dalla metà degli anni Ottanta, con il maestro delle tastiere Clive Nolan (Arena, Shadowland) e con il navigato bassista Peter Gee, con cui forma il nucleo di questa band di culto. 

Dall’album »Pure« (2008) in poi, i Pendragon coltivano comunque uno stile molto più cupo e senza compromessi rispetto ai due decenni precedenti, quando, per il carattere positivo di certi arrangiamenti e testi del passato, nel giro neoprog passavano per i ‘bontemponi’ del genere. »Men Who Climb Mountains« è un disco chiaramente diverso dal suo predecessore, anche se i soliti ‘trucchi’ di riconoscimento restano gli stessi: gli assoli di chitarra malinconici di Barrett, gli arrangiamenti sinfonici e drammatici di Nolan e le linee di basso melodiche di Gee creano, da un brano all’altro, un’atmosfera complessa e tesa, dentro cui Nick distilla i suoi testi dai mille temi.

Stavolta Nolan si è concesso molti più arrangiamenti classicheggianti e tradizionalisti e, su spinta compositiva e di arrangiamento di Barrett, ha rinunciato alle texture elettroniche che su »Passion« erano piuttosto frequenti. Il che significa che la band non cerca più di suonare ‘moderna’, dopo che in passato qualcuno l’aveva criticata per appoggiarsi troppo alle idee e ai motivi dei classici prog degli anni Settanta. I due problemi principali di questo lavoro, per il resto di qualità, sono un’assenza eccessiva di melodia e la mancanza di momenti memorabili, il che per Nick Barrett, in passato maestro nello scrivere arrangiamenti melodici, è piuttosto insolito.

»Men Who Climb Mountains« si apre con un avvio piuttosto scoraggiante, lento e quasi depresso con »Belle Ame«, piena dei ‘lamenti’ sentimentali di Nick e di accordi basilari e monotoni strascicati all’infinito, che non vanno da nessuna parte. L’atmosfera migliora un po’ più avanti grazie ai tappeti orchestrali di Nolan. Un inizio d’album così poco riuscito ai Pendragon non capitava certo per la prima volta in carriera. Sul solido ma un po’ tirato per le lunghe »Beautiful Soul«, dove in primo piano c’è un ritornello melodico e liberatorio, ai Pendragon all’improvviso ‘spuntano le corna’: ce lo dicono il cantato più aggressivo di Barrett e i riff duri e spezzati, che danno all’album un leggero slancio. »Come Home Jack«, che si apre con un’improvvisazione chitarristica malinconica (e qui a Barrett va riconosciuto ancora una volta che resta uno dei migliori chitarristi neoprog in circolazione), ha un’introduzione parecchio lunga prima che questo brano ‘in lutto’ diventi anche solo vagamente interessante.

»In Bardo«, con le sue armonie raffinate in cui si intrecciano con grande sensibilità passaggi di chitarra malinconici e texture di sintetizzatore incisive, è uno dei momenti migliori del disco e l’annuncio di un seguito un po’ più interessante. »Faces of Light« è una ballata solida e luminosa, in cui conquistano soprattutto le armonie vocali di accompagnamento nel ritornello, che scorrono lungo tutto l’arrangiamento: un vecchio trucco collaudato, nel caso dei Pendragon, che sul piano atmosferico continua ad accendere la miccia. »Faces Of Darkness« contiene qualche inserto teatrale davvero intrigante, soprattutto negli arrangiamenti neovittoriani di Nolan alle tastiere, mentre le sfumature luminose e quelle cupe si alternano di continuo. L’unica cosa che la maggior parte degli ascoltatori si porterà a casa da »For When The Zombies Come«, per il resto un pezzo del tutto nella media, sono le splendide improvvisazioni chitarristiche di Barrett, con cui il tipo non delude mai.

Molto più interessante risulta l’epica »Explorers of the Infinite«, forse addirittura il culmine dell’intero album, con un arrangiamento dai colori celtici e un’atmosfera mistica, sostenuta da linee di basso melodiche e variazioni chitarristiche sensibili, mentre sullo sfondo scorrono imponenti tappeti sinfonici. Nolan completa alla grande Barrett anche nelle armonie vocali, e lo si sente soprattutto nel brano conclusivo »Netherworld«, che per approccio è ancora il più vicino ad alcune composizioni del passato dei Pendragon, in particolare a quelle dell’album »Not Of This World« (2001): piacerà un sacco ai fan di lunga data, quelli che giuravano sull’era della band in cui Nick era ossessionato dall’idea di ricreare in epoca moderna il suono dei Pink Floyd classici.

»Men Who Climb Mountains« è un bel disco, ma niente di più. Per una band con una reputazione e una carriera così è un filo sotto le aspettative, però a quanto pare i Pendragon si sono lasciati alle spalle anche i loro momenti artisticamente più incisivi, quindi in futuro ci saranno sempre meno chance di sorprese speciali, soprattutto nel senso di un’evoluzione sonora positiva. La seconda metà dell’album, in particolare con i brani »In Bardo, »Explorers of the Infinite« e »Netherworld«, porta comunque qualche idea compositiva interessante, qualche miglioria atmosferica e meno ‘lamenti’ sentimentali su uno sfondo pastorale con cui stavolta il signor Barrett a tratti esagera, ma tutto questo è ancora troppo poco perché il disco riesca a ficcarsi nel pantheon del neoprog, come invece è riuscito ad alcuni dei loro lavori passati.

Formazione

Nick Barrett – voce, chitarra
Clive Nolan – tastiere, cori
Peter Gee – basso
Craig Blundell – batteria

Produzione

Nick Barrett e Karl Groom

Tracklist

1. Belle Ame (3:15)
2. Beautiful Soul (8:03)
3. Come Home Jack (10:51)
4. In Bardo (4:52)
5. Faces of Light (5:50)
6. Faces of Darkness (6:25)
7. For When the Zombies Come (7:33)
8. Explorers of the Infinite (11:09)
9. Netherworld (5:47)

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