Beyond The Red Mirror

0 9

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Blind Guardian
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2015
Durata: 65:03
Voto: 4.5/5

I campioni tedeschi del prog/power metal sinfonico Blind Guardian sono tornati con un nuovo album, »Beyond The Red Mirror«, che non è altro che il seguito del loro amatissimo capolavoro »Imaginations From The Other Side« (1995): in pratica, un progetto in studio dalle ambizioni enormi. Chi conosce la natura artistica del collettivo Blind Guardian non resterà certo a bocca aperta, ma non è mica facile sfornare un altro disco che sia almeno all’altezza del predecessore, se non addirittura migliore. Dal precedente, ottimo »At The Edge of Time« (2010), sono passati quasi cinque anni, la pausa più lunga tra due album in tutta la loro storia. Il che significa che i ‘bardi’ del metal hanno avuto tempo in abbondanza per dedicarsi ad arrangiamenti sinfonici grandiosi, armonie di chitarra melodiche e cori epici a più voci, quelli che li hanno resi famosi e che gli hanno procurato legioni di fan in tutto il mondo.

»Beyond The Red Mirror« porta con sé due grosse novità. La più grande è sicuramente che Barend Corbouis, appena due giorni prima dell’uscita di questo album, è diventato il nuovo bassista dei Blind Guardian: su »Beyond The Red Mirror« non c’è quindi più il bassista di supporto/live di lunga data Oliver Holzwarth (ex-Rhapsody of Fire), che con i Blind Guardian collaborava come musicista ospite fin dal 1998. Corbouis è così diventato solo il secondo bassista ufficiale nella storia della band, da quando il cantante Hansi Kürsch nel 1998 ha appeso il basso al chiodo per dedicarsi esclusivamente al canto.

L’altra mossa ambiziosa, se non rivoluzionaria, è che la band ha usato nell’album due orchestre diverse (di Praga e Budapest) e ben tre cori diversi (di Praga, Budapest e Boston), così che »Beyond The Red Mirror« è il loro progetto più orchestrale di sempre, con una montagna di magnifiche armonie vocali che faranno leccare i baffi a tutti gli amanti del prog/power metal epico e sinfonico con un cuore concettuale. Quel concept Kürsch lo ha pensato come seguito di »Imaginations From The Other Side« e ha diviso i singoli brani in più sezioni contrassegnate da numeri romani, un po’ come i capitoli di un libro. A differenza di »At The Edge Of Time«, dove i vari pezzi si nutrivano di celebri opere letterarie fantasy, stavolta in primo piano ci sono anche idee di finzione del tutto originali.

I collegamenti tra i diversi mondi della fantascienza e del fantasy sono minacciati dall’azione di forze oscure, perché è rimasta una sola porta che permette di passare da un mondo all’altro, e ha la forma di uno specchio rosso. Insomma, siamo di fronte a un altro classico concept alla Blind Guardian, che cerca di gettare ponti tra realtà e fantasia attraverso ‘storie’ in musica, e in tutti i brani ci riesce alla grande: »Beyond The Red Mirror« è un altro capitolo trionfale nella carriera di una band che finora non ha mai deluso.

I Blind Guardian sono uno dei pochissimi gruppi power metal tedeschi nati a metà anni Ottanta che sono rimasti di qualità costante fino a oggi, anzi, si potrebbe dire che la loro evoluzione sonora continui ancora, come dimostrano diversi brani del loro ultimo lavoro. »Beyond The Red Mirror« è l’album che i fan non potevano fare altro che sognare: unisce tutti i migliori elementi sonori con cui il gruppo si è guadagnato lo status di culto e, grazie ad arrangiamenti orchestrali articolati e armonie corali, raggiunge dimensioni di grandiosità sinfonica mai viste. Le tastiere ospiti sono affidate al vecchio amico Michael Schüren e a Mattias Ulmer. Quest’ultimo ha contribuito anche a scrivere il grandioso arrangiamento portante della bomba d’apertura »The Ninth Wave«, con epiche armonie vocali corali che portano i Blind Guardian a vette finora inimmaginabili e al massimo effetto ambientale. Le armonie di chitarra riconoscibili e melodiche tra il chitarrista solista André Olbrich e il chitarrista ritmico Markus Siepen sono, come c’era da aspettarsi, a livelli eccelsi e portano avanti con successo una tradizione ormai decennale, con qualche piacevole e innovativa sorpresa qua e là. Anche Hansi è in splendida forma vocale e, a modo suo, appassionato e carismatico, ti porta con la massima facilità in mondi di finzione sempre diversi, mentre l’eclettico batterista Frederik Ehmke sciorina parecchie acrobazie tecniche dietro le pelli.

»Twilight Of The Gods«, in parte ispirato alla mitologia norrena e al poema dell’Anello dei Nibelunghi, è uscito come primo singolo dell’album. Oltre a ritmi un po’ più aggressivi, qui regnano cori possenti con il culmine in un ritornello melodico a più voci, che annuncia la fine e l’inizio di una nuova era. »Prophecies«, un altro trionfo ambientale di epica e drammaticità, contiene praticamente tutte le melodie iconoclaste dei Blind Guardian (le armonie vocali fanno un figurone) e al tempo stesso richiama sia alcune creazioni più recenti sia i classici più vecchi. Come stile, questo pezzo starebbe benissimo su »A Night At The Opera« (2002), il disco che in realtà ha inaugurato la loro era attuale, più orientata all’orchestra.

»At The Edge Of Time« era il titolo dell’album precedente, mentre stavolta è il nome di un brano grandioso con un’intro lenta ma un intreccio interessante, dove si susseguono numerosi cambi di tempo coronati da arrangiamenti orchestrali pomposi e passaggi di chitarra battaglieri. Come spesso è successo nei brani del passato, tra un arrangiamento e l’altro non è difficile immaginarsi marce di guerra e incontri insoliti tra protagonisti in mezzo a paesaggi fantasy di ogni tipo. »Ashes of Eternity« è impregnato di tante frasi di chitarra incisive, ma presto prendono il sopravvento i motivi melodici, mentre uno dei versi contiene un riferimento al classico »Bright Eyes« di »Imaginations From The Other Side«.

Nella versione limitata dell’album c’è anche un brano molto interessante intitolato »Distant Memories«, con un maestoso arrangiamento orchestrale dal retrogusto barocco e magiche armonie a più voci, mentre Hansi sfodera per la prima volta nel disco un approccio vocale un po’ più sottile, che potrebbe usare più spesso, perché è proprio in questi momenti che il suo straordinario talento vocale e la sua versatilità si confermano al meglio. »The Holy Grail«, che sul piano del testo non ha bisogno di presentazioni approfondite, è un pezzo più aggressivo, una sorta di erede spirituale, se non stilistico, degli standard di »Imaginations From The Other Side«, che raccontavano la saga di re Artù, delle crociate e della ricerca del Santo Graal. Visto il tema, non sorprende che contenga tante armonie corali dal sapore sacro.

»The Throne« è la vera incarnazione di quella magnificenza epica che sanno evocare solo i Blind Guardian: motivi complessi e incoronati di sinfonia si alternano di continuo a cambi di tempo infuocati, e il brano ha anche ottime potenzialità come colonna sonora di un film fantasy o di una serie TV. »Sacred Mind« ha un’intro misteriosa e un po’ cupa, che si riflette anche nelle armonie corali. Anche qui non mancano svolte verso sezioni più aggressive, mentre nel ritornello Hansi e compagni toccano anche la mistica Xanadu.

I ‘bardi’ su »Beyond The Red Mirror« restano fedeli al metal progressivo sinfonico, con un’enorme enfasi su magnifici arrangiamenti orchestrali, ma ogni tanto, come ai vecchi tempi, sorprendono anche con elementi folk, ben evidenti soprattutto nella ballata altamente emozionale »Miracle Machine«. Di momenti da ‘trovatori’ simili ce ne sono stati parecchi nella loro carriera, ma stavolta hanno raggiunto un nuovo livello nella sincronizzazione delle voci, sotto l’influenza dei Queen, e in raffinati arrangiamenti di pianoforte. »Beyond The Red Mirror« si chiude con un monumentale poema epico di quasi dieci minuti, »Grand Parade« (il titolo originale era »Irish Hill«), che è in pratica il candidato principale a miglior brano del disco. Qui, grazie alla sconfinata ricchezza orchestrale che accompagna l’assalto di un quintetto in assetto da battaglia, va in scena l’atto conclusivo, la rivelazione, il trionfo, e i maestri dell’epica e del dramma usano tutto il loro sapere di compositori e arrangiatori per creare un’altra leccornia epica, che finirà senza dubbio tra gli eterni classici dei Blind Guardian.

Con »Beyond The Red Mirror« i Blind Guardian hanno costruito ancora una volta, in modo affascinante, un ponte tra il mondo fantasy e quello reale, firmando un capolavoro concettuale che sarà sicuramente tra i principali candidati a miglior album metal del 2015 (e siamo solo all’inizio dell’anno). I ‘bardi’ di Krefeld restano i campioni del metal sinfonico e una delle poche band ancora rilevanti dell’età d’oro del (power) metal teutonico. Nel caso dei Blind Guardian non c’è quindi nessun problema se per il prossimo album in studio dovremo aspettare di nuovo quattro o cinque anni, perché a quanto pare l’attesa si ripaga sempre con gli interessi.

Formazione

Hansi Kürsch – voce
André Olbrich – chitarra
Marcus Siepen – chitarra
Frederik Ehmke – batteria, percussioni
Barend Courbois – basso

MUSICISTI OSPITI:
Michael Schüren – pianoforte
Mattias Ulmer – tastiere, pianoforte
Thomas Hackmann, William “Billy” King, Olaf Senkbeil – cori
Hungarian Studio Orchestra Budapest (Peter Pejtsik – direttore)
FILMharmonic Orchestra Prague (Adam Klemens – direttore)
Hungarian Studio Choir Budapest (Peter Pejtsik – direttore)
FILMharmonic Choir Prague (Stanislav Mistr – direttore)
Vox Futura Choir Boston (Andrew Shenton – conductor)

Produzione

Charlie Bauerfeind

Tracklist

1. The Ninth Wave (9:28)
2. Twilight of the Gods (4:50)
3. Prophecies (5:26)
4. At the Edge of Time (6:54)
5. Ashes of Eternity (5:39)
6. Distant Memories (5:51)
7. The Holy Grail (5:59)
8. The Throne (7:54)
9. Sacred Mind (6:22)
10. Miracle Machine (3:03)
11. Grand Parade (9:28)
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie