Goblin Rebirth

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Goblin Rebirth
Etichetta: Relapse Records
Uscita: 2015
Durata: 44:34
Voto: 4.5/5

I Goblin Rebirth sono l’ultimo ‘derivato’ del leggendario gruppo simfo-progrock italiano Goblin, che a metà anni Settanta si è fatto un nome a livello internazionale con le colonne sonore degli horror di Dario Argento come »Profondo Rosso (1975) e »Suspiria« (1977), mentre gli amanti del prog lo venerano soprattutto per il capolavoro »Roller« (1976), una delle perle più belle del movimento progrock italiano. I Goblin Rebirth hanno pubblicato il loro debutto omonimo con due anni di ritardo: »Goblin Rebirth« sarebbe dovuto uscire già due anni prima, ma impegni di vario genere hanno impedito ai due capi della band, il bassista Fabio Pignatelli e il batterista Agostino Marangolo (entrambi anche membri dei Goblin ‘principali’), di far vedere la luce al loro ambizioso nuovo progetto nei tempi previsti.

Oltre ai rodatissimi Pignatelli e Marangolo, la classica sezione ritmica dei Goblin, nella band ci sono anche i tastieristi Aidan Zammit e Danilo Cherni e il virtuoso della chitarra Giacomo Anselmi. »Goblin Rebirth« piacerà di sicuro a tutti gli amanti dei Goblin classici, perché diverse idee strumentali del disco potrebbero tranquillamente fare da base musicale a un qualche film horror. Stando ai membri dei Goblin Rebirth, si tratta di un concept album che racconta la storia di un immaginario film dell’orrore, incentrato sulla nascita di una mostruosa creatura da folletto che ricorda in modo sospetto uno dei personaggi delle vecchie colonne sonore horror dei Goblin.

Eppure, messi a confronto con i Goblin classici, che quest’anno hanno pubblicato l’ottimo »Four of a Kind« (2015), i Goblin Rebirth uniscono la tradizione sonora a qualche inserto occasionale di texture sintetiche moderne, dimostrando di non guardare troppo al passato e di avere un’impronta un po’ più ‘contemporanea’, anche se, ovviamente, resta spazio a sufficienza per le tastiere tradizionali. Il tutto è condito da un’ottima produzione, e il risultato è uno dei dischi più eccitanti usciti negli ultimi anni sulla scena progrock italiana.

»Goblin Rebirth« è, e questa è la sorpresa più piccola, un album marcatamente cupo e claustrofobico, in cui più di una volta ti viene da immaginare una piccola, fastidiosa bestiaccia dagli artigli affilati pronta a saltar fuori da un angolo buio da un momento all’altro. L’opener »Requiem for X«, con il suo crescendo di pianoforte e un dramma carico di tensione, suona davvero come una messa funebre o come il tema d’ingresso pomposo di Undertaker sul ring, grazie a massicci strati di organo dal sapore sacrale, drammatici cambi di tempo e passaggi di chitarra struggenti con qualche iniezione di mini moog qua e là, che insieme creano un collage sonoro di rara ricchezza.

»Back In 74« ha un titolo azzeccatissimo, perché nello stile ricorda moltissimo i Goblin classici degli anni Settanta del secolo scorso, mentre le armonie struggenti tra la chitarra e le ondate di mellotron faranno sicuramente felici anche tutti gli amanti dei King Crimson. Anselmi è un chitarrista sofisticatissimo, che mescola con furbizia tecniche diverse e ha imparato parecchio dai maestri della chitarra dell’età d’oro del rock progressivo, mentre i due tastieristi dosano benissimo texture tastieristiche tradizionali e moderne. »Book Of Skulls« si apre con nervose variazioni di basso e un suono struggente di mini moog, mentre l’atmosfera minacciosa cresce di secondo in secondo anche grazie a intelligenti improvvisazioni intermedie e magistrali cambi di tempo.

»Mysterium«, dove regna di nuovo un’atmosfera da brividi che ti fa venire la pelle d’oca, contiene una serie di variazioni selvagge al moog e di passaggi di chitarra infernali, il che ne fa uno dei brani più vari e più incendiari del disco. »Evil In The Machine« è di gran lunga il pezzo più moderno di »Goblin Rebirth« , perché ci trovi texture di sintetizzatori elettronici e effetti sonori con vocalizzazioni generate al computer, mentre brutali passaggi di chitarra, spietate stampede di batteria e ondate di mellotron ogni tanto ricordano di nuovo i vecchi, cari King Crimson, da sempre tra i principali modelli dei Goblin.

Su »Forest«, dove dominano drammatiche cortine di tastiere e interessanti campionamenti sonori, cala un dramma gotico totale, tanto che sembra la base per un horror su una donna smarrita in un bosco tenebroso. Stavolta Anselmi, in mezzo a dense ondate di tastiere, si tira fuori dal cilindro un assolo di chitarra struggente a base di blues. »Dark Bolero«, un’altra avventura gotica in cui cresce efficacemente un’atmosfera misteriosa e oscura, con i suoi arrangiamenti sinfonici struggenti e le complesse linee di chitarra sotto la chiara influenza di Robert Fripp (King Crimson) è uno dei picchi dell’intero album. La cupa messa funebre dei Goblin Rebirth si chiude con »Rebirth«, una vera leccornia simfoprog e un perfetto trionfo ambient del male incarnato, dove cambi di tempo furbissimi, improvvisazioni intelligenti e armonie melodrammatiche tra chitarra e tastiere si alternano in modo efficacissimo e di gran gusto.

I Goblin Rebirth hanno firmato un debutto straordinario che dà vita senza fatica al concept della nascita di una piccola creatura demoniaca venuta a punire un’umanità in rovina, riuscendo al tempo stesso a fondere il classico approccio sonoro dei Goblin con qualche idea moderna, fresca e più che benvenuta. Insieme all’ottimo »Four of a Kind« è un’altra delizia targata Goblin di quest’anno, che entusiasmerà tutti gli amanti del prog rock sinfonico più cupo, stavolta sotto la regia della vecchia scuola italiana. »Goblin Rebirth« è per qualità quasi del tutto all’altezza di »Four of a Kind«, firmato dai Goblin ‘principali’, che è comunque un prodotto un po’ più ‘tradizionale’, costruito sui desideri dei fan di lunga data, se proprio vogliamo metterli a confronto: insomma, nel 2015 Pignatelli e Marangolo hanno un doppio motivo per essere soddisfatti.

Formazione

Fabio Pignatelli – basso
Agostino Marangolo – batteria
Giacomo Anselmi – chitarra
Aidan Zammit – tastiere
Danilo Cherni – tastiere

Produzione

Goblin Rebirth

Tracklist

1. Requiem for X (4:16)
2. Back in ’74 (4:23)
3. Book of Skulls (6:07)
4. Mysterium (4:24)
5. Evil in the Machine (6:17)
6. Forest (6:26)
7. Dark Bolero (4:48)
8. Rebirth (7:36)

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