The Bridge
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Enid, The
Etichetta: Operation Seraphim
Uscita: 2015
Durata: 38:24
Voto: 3.5/5
Robert John Godfrey, tastierista, compositore, arrangiatore e filosofo britannico, ha dedicato gran parte della sua carriera, dopo una breve ma turbolenta collaborazione con i Barclay James Harvest all’inizio dei Settanta, alla band prog sinfonica The Enid, che ha fondato ormai nel lontano 1973. Con il loro approccio orchestrale al symphonic prog, dove di solito la musica classica veniva al primo posto e il rock al secondo, gli The Enid hanno iniziato a farsi notare proprio in piena invasione punk: questa è una delle possibili spiegazioni del fatto che non abbiano mai raggiunto un grande successo commerciale, anche se i loro primi lavori della seconda metà dei Settanta sono autentici classici del genere. Nonostante la longevità e l’uscita costante di nuovi dischi, con l’eccezione di una pausa/scioglimento un po’ più lungo tra il 1999 e il 2007, gli The Enid sono rimasti ancora oggi piuttosto trascurati, persino tra gli appassionati di symphonic prog.
L’interesse per la loro musica si è riacceso un po’ dopo l’uscita dell’album »Invicta« (2012), che ha avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico e l’approvazione della maggior parte della critica. Questo ha dato a Godfrey, che proprio allora, a causa della diagnosi di Alzheimer, aveva intenzione di ritirarsi, una nuova scarica di slancio creativo e lo ha convinto a restare nella band che nel 1973 aveva messo in piedi. Il geniale compositore e tastierista, che oltre all’Alzheimer soffre da tempo di diabete e di attacchi cronici di depressione, voleva infatti andare in pensione e lasciare il suo posto nella band a qualcuno di più giovane, e in quel caso l’unico membro originale degli The Enid rimasto sarebbe stato il batterista Dave Storey.
Gli The Enid sono entrati nel 2015 con un’ambizione ancora maggiore che mai, ed è bello vedere che le malattie accumulate non hanno spedito Godfrey in un pensionamento prematuro: finché ne ha la forza, vuole registrare più musica nuova possibile, tanto che quest’anno hanno deciso di incidere addirittura due album in studio. Il primo è »The Bridge«, su cui Godfrey e il cantante Joe Payne hanno voluto esplorare in modo più approfondito gli elementi classici della musica degli The Enid. I singoli arrangiamenti orchestrali e le parti vocali di »The Bridge« sono completati da passaggi di chitarra arricchiti in chiave sinfonica, usciti dalle dita di Jason Ducker, e da arrangiamenti corali curati da Max Read. Immergersi completamente nella musica classica significa che su »The Bridge«, a quanto pare il primo di una trilogia di album in studio annunciata e collegata al suo interno, non c’è spazio per basso e batteria.
Alla maggior parte degli amanti del rock (progressive) tutto questo ovviamente non piacerà granché, mentre alla band questa mossa potrebbe portare nuovi fan da vari altri generi musicali, in testa quelli della musica orchestrale e da camera, e ovviamente di quelli che non sono dei puristi troppo irrigiditi o degli snob tradizionalisti. Diversi arrangiamenti orchestrali su »The Bridge« sono splendidi, e la romantica atmosfera d’altri tempi che soffia attraverso la maggior parte dei brani è una vera coccola per l’anima di chi vuole prendersi una pausa dalle pressioni della ‘civiltà’ moderna e tornare con lo spirito a tempi molto più semplici. L’unico problema di »The Bridge« è l’eccessiva ripetitività della maggior parte dei motivi orchestrali, che a volte sembrano un collage rattoppato di idee già sentite negli album precedenti degli The Enid. In realtà non sorprende, dato che, a parte quattro composizioni create completamente da zero, prevalgono vari pezzi riarrangiati da dischi passati, solo che qui compaiono con nomi diversi, cosa che per pigrizia si merita ovviamente una bella strigliata. Le prime versioni di »The Bridge« contengono anche una traccia nascosta, »Silence«, che non ha niente di speciale e di cui si può tranquillamente fare a meno.
»The Bridge« piacerà soprattutto a chi ama la musica orchestrale e operettistica, mentre è difficile immaginare che, a parte qualche fan molto specifico dei Queen che si godrà le ricche armonie vocali e l’approccio da operetta di Joe Payne, il quale ha alcune affinità vocali con il leggendario Freddie Mercury, riesca a scaldare il cuore di chi, più che sulla sinfonica, punta sul rock chitarristico e su una sezione ritmica efficace. Questi ultimi con la sua esplorazione di arrangiamenti classicisti e voci da camera si annoieranno con ogni probabilità parecchio, mentre i fan di lunga data degli The Enid, nonostante l’album non sia affatto paragonabile ai vertici passati dei cultori del symphonic prog come lo è stato per esempio »Invicta«, hanno comunque più di un motivo per essere contenti, perché si tratta di un prodotto ricchissimo dal punto di vista ambientale, dove parte dei testi riflette la filosofia socialmente critica e ecologicamente consapevole di Godfrey. Al vertice della discografia degli The Enid »The Bridge« non arriverà di certo, a causa della pigra rielaborazione di lavori passati e dell’eccessiva ripetitività di singoli motivi, ma è comunque bello sentire che, dopo tutti questi anni, la compagnia di Godfrey è ancora fedele alla sua missione musicale originaria.
Formazione
Robert John Godfrey – tastiere e orchestrazione
Jason Ducker – chitarra
Max Read – coro, programmazione
Joe Payne – voce
Produzione
Max Read e Robert John Godfrey
Tracklist
1. Earthborn (4:19)
2. ‘Til We’re Old (1:59)
3. Dark Corner Of the Sky (4:47)
4. Bad Men (3:47)
5. My Gravity (7:08)
6. Wings (5:02)
7. First Light (4:51)
8. Autumn (4:33)
9. Silence – bonus track (1:56)