Tres Caballeros

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Aristocrats, The
Etichetta: Boing!
Uscita: 2015
Durata: 58:00
Voto: 4.5/5

Il supergruppo internazionale The Aristocrasts, composto da tre geniali e folli supervirtuosi, ovvero l’inglese maniaco della chitarra Guthrie Govan (Steven Wilson, ex-Asia, GPS), l’americano Bryan Beller, bassista scatenato (Dethklok, Steve Vai, Dweezil Zappa), e il sovrano tedesco delle pelli Marco Minnemann (Steven Wilson, Joe Satriani, The Mute Gods), è tornato con il suo terzo lavoro in studio, »Tres Cabaleros«. Sulla copertina, parodia di un tipico videogioco online, così come nel brano »Smuggler S Corridor«, i tre si sono trasformati in musicisti di strada messicani.

Sempre di ottimo umore quando si tratta di imprese improvvisate imprevedibili e di una dose abbondante di cazzeggio, The Aristocrats avevano già mandato in estasi tanti buongustai della musica con i due dischi precedenti, »The Aristocrats« (2011) e »Culture Clash« (2013), grazie a un mix unico di rock strumentale, jazz fusion, progressive rock, heavy metal, avanguardia e assurdo comico. Con »Tres Caballeros« non cambia niente: anche nel nuovo album, diretto dal trio di geni, trovi un sacco di elementi strumentali diversi che, con una produzione di altissimo livello, faranno felici gli amanti del jazz fusion supersonico nello stile di Return to Forever/The Mahavishnu Orchestra, i patiti della perfezione tecnica alla Dream Theater, gli innamorati della chitarra spremuta fino all’ultima nota alla Steve Vai/Joe Satriani, gli adoratori della sperimentazione prog imprevedibile tipica di King Crimson/UK e i fan dell’assurdo dispettoso che un tempo coltivava l’immortale Frank Zappa, uno dei principali modelli musicali degli Aristocrats.

Tutta questa complessità, questo eclettismo, questa perfezione e la capacità di muoversi tra stili strumentali anche molto lontani hanno portato ai tre saltellanti maestri dei rispettivi strumenti un grande sostegno da parte di tutti quei palati fini della musica che, dai virtuosi, oltre a un’altissima qualità tecnica, si aspettano una bella dose di lucidità, spontaneità e arguzia: roba che, con un’intesa perfetta tra i tre, trasuda da ogni poro del genio compositivo degli Aristocrats. In ogni brano si sente poi il marchio compositivo del singolo musicista, e di norma le idee più folli sono quelle nate sotto la regia di Marco Minnemann.

Di virtuosi della chitarra così completi come Govan al mondo ce ne sono pochissimi, perché in pochi riescono a combinare con tanto successo tecniche così diverse tra loro e a mescolare insieme furia e sottigliezza, dimostrando che anche la chitarra spremuta al massimo può suonare piacevole all’orecchio, se a suonarla è un musicista per cui contano, oltre alla tecnica, anche l’anima e il carattere. Minnemann è un polistrumentista e uno dei musicisti più complessi della nostra epoca, ma il suo strumento principale è la batteria, dove è semplicemente inarrestabile nelle sue acrobazie da brivido e nelle dimostrazioni di straordinario eclettismo ritmico. L’approccio di Beller al basso è incredibilmente incisivo e allo stesso tempo melodico, ideale per una gamma larghissima di generi, anche se si sente che il maestro viene dalla scuola jazz.

Ogni brano di »Tres Caballeros« è un’avventura completamente diversa dagli altri, a partire dal catalizzatore supersonico d’apertura, »Stupid 7«, dove The Aristocrats, tra passaggi di chitarra rabbiosi, break di batteria apocalittici e linee di basso inferocite, mostrano anche il loro lato metal pesante, e nonostante la durata relativamente breve del pezzo resta comunque un sacco di spazio per improvvisazioni sfacciate e soprattutto spassose. Le battute iniziali dello sgangherato esperimento jazz fusion »Jack S Back« a tratti suonano come una parodia assurda, ritmica e chitarristica, di Al Di Meola e del suo stile.

Con »Tres Caballeros« The Aristocrats hanno evidentemente deciso che i titoli dei brani sarebbero stati una parodia della mentalità e della scena musicale del Midwest americano, dei redneck e dei contrabbandieri messicani, quindi non stupiscono titoli come lo scatenatissimo »Texas Crazypants«, dove la chitarra di Govan a tratti suona come una vespa irritata mentre in sottofondo risuona una sirena della polizia, l’ibrido prog-blues-rock »Zz Top« e la burlesque country »The Kentucky Meat Shower«, che con i suoi passaggi fluidissimi da un genere all’altro e un assolo di chitarra completamente ‘staccato dalla realtà’ è una delle cose più folli che abbiano mai fatto.

The Aristocrats avevano già mostrato nei lavori passati la loro simpatia per i maiali, e stavolta gli hanno dedicato una prelibatezza jazz fusion, »Pig S Day Off«, uno dei momenti più interessanti dell’intero album, che anche per l’approccio alla chitarra e per i tanti passaggi assurdi suona come qualcosa uscito dal tesoro di Frank Zappa, in particolare dal periodo di album come »Waka/Jawaka« (1972) e »The Grand Wazoo« (1972). Manca solo una sezione di fiati impazzita.

Il già citato »Smuggler S Corridor«, perfetta traduzione in musica della copertina dell’album, con il suo motivo latino richiama in modo sorprendente, per atmosfera, la scena dei banditi messicani che di solito vediamo nei film americani (stereotipati) tipo ‘Desperado’, o qualche motivo ‘da cowboy’ alla Ennio Morricone. »Pressure Relief« è di nuovo un esperimento jazz fusion un po’ più sottile, in cui The Aristocrats dimostrano ancora una volta che ogni tanto, tra un’improvvisazione folle e l’altra e le acrobazie ritmiche, sanno anche ‘fermarsi’ e costruire qualche melodia davvero piacevole. Per il gran finale il trio scatenato tira fuori poi i più di undici minuti di »Through The Flower«, che passano incredibilmente in fretta grazie soprattutto a improvvisazioni intelligenti, sottili e allo stesso tempo spassosissime e a una dose abbondante di imprevedibilità ritmica: un capolavoro di perfezionismo virtuoso.

Su »Tres Caballeros« The Aristocrats sono a pieno regime strumentale: i signori Govan, Beller e Minnemann ti conquistano a ogni passo con la loro sfrenatezza improvvisativa, la spontaneità ritmica, la lucidità compositiva e l’umorismo dispettoso. Il trio di maestri sorprende ogni volta con idee strumentali folli, e ancora adesso è difficile credere che nel 2010, quando suonarono insieme per la prima volta, si siano trovati per puro caso: ascoltandoli, i più penserebbero che suonino insieme da almeno quindici anni. »Tres Caballeros« è senza dubbio uno dei vertici strumentali del progressive rock del 2015, e se ne godranno ogni nota fino in fondo tutti quelli che giurano sui migliori e più ricercati virtuosi del pianeta.

Formazione

Guthrie Govan – chitarra
Bryan Beller – basso
Marco Minnemann – batteria 

Produzione

The Aristocrats

Tracklist

1. Stupid 7
2. Jack’s Back
3. Texas Crazypants
4. ZZ Top
5. Pig’s Day Off
6. Smuggler’s Corridor
7. Pressure Relief
8. The Kentucky Meat Shower
9. Through the Flower

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