Like It Is: Yes at the Mesa Arts Center

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Yes
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2015
Durata: 83:39
Voto: 4/5

»Like It Is: Yes at the Mesa Arts Center« è l’ultimo documento dal vivo dei leggendari Yes con l’indimenticabile bassista Chris Squire in formazione, prima che ci lasciasse per le conseguenze della leucemia. È anche il seguito del live »Like It Is: Yes at the Bristol Hippodrome« (2014), registrato pure quello durante il tour di »Heaven & Earth« (2014), che andò avanti tra il 2014 e il 2015. Quel live conteneva le esecuzioni integrali di due classici degli Yes, »Going For the One« (1977) e »The Yes Album« (1971), mentre »Like It Is: Yes at the Mesa Arts Center« propone le esecuzioni integrali dei capolavori »Close to the Edge« (1972) e »Fragile« (1972). Contro la normale prassi dei concerti, quella sera gli Yes hanno suonato i brani di »Close to the Edge« nell’ordine originale.

Durante lo show al Mesa Arts Center, nella città di Mesa (in Arizona, negli Stati Uniti), hanno eseguito anche due pezzi di »Heaven & Earth«, ma poi hanno deciso di non metterli su questo live, e hanno fatto bene: accanto a un materiale ben più ambizioso e vecchio di oltre quarant’anni come quello di »Close to the Edge« e »Fragile«, sarebbero sembrati quasi esotici, se non proprio fuori posto.

Contro ogni aspettativa degli scettici, che non hanno mai digerito l’addio, o meglio il benservito, al cantante originale Jon Anderson, Jon Davison si è inserito alla grande tra la ‘vecchia guardia’. La somiglianza del suo timbro con quello di Jon è affascinante, e per di più i registri alti non gli danno problemi, così può cantare senza fatica anche alcuni dei brani più impegnativi del ricchissimo repertorio degli Yes.

Questa volta un elogio speciale se lo merita anche Geoff Downes, che da quando è tornato nella band si è beccato una montagna di critiche un po’ irrealistiche perché non riusciva proprio a suonare certi arrangiamenti di tastiera nello stile del suo celebre predecessore, la leggenda delle tastiere Rick Wakeman. Stavolta Downes, che i più associano al sound sintetico tipico degli anni Ottanta per via della sua lunga militanza negli Asia, era in splendida forma anche durante l’esecuzione dell’impegnativo super-epic »Close to the Edge«, dove ha suonato con sicurezza le trame di tastiera richieste, riuscendo a coprire bene il loro suono tradizionale. Certo, Rick Wakeman è uno solo, e il ‘sostituto’ più adatto per il maestro delle tastiere resta suo figlio Oliver, che è già stato per un breve periodo negli Yes tra il 2008 e il 2011, ma anche Downes non è uno qualunque e, a quanto pare, si sta adattando sempre meglio al concetto sonoro atteso, se non addirittura preteso.

Steve Howe e Alan White, che dopo la morte di Squire hanno preso in mano la guida della band, sono stati quella sera i soliti efficacissimi alla chitarra e alla batteria, con Howe che stavolta, sulle corde, è sembrato forse anche un filo più ispirato che per buona parte del tour di »Heaven & Earth«. Fa piacere risentire dopo tanto tempo anche qualche brano più oscuro di »Fragile«, come il breve strumentale »Five Per Cent For Nothing«, scritto ‘tanti anni fa’ dal batterista originale degli Yes Bill Bruford come satira dell’industria musicale.

Chris Squire, sul suo ultimo documento live, si è mostrato in grandissimo stile. Particolarmente bello è venuto il suo amatissimo strumentale »The Fish (Schindleria Praematurus)«. Nessun successore al basso riuscirà mai a suonarlo come lo suonava Chris, il cui inconfondibile suono di basso Rickenbacker resta semplicemente irripetibile, e lo stesso vale per i suoi cori, tutt’altro che secondari nel costruire il classico sound degli Yes.

»Like It Is: Yes at the Mesa Arts Center« è il meglio che la versione »Heaven & Earth« degli Yes sia riuscita a mettere sul palco. Dopo la morte di Squire gli Yes sono rimasti senza l’ultimo membro originale, che per volere di Chris è stato rimpiazzato con il vecchio collaboratore Billy Sherwood. Da allora, com’era prevedibile, tra i fan non si placano i dibattiti su che senso abbia ancora che i leggendari progsters continuino la loro carriera. Alcuni sono convinti che, dopo l’addio di Chris, siano diventati poco più che una specie di tribute band di se stessi, che avrebbe dovuto appendere gli strumenti al chiodo da un pezzo. Ma l’ultimo desiderio di Chris andava rispettato e ora le cose stanno così: gli Yes, nonostante tutte le polemiche, vanno avanti con la loro storia, anche se sempre più si trasformano in un concetto musicale senza tempo, che probabilmente sopravvivrà anche agli altri membri storici. Ed è esattamente quello che Rick Wakeman aveva predetto una volta in un’intervista.

Questa recensione è dedicata alla memoria di Chris Squire (1948-2015).

Formazione

Jon Davison – voce, chitarra acustica, percussioni, tastiere
Steve Howe – chitarra elettrica e acustica, cori
Chris Squire – basso, cori, armonica
Geoff Downes – tastiere
Alan White – batteria 

Produzione

Yes

Tracklist

CD1:
1. Close To The Edge
2. And You And I
3. Siberian Khatru

CD2:
1. Roundabout
2. Cans and Brahms
3. We Have Heaven
4. South Side Of The Sky
5. Five Per Cent For Nothing
6. Long Distance Runaround
7. The Fish (Schindleria Praematurus)
8. Mood For A Day
9. Heart Of The Sunrise
Disc: 3
1. Close to The Edge
2. And You and I
3. Siberian Khatru
4. Roundabout
5. Cans and Brahms
6. We Have Heaven
7. South Side Of The Sky
8. Five Per Cent For Nothing
9. Long Distance Runaround
10. The Fish (Schindleria Praematurus)
11. Mood For A Day
12. Heart Of The Sunrise 

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