Stef Burns League a Portogruaro (2015)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Portogruaro / Teatro Comunale Luigi Russolo / Italia
Data del concerto: 19.11.2015
Numero di spettatori: 650
Prezzo del biglietto: 15,00€ (in prevendita) / 16,00€ (il giorno del concerto)
Stef Burns è uno di quei musicisti speciali che, con il suo approccio personalissimo allo strumento e alla composizione, spiccano di sicuro sul pianeta del rock ‘n’ roll. Viene da Oakland, in America, ed è un musicista molto stimato. In carriera ha suonato con Alice Cooper, negli Huey Lewis & The News e con i suoi coetanei di Oakland – parliamo dei celebri veterani dell’hard rock americano Y & T. All’inizio degli anni Novanta Burns è stato preso a bordo dal famoso superstar del pop rock italiano Vasco Rossi. Così si è sistemato definitivamente a Bologna, dove dal 1993 si guadagna la pagnotta con Vasco.
Perché la serata nel teatro comunale, in pieno centro storico di Portogruaro, girasse tutta attorno al mondo di Vasco Rossi, ci ha pensato anche l’organizzatore, che ha chiamato come gruppo spalla gli Infrarossi Tribute Band. Il settetto, che come dice il nome suona cover di Vasco Rossi, è salito sul palco poco dopo le otto e mezza di sera. Sala piena. Stracolma. Il mix tra i pezzi di Vasco Rossi e il seguito più hard rock firmato Stef Burns ha evidentemente attirato parecchia gente tra il pubblico italiano. La simpatica parte iniziale, in cui i ragazzi hanno suonato tra le altre Lo show e Gioca con me, è stata seguita dal pubblico cantando tutti i versi a memoria, e ogni pezzo è stato accompagnato da applausi scroscianti e gesti di entusiasmo. Un’altra prova che Vasco è il vero re dei palchi italiani. Squadra ben rodata e spavalda.
Stef Burns è salito sul palco con altri due musicisti. Lo Stef Burns League trio è formato quindi da Stef Burns (chitarra, voce), dalla bassista italiana Paola Zadra, mentre alla batteria da anni svolge il suo compito Juan Van Emmerloot. In splendida forma e di ottimo umore, Stef Burns con la sua squadra è passato subito al sodo. Ha aperto il concerto con due pezzi del suo nuovo album »Roots & Wings«, uscito all’inizio dell’anno scorso. Prima l’incisiva opener What Doesn’t Kill Us, subito dopo la non meno rivitalizzante Miracle Days. Entrambi i brani hanno confermato in un attimo l’eccezionale sensibilità musicale di Burns negli arrangiamenti. L’ambiente elegante, per Stef in realtà quasi troppo »azzimato«, si è comunque acceso, anche se per tutto il concerto la gente ha diligentemente scaldato le poltrone. Le regole del teatro sono le regole del teatro, anche se a un certo punto Burns ha invitato il pubblico ad avvicinarsi, perché la sua band ha bisogno dell’energia della gente. Tra i suoi pezzi Burns ha infilato qualche cover di altri artisti. Già in apertura ha sorpreso l’inserimento del successo Have Love, Will Travel dei garage (punk) rocker britannici Crazyhead; poco prima della metà del concerto Burns si è dedicato con grande delicatezza a Still Got the Blues di Gary Moore, e ha rialzato l’atmosfera sul finale con un’ottima versione di Go To Hell di Cooper, seguita da altri due classici dei The Who, cioè Pinball Wizard e My Generation. Nei suoi pezzi Burns ha mostrato soprattutto una preparazione virtuosistica fuori dal comune; in uno di questi si è avvicinato persino alle «sventagliate» blues di Hendrix (Red House), solo che Burns chiama questo pezzo Burns Blues.
La band ha presentato anche il nuovissimo singolo Heaven Is Blue, che in qualche modo prosegue la linea creativa, il sound e lo stile dell’album »Roots And Wings«. A un certo punto Burns ha chiesto al pubblico più risposta. Anzi, l’ha proprio ordinata. »Fate così tanto casino che vi sentano anche tutti quelli che passano in macchina qui vicino, sull’autostrada verso Venezia o Lubiana!« Incredibile. Burns ha nominato Lubiana. Ovviamente col nome italiano: »Lubiana!« D’altronde Burns negli anni ha imparato benissimo l’italiano.
Una serata di perfetto connubio tra contagiosità musicale, botta rock rumorosa, escursioni virtuosistiche e strappi di classe: Burns l’ha chiusa con la sua squadra in un bis infernale e con una rilettura abile e personalissima di Bad is Bad, il cui originale appartiene agli Huey Lewis & The News, mentre il concerto l’ha chiuso la carichissima Ain’t Talkin’ ‘Bout Love degli eterni Van Halen. Il tour Roots And Wings si conclude quindi dopo due anni pieni. Un nuovo album in studio entusiasmante con una resa dal vivo altrettanto entusiasmante. Stef Burns è un maestro eccezionale. Due Marshall collegati in serie sprigionano un rumore e un groove pazzeschi. La sua chitarra copre un sacco di spazio, e anche durante gli assoli lo spazio è tutto pieno. In ogni caso il trio matura e cresce, e da concerto a concerto suona più affiatato e compatto. Burns poi non è soltanto un ottimo virtuoso della chitarra. Negli anni si è trasformato anche in un cantante molto bravo. Il suo timbro è incredibilmente piacevole e perfetto per lo stile che coltiva. Un altro concerto affascinante di un musicista affascinante. Speriamo che il nuovo album arrivi presto e che seguano nuove date live.
Scaletta
1. What Doesn’t Kill Us
2. Miracle Days
3. Have Love, Will Travel
4. Burns Blues
5. Heaven Is Blue
6. Glass Onion
7. Still Got The Blues
8. Cover You
9. One Way Out
10. Roots & Wings
11. Echo Lake
12. Go To Hell
13. Pinball Wizard
14. My Generation
15. Begin
—bis—
16. Bad is Bad
17. Ain’t Talkin’ ‘bout Love
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