The Scissors

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Vasko Atanasovski Trio
Etichetta: Celinka
Uscita: 2016
Durata: 41:37
Voto: 3/5

Dopo tre anni tornano sulle nostre scene con il terzo disco i Vasko Atanasovski Trio! Un combo folk rock d’urto e senza briglie, arricchito da elementi jazz, ma anche blues e rock alternativo.

I tre pilastri, ovvero il »signore dei vortici di vento« Vasko Atanasovski, il chitarrista Dejan Lapanja e il batterista Marjan Stanič, sono da sempre attivamente coinvolti nei progetti e nelle sfide musicali più disparati. Il sonno non esiste. Solo motore a pieno regime. Il terzo album, intitolato »The Scissors«, mantiene così (come c’era da aspettarsi) la visione musicale dei due predecessori in studio. Possiamo dirlo con tutta calma: sul nuovo disco il trio, a livello espressivo, non evolve più. Il motore del trio resta ovviamente Vasko Atanasovski, che anche in questo nuovo lavoro è pieno zeppo, come sempre: attraverso trovate soliste, con una finezza che si adatta a meraviglia al formato espressivo variabile delle nove nuove composizioni, il tipo sfoggia la sua indole sfrenata e monella di espressione musicale, cioè la commedia dei fiati.

Insomma, davanti a noi c’è l’ennesimo album del trio, intriso soprattutto di influssi del folklore del melos balcanico, con tanto di strutture ritmiche all’altezza. La chitarra di Dejan Lapanja, che suona genuina e dal vivo, con un tintinnio caldo in sottofondo, costruisce per lo più solo la scenografia dell’accompagnamento e dà espressività al disco, più che un elemento rock di rito, e in certi punti il trio, anche stavolta, non volta le spalle all’occhiolino al blues o al semplice »rock’n’roll rilassato«.

Visto che il testo di accompagnamento nel libretto definisce quasi tutti e tre i musicisti dei »Ercole della musica«, sul disco Marjan e Dejan fanno la parte delle comparse e restano per tutto l’album sullo sfondo, in posizione inferiore. Beh, anche i The Rolling Stones hanno in formazione Darryl Jones al basso, anche se le linee di basso da quelle parti le potrebbe suonare un bambino di nove anni di scuola di musica, se non un autodidatta di sette. L’unico elemento davvero »elastico« dall’inizio alla fine del disco è dunque Vasko che, oltre a soffiare nei suoi fiati, usa anche stavolta la sua voce. Questa, per timbro e per modo di interpretare, ha un carattere che sembra nato apposta per cimentarsi con le sfere del rock alternativo. Siccome Vasko usa per questo soprattutto il serbo-croato, il disco si porta dietro un sapore retro di new wave e anche di punk rock, ereditati ai tempi della nostra ex patria comune più larga, ovvero dello »Yu-rock« ormai estinto.

Spassoso, lucido, spensierato e suonato di getto. Al primo tentativo e con puro, pieno piacere. Gli assoli sono tagliati su misura sull’istintività primordiale. La band non ha investito molto tempo a limare gli arrangiamenti dei pezzi di questo album. È entrata in studio dopo aver messo in piedi l’ossatura dei brani e li ha suonati in modo liberissimo, senza pensieri e in fretta, se non addirittura subito.  Anzi, di più. Sul nuovo album il trio non si è dato nessuna sfida evolutiva e quindi, espressivamente, pesta il passo sulla formula già collaudata. In termini di arte, insomma, è rimasto fermo allo stesso punto. Per questo, sotto questo aspetto, il nuovo disco suona secco, rigido, già sentito e rodato. Nonostante il suo carattere pungente e burlone, con una dose piena di ottimismo, oltre che di vivacità sonora e autenticità dell’esecuzione. Di sicuro i momenti che colpiscono di più sono quelli in cui la band si dedica al puro gioco strumentale, perché la voce nasale e fastidiosa di Vasko è per lo più un’aggiunta del tutto sbagliata, che toglie lo slancio a un possibile sviluppo strumentale dei brani verso forme più interessanti. La voce è ridotta a una ripetizione quasi monosillabica di un vocabolario di versi piuttosto prevedibile e suona anche infantile.

Con il prossimo album il trio deve darsi la sfida di allargare la propria gittata artistica, di cercare impulsi per arricchire e migliorare sia il suono che lo stile. Integrando nuovi strumenti e mosse che portino anche manipolazione sonora. Sono due ingredienti caldamente auspicati. Auspicabile anche l’abbandono totale della voce, così alla band si aprirebbe uno spazio espressivo in più per il gioco strumentale, per sciogliere e dare movimento agli arrangiamenti, che è la prima e principale garanzia di interesse di questo trio. E in generale, se Dejan e Marjan uscissero dal ruolo in ombra di comparse. Se in futuro la band non preparerà il terreno per una svolta creativa e artistica adeguata, resterà davvero interessante solo nei suoi concerti dal vivo, mentre il carattere espressivo delle prossime creazioni d’autore continuerà a essere roso senza pietà dal dente dell’aridità e della prevedibilità.

Vasko Atanasovski Trio – Good Time:

Formazione

Vasko Atanasovski – sassofoni, flauto, voce
Dejan Lapanja – chitarra, cori
Marjan Stanič – batteria, percussioni

Produzione

Vasko Atanasovski

Tracklist

1. Kokoko
2. Devojka
3. Sufi
4. Propast
5. Kozle
6. Bela noč
7. Balet
8. Nožici
9. Good Time 

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