Headbangers Symphony
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Hoffmann, Wolf
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2016
Durata: 48:23
Voto: 4.5/5
Wolf Hoffmann è un nome più che noto nel mondo del metal. Il tizio, che vive ormai da anni negli USA e si guadagna da vivere, tra le altre cose, anche come fotografo professionista, nel 1976 ha cofondato la band metal tedesca Accept. Nonostante tutta la fedeltà dimostrata al nome Accept, a cui il cuore di Wolf è votato da decenni di carriera, e fino alla tomba, nel 1997 Wolf ha trovato il tempo di registrare il suo primo album in studio, intitolato »Classical«. Già lì aveva sfoderato una formula tutta sua, che univa l’elementarità del riff heavy metal alla musica classica, e che è bastata, per dire, a spiegare l’arrangiamento di classici degli Accept come Metal Heart.
Dopo ben diciannove anni, e dopo la rinascita dei giganti dell’artigianato metal tedesco Accpet , che tra il 2009 e il 2014 hanno pubblicato tre nuovi, ottimi album in studio (nel frattempo ne sta già nascendo un altro), Wolf torna con il suo secondo album da solista, a cui ha dato il titolo »Headbangers Symhpony«.
Anche qui Wolf riprende la ricetta espressiva del predecessore »Classical«. Dal punto di vista del genere, è in sostanza un nuovo album di metal neoclassico. Completamente strumentale, ovviamente. Per l’occasione ha scelto di nuovo una dozzina di celebri opere classiche del periodo romantico, che per lui ha suonato l’Orchestra Sinfonica Nazionale Ceca, e sul lavoro dell’orchestra Wolf ha innestato gli elementi dell’heavy metal in modo incredibilmente raffinato e digeribile. Qui c’è un dettaglio importantissimo: Hoffmann è riuscito a tirare fuori un disco che si ascolta con una facilità estrema. E in qualunque stato d’animo ci ritroviamo a vivere ogni santo giorno. Che tu stia zappando l’orto, sferruzzando un nuovo maglione o, in modo semplice ma bizzarramente caricaturale, imparando a memoria il processo di formazione delle doppie eliche di DNA a partire dagli amminoacidi, che è un po’ come imparare a memoria l’elenco telefonico.
Il brano d’apertura dell’album svela subito tutto il suo senso. Qui Wolf ha riarrangiato (adattato) lo Scherzo della Nona Sinfonia di Beethoven e ci ha innestato, con un’eleganza e un gusto incredibili, il riff portante di uno dei migliori pezzi che gli Accept abbiano creato nella loro nuova fase, cioè quella con il cantante Marco Tornillo. Parliamo, ovviamente, della straordinaria Teutonic Terror. Fin dall’inizio Hoffmann è riuscito a centrare l’essenza: l’arrangiamento classico si incrocia alla perfezione con l’elementarità del fraseggio heavy metal.
Wolf, che in tutte le composizioni si è dato più di una sfida artistica, si avvicina al materiale con finezza, sfruttando a dovere un senso incredibilmente sviluppato per l’accessibilità musicale e la compattezza di tutto ciò che affronta. Le parti essenziali, cioè i motivi creati dai giganti della composizione classica, le lascia in pratica intatte, oppure ci applica arrangiamenti del suo modo di suonare la chitarra in modo tale che questi motivi, ben riconoscibili, delle creazioni classiche mantengano per intero la loro posizione dominante negli arrangiamenti. Con lo stesso successo Wolf procede nel prosieguo dell’album, quando si dedica all’adattamento di Night On Bald Mountain di Modest Mussorgsky, o subito dopo di Je Crois Entendre Encore di Bizet, dove l’intervento sul motivo originale è quasi nullo (in modo simile ha agito anche con Meditation di Massenet poco prima della chiusura dell’album).
Come nell’apertura, dove lo Scherzo si incrocia in modo efficace e di gusto con il riff di Teutonic Terror, Hoffmann ha agito anche nel fare comunella con il concerto per due violoncelli in sol minore di Vivaldi, dove la parte classica è stata di nuovo appesantita con un riff heavy metal che ci calza a pennello, roccioso. Nell’Adagio in sol maggiore di Albinoni, Hoffmann si piazza in posizione centrale e riarrangia l’intero motivo portante per chitarra, che così guida il cuore della melodia. Qualcosa di simile tocca alla Pathetique di Beethoven nella seconda metà dell’album. Un trattamento speciale è toccato alla 40ª sinfonia di Mozart, dove Wolf ha cambiato il tempo stesso del brano: il tutto suona decisamente più veloce rispetto all’originale, e sarà un regalo anche per gli amanti del power metal sinfonico. Insomma, un efficace innesto di un riff di chitarra pesante, sopra cui Wolf ha steso la melodia principale, che segue con gusto la retorica degli archi dell’orchestra. L’adattamento a Hoffmann è riuscito particolarmente bene con Swan Lake di Tchaikovsky. Madame Butterfly di Puccini, come Swan Lake, ha avuto un’altra delle riletture più interessanti del disco, e qui Wolf Hoffmann dimostra ancora una volta una raffinata sofisticazione nell’approccio al suonare la chitarra elettrica in chiave neoclassica. La chitarra sostituisce l’arrangiamento scritto per la voce, e anche il ritmo è stato di nuovo adattato. L’album »Headbangers Symphony«, però, per Hoffmann non sarebbe stato completo se non avesse abbracciato la grandezza dell’eredità di J.S. Bach. Così Hoffmann ha infilato in coda al disco anche la Suite orchestrale n. 3 di Bach, o meglio una variazione del suo secondo movimento »Air« (il cui titolo completo è »Air on the G String«), che chiude in modo davvero trionfale la visione di Hoffmann del suonare la chitarra elettrica in stile neoclassico, cioè ispirandosi alle opere dei giganti della musica classica.
»Headbangers Symphony« è un disco creato in modo del tutto privo di pretese, che segue sempre, con un’eleganza incredibile, l’obiettivo di mantenere un effetto di grande ascoltabilità, comandato da una musicalità compatta. Hoffmann non »sbrodola« mai gli arrangiamenti spargendo arpeggi scatenati con cui vorrebbe tenere testa agli archi. Una cosa del genere la farebbe molto in fretta, con ogni probabilità, Y.J. Malmsteen. Anzi, al contrario. »Headbangers Symphony« offre uno sguardo brillante su dove nasce la musica degli Accept e da dove viene. Mette a nudo il senso dell’ispirazione che sta dietro al comporre e al carattere musicale di Hoffmann. È un album di incredibile ascoltabilità e, lo ripeto, un album del giusto compromesso, della via di mezzo ideale nell’unire elementi musicali classici e metal.
Wolf Hoffmann – Scherzo (Ludwig Van Beethoven):
Formazione
Wolf Hoffmann – chitarra
Jason Bowld – batteria
Pat McDonald – batteria
Peter Baltes – basso
Matthias Rethmann – basso
John Billings – basso
Melo Mafali – tastiere
Orchestra Sinfonica Nazionale Ceca – archi
Produzione
Wolf Hoffmann
Tracklist
01. Scherzo (L. v. Beethoven)
02. Night On Bald Mountain (M. Mussorgsky)
03. Je Crois Entendre Encore (G. Bizet)
04. Double Cello Concerto In G Minor (A. Vivaldi)
05. Adagio (T. Albinoni)
06. Symphony No. 40 (W. A. Mozart)
07. Swan Lake (P. Tchaikovsky)
08. Madame Butterfly (G. Puccini)
09. Pathétique (L. v. Beethoven)
10. Meditation (J. Massenet)
11. Air On The G String (J. S. Bach)