Theme From A Perfect World

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Andy Timmons Band
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2016
Durata: 53:05
Voto: 4/5

Da quando il celebre Simon Phillips (ex-Toto), uno dei batteristi più interessanti al mondo, se non il migliore, o almeno il più completo, ha rimesso in moto il suo progetto Protocol, Andy Timmons è tornato a essere un ospite fisso dei palchi di mezzo mondo, e non solo di quelli del continente nordamericano da cui arriva questo eccellente asso della chitarra.  In soli tre anni Timmons si è esibito in Slovenia con i Protocol ben due volte!

Il tipo è noto per aver collaborato, agli esordi, con i fortunati hardrocker americani Danger Danger, per il suo variegato percorso discografico da solista, ma anche perché parecchi altri musicisti se lo sono voluti volentieri accanto sul palco: tra i nomi spiccano Olivia Newton John, Kip Winger (Winger), Paula Abdul, The Beach Boys, Paul Stanley (Kiss) e, ovviamente, tutta una serie di colleghi della “bibbia a sei corde”, come Steve Morse (Deep Purple), Mike Stern, Paul Gilbert (Mr. Big) ed Eric Johnson.

Stavolta Andy non ha firmato l’album solo con il suo nome, ma gli ha attaccato un »prolungamento«: la band. Voleva insomma un disco più compatto, dove i vari ingredienti suonassero in modo più bilanciato e convivessero alla pari negli arrangiamenti. Anche qui ci sono i due fedeli compagni di Andy, che lo accompagnano in tutti i suoi album solisti, cioè il bassista Mike Daane e il batterista Mike Marine, mentre per metà dei pezzi del nuovo album alla batteria c’è anche Rob Avsharian.

Quello che colpisce nell’ultimo lavoro di Andy Timmons è la sua incredibile varietà di idee e l’effetto, a dir poco marchiante, dei motivi guida. Già al primo ascolto risultano estremamente contagiosi, quasi invasivi, e quindi si memorizzano in un attimo. Sul piano espressivo questi motivi sono così forti che in alcuni brani di assoli di chitarra classici, quelli che ti aspetteresti per forza da un »Conan della chitarra« come Andy Timmons, non ce ne sono proprio (Winterland, Sanctuary). E non solo. In quei punti non servono affatto, quindi non se ne sente la mancanza. L’ha sentito lo stesso Andy, e ha deciso che non avrebbe riempito di assoli tutti i pezzi. Come sempre, anche stavolta Timmons ha puntato tutte le carte della sua espressione artistica sulla caccia al grande valore musicale!

Questa volta Andy Timmons segue rigorosamente il proprio istinto. Perché lo stato d’animo che vuole creare con la sua chitarra raggiunga l’effetto desiderato, si affida ai motivi guida. I brani mantengono l’alternanza strofa-ritornello, mentre nei passaggi mid-eight, al posto degli assoli (nel senso tipico del termine), Timmons spesso rielabora il motivo guida con una semplice serie di accordi, che si concedono naturalmente qualche deviazione improvvisativa, senza però sacrificare nemmeno per un attimo la compattezza dei brani. In parole povere è una specie di »assolo con gli accordi«, cosa di cui nella sua carriera si è servito parecchio, per dire, Alex Lifeson (Rush), e per Timmons non è più una novità. Al posto del classico assolo che ti aspetteresti c’è quindi un ornamento armonico fatto di una sequenza di accordi, o di una semplice linea a una voce, che mantiene altissima la musicalità.  Certo, ci sono anche brani conditi con acrobazie prese dai celebri sacri testi della teoria a sei corde di Timmons.  Come la title track, che è anche il pezzo portante del disco, dato che è il più movimentato di tutti, o come Welcome Home verso la fine dell’album.

Anche se il rock chitarristico di questo album resta legato soprattutto al campo dell’hard rock melodico, le parti più morbide e sofisticate suggeriscono che Andy Timmons è anche un maestro delle virtù jazzistiche (per esempio la conclusiva On Your Way Sweet Soul), e sa bussare pure alla porta della malinconia, attraverso un intreccio molto interessante di elementi neoclassici e blues nella raffinatissima e sensibile The Next Voice You Hear. Insomma, Timmons è molto razionale nel dosare le note e con gli anni si »calma«. Segue l’assioma meno è meglio, godendosi l’esplorazione del decadimento di ogni singolo suono. Distribuisce le note con abilità e concisione, e ognuna la suona con una morbidezza finissima, con una raffinatezza da filigrana. Per questo »The Theme From A Perfect World« è un album estremamente ascoltabile. Soprattutto se pensi che stiamo parlando di un disco strumentale. Tutto è assolutamente al servizio della melodia e dell’evocazione di stati d’animo: con questi, Andy Timmons in questo album si rivolge con disinvoltura all’ascoltatore e lo guida per tutto il disco, di qualità eccezionale, con cui Timmons, come musicista, ha decisamente superato il suo esame di maturità.

Andy Timmons Band – Winterland:

Formazione

Andy Timmons – chitarra
Mike Daane – basso
Mike Marine – batteria
Rob Avsharian – batteria 

Produzione

Andy Timmons

Tracklist

01. Ascension 
02. Winterland 
03. Theme From A Perfect World 
04. Sanctuary 
05. The Next Voice You Hear 
06. Lift Us Up (Something Wicked This Way Comes) 
07. That Day Came 
08. Firenze 
09. Welcome Home 
10. On Your Way Sweet Soul 

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