Visoko v nebo

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Leonart
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2016
Durata: 39:18
Voto: 4.5/5

Oggi è difficile trovare una band con una strategia così raffinata per conquistare  il cuore del pubblico musicale sloveno (indirettamente, ovviamente, tramite i media a disposizione – frequenze radio, You Tube, ecc…) e di conseguenza per piazzarsi con efficacia nel »mainstream« musicale sloveno – cioè in quei suoni da onde medie, piacevoli e rassicuranti – come succede con i Leonart. Abbiamo davanti infatti il loro debutto in studio »Visoko v nebo«, rimasto a cuocere per ben quattro anni. È nato lentamente, sotto il segno di un grande perfezionismo, dietro al quale c’è una squadra rodata di quattro musicisti con una visione musicale asciutta e ben definita e un’anima che va a caccia di estetica artistica.

Non stupisce l’enorme impegno della band, visto che può vantarsi senza nascondersi di una qualità musicale che le copre volentieri le spalle mentre si dà da fare con l’autopromozione. Prima dell’uscita del debutto in studio, infatti, i Leonart avevano già pubblicato quattro videoclip e ben sette singoli di presentazione. Il pubblico non addetto ai lavori ha quindi potuto conoscere più di due terzi del disco ancora prima che arrivasse alla data di uscita ufficiale, cioè sugli scaffali dei negozi.   

»Visoko v nebo« è un debutto in studio sopraffino e levigato, dal carattere pop art rock di presa immediata e dal sapore di cultura urbana, che attraverso dieci pezzi si rivolge all’ascoltatore in modo (per la percezione comune) estremamente simpatico e facilmente accessibile. I pastelli sonori naturali con cui la produzione dell’esperto Martin Bezjak colora questo lavoro sono solo la ciliegina sulla torta di una »costumografia« d’arrangiamento ben rifinita per dieci brani compatti ed efficaci, che in poco meno di quaranta minuti sviluppano un alto livello di musicalità (Ko si tu).

Anche se i paragoni stereotipati sono possibili e i Leonart in questo senso di certo non inventano l’acqua calda e non portano nessuna rivoluzione musicale, dietro a ogni brano c’è il perfezionismo della meccanica di precisione da orologiaio, di chi si accanisce su ogni minimo dettaglio e, con un’ottimizzazione perfezionista progressiva, porta sull’album nel suo insieme un momento di estetica pop dall’effetto altissimo.   

Quello che irradia questo disco è un dialogo sincero e sentito tra quattro musicisti che si conoscono da tantissimo tempo e che di chilometri musicali ne hanno macinati parecchi. Gli arrangiamenti vari, che fondono nella carta d’identità carismatica dell’album diversi scarti di genere, mostrano che abbiamo a che fare con interpreti musicali eccellenti. La fusione di deviazioni di genere verso le figure della cinetica della funk da ballo (Vroč poljub), del flirt blues/funk (Povabi me na ples), del reggae e del surf (Nora noč), sottolineata a tratti anche dal rock’n’roll con un tintinnio di chitarre sempre ben percepibile (la divertente opener Danes me ni), dimostra che i Leonart, di base, sono rocker. Nei passaggi di mid-eight ci sono anche assoli di chitarra, ma si rivolgono all’ascoltatore con modestia e senza nessuna pretesa, perché seguono l’assioma »meno è meglio« e tengono così in modo efficace il formato compatto dei brani. A legare tutti questi momenti diversi dell’album ci pensa il spiccato senso della band per la melodia contagiosa, che però è un riflesso tipico delle origini geografiche del gruppo. I Leonart (con testi in sloveno) nello sviluppo delle melodie portanti e delle atmosfere suonano quasi scolasticamente sloveni. Insomma, con noi c’è quel velo di malinconia atmosferica che sul pianeta sviluppano, nella loro specificità espressiva tipica, solo gli sloveni. Per questo diventeranno subito interessanti anche per gli amanti della cultura art più raffinata, tipo quella dei Dan D, diciamo dei tempi dei primi tre album. I brani Moje mesto e Pojem zate hanno addirittura un pizzico di cosmesi indie pop rock che, con testi in inglese, volentieri adotterebbe perfino l’odierna generazione MTV alla moda.

Nell’arrangiare i Leonart hanno pensato a tutto. Voci di accompagnamento aggiuntive a vestire lo sfondo delle linee vocali principali, un suono d’accompagnamento più denso grazie a più linee di chitarra, che spesso si fanno da parte davanti ai suoni acustici. C’è sempre il calore, chiaramente in contrasto e costantemente efficace, della vivacità musicale del basso, e un lavoro attivo della batteria che nei punti giusti ravviva lo sviluppo dei brani con rullate leggere ma necessarie. Nella gradazione crescente delle atmosfere dalla strofa al ritornello, un ruolo importante lo giocano spesso anche le tastiere, che si inseriscono con giocosità nel dialogo con le chitarre e nobilitano il carisma art dei pezzi. La voce principale ha un timbro molto gradevole e un’interpretazione sempre sensibile e intuitiva. È la ciliegina sulla torta della credibilità di questo lavoro, e di sicuro è stato fatto un sacco di lavoro anche sulla metrica dei versi, perché l’interpretazione in sloveno mantiene una nota straordinaria di musicalità, cioè raggiunge una grande cantabilità, a cui il pubblico ai concerti della band può unirsi subito.

L’album »Visoko v nebo« è quindi un bellissimo album pop rock, di carisma artistico ben costruito e di visionarietà musicale tipica, cucita sotto il sole sloveno. Un album »mainstream« sloveno più bello, che rifletta la fusione tra il rock della vecchia scuola e gli impulsi alla moda dell’estetica pop di oggi, non potremmo quasi desiderarlo. 

Leonart – Danes me ni:

 

Formazione

Sebastijan Lukovnjak – voce, chitarra, tastiere
Andrej Knehtl – chitarra, cori
Martin Počkar – basso, cori
Marko Brvar – batteria

Produzione

Martin Bezjak

Tracklist

1. Danes me ni
2. Vroč poljub
3. Pojem zate
4. Moje mesto
5. Podoknica
6. Nora noč
7. Ko si tu
8. Dim nad mestom
9. Nov dan
10. Povabi me na ples 

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