Immortals
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Firewind
Etichetta: Century Media
Uscita: 2017
Durata: 49:13
Voto: 4/5
I Firewind tornano con il loro ottavo album in studio. Parliamo della band greca di Salonicco guidata dal mostro della chitarra o divinità della sei corde (come preferisci) Gus G, per il resto chitarrista dell’intronizzato principe pazzo delle tenebre Ozzy Osbourne. Da un progetto inizialmente modesto al vero successo internazionale! Questa è la storia dei Firewind. Il gruppo, in giro dal 1998, quindi uno che ha fatto in tempo ad agganciare l’ultimo vagone dell’ondata di assalto power metal esplosa nella seconda metà dei Novanta, si presenta ora con un nuovo disco costruito attorno a un concept sulle intrepide battaglie dei Greci contro i Persiani, con il culmine dello scontro tra le due parti alle Termopili e a Salamina (480 anni prima della nostra era), roba che già nel 1986 gli Iron Maiden cantavano a squarciagola, con i testi sfrenatamente istruttivi del noto storico laureato Bruce Dickinson.
Dunque. Al di là dei cliché. I Firewind sono power metal, ma power metal con il proprio carisma artistico e un formato inconfondibile. Semplice. Merito dell’unico e straordinario Gus, che su questo disco conferma la sua maturazione in ottimo compositore. I suoi assoli restano un piacere speciale e una storia a sé. Il tizio resta fedele al suo stile neoclassico e non si schioda di un centimetro. Così come Gus G resta estremamente veloce negli assoli, i Firewind restano estremamente veloci anche nello sviluppo dei nuovi pezzi. Conoscono perlopiù solo la velocità massima, e in questo senso si sviluppa anche l’album nel suo insieme. Fanno eccezione le intro e le chiusure d’atmosfera dei brani, che non fanno che rafforzare il lato epico e bombastico di questo disco marcatamente pomposo (Ode to Leonidas).
Gus G ha al suo fianco dal 2004 Bob Katsionis. Di norma è il chitarrista dei più recenti Serious Black, band di metal melodico, ma nei Firewind fa il tastierista e, ogni tanto, il chitarrista ritmico (dipende da cosa richiede il singolo pezzo). Si aggancia alle »perversioni« chitarristiche di Gus con le tastiere, e il duo sviluppa di continuo (nei passaggi middle-eight) un furioso fuoco incrociato di scorribande soliste tra chitarra – tastiere. Non sorprende quindi che l’opener Hands Of Time ricordi volto e opera dei finlandesi Stratovarius. Per fortuna questa sensazione c’è solo nel pezzo d’apertura. Per il resto l’album, come insieme, funziona per portata generale del genere power metal: aggressivo, rabbioso, sfrenato, come si deve, anche sinistro e cupo. Niente paura di »strimpellate« leggere, e al contempo la band può vantarsi di un salto di maturità, visto che ha messo insieme un blocco di mazzate power metal estremamente compatte e di qualità pari, tra cui è difficile scegliere i picchi. Per fortuna questo significa anche che sull’album non si trovano brani »riempitivi«, di quelli che servono a comprare minutaggio alla band. Un pezzo come Live And Die By The Sword è costruito addirittura su più cambi di motivo e di ritmo, il che, dato lo sviluppo del brano sempre fluido e graduato nella dinamica, è un’ulteriore prova delle virtù compositive di Gus e compagnia. In questo senso i Firewind, per produzione e per composizione, sono più vicini, per dire, all’approccio tedesco all’heavy metal. I paralleli compositivi si trovano più facilmente, per esempio, con i lavori solisti dell’ex chitarrista degli Accept Herman Frank. Si sente chiaramente, per dire, nel fraseggio chitarristico di Back On The Throne. A proposito di questo pezzo: la parte iniziale è sbalorditiva, con un arrangiamento di tastiere incredibilmente simile agli arrangiamenti dei due album »House Of Athreus« dei Virgin Steele.
Il cambio di cantante, con Apollo Papathanasio (Spiritual Beggars, Evil Masquerade) sostituito da Henning Basse (ex-Metalium), alla resa dei conti si rivela il fattore più rischioso, quello per cui i nuovi Firewind rischiavano di non rendere almeno quanto il precedente lavoro in studio »Few Agianst Many« (2012). Paura inutile. Anche Basse è evidentemente maturato negli anni fino a diventare un cantante di primo livello, e la sua stoica tiepidezza e inespressività dei tempi dei Metalium è dimenticata. Nei Firewind porta tutta la varietà di colori di un’esecuzione melodicamente attraente e autorevole che il nuovo album richiede. Cambio di cantante azzeccatissimo!
Con »Immortals«, al di là della storia da cliché e ormai logora di un concetto storico come quello degli intrepidi opliti greci, i Firewind hanno forse sfornato addirittura il disco più potente della loro carriera, perché il nuovo lavoro esprime una maturità incredibile nell’incastrare composizioni intelligenti e ponderate in un formato power metal sempre attraente. E questo nonostante nel genere sia stato detto tutto già da un pezzo. Ma i Firewind riescono anche stavolta a mantenere la propria carta d’identità artistica nel maneggiare il mestiere del power metal.
Firewind – Ode To Leonidas (video ufficiale):
Formazione
Henning Basse – voce
Gus G – chitarra, cori
Bob Katsionis – tastiere, chitarra ritmica, cori
Petros Christodoulidis – basso, cori
Johan Nunez – batteria
Produzione
Gus G & Dennis Ward
Tracklist
01. Hands Of Time
02. We Defy
03. Ode To Leonidas
04. Back On The Throne
05. Live And Die By The Sword
06. Wars Of Ages
07. Lady Of 1000 Sorrows
08. Immortals
09. Warriors And Saints
10. Rise From The Ashes
11. Visions Of Tomorrow (bonus track)