Upor
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Praprotnice
Etichetta: SPD Edinost
Uscita: 2017
Voto: 4/5
Recensioni di questo genere su RockLine sono sempre discutibili, eppure. In fondo articoli così devono uscire ogni tanto, ed essere pubblicati. Punto. Perché dal lato musicale ed espressivo sono così particolari e diversi. Le Praprotnice sono un quartetto della Carinzia austriaca che suona brani legati, in un modo o nell’altro, ad atti di eroismo. Nel senso vero della parola. Il punto di tutto è quella cosa che possiamo chiamare senso collettivo e intuitivo del giudizio su cosa sia un mondo giusto e sulla lotta per ottenerlo. Il collettivismo può tirare fuori dall’essere umano il meglio o il peggio. I tempi sono quelli che sono: la massa reagisce in negativo, il sistema ci spreme fuori il lato peggiore, e si vede nell’intolleranza verso la diversità a ogni livello del nostro modo di vivere, che diventa sempre più una vita di gesti »miserabili«. Gli intelligenti tacciono saggiamente, restano sempre più soli, fino a ridursi a quel manipolo criticamente decimato di persone assennate che devono far scattare la rivolta e ribellarsi. A ogni costo.
Così l’esordio »Upor« mette sul piatto ben sedici reinterpretazioni di brani per lo più noti, nati dall’ispirazione della lotta per la causa giusta. Con la rivolta. Alcuni di questi sono sicuramente ben conosciuti in Slovenia. Come Na oknu glej obrazek bled e Počiva jezero v tihoti, pezzi che ai tempi della rivolta abbiamo tradotto in sloveno. Ci sono poi reinterpretazioni di brani che cantano gesti di eroismo a cui il nostro territorio è legato storicamente verso sud (Bilečanka) e verso nord (Trije rdeči žvižgi, che in origine appartiene al gruppo folk austriaco Schmetterlinge; in chiusura si può ascoltare anche la versione in tedesco). Come gli sloveni, anche altri popoli hanno storie così. I greci hanno Sotiris Petrulas. Da lì arriva l’omonimo brano scritto da Mikis Theodorakis, in una commovente reinterpretazione delle Praprotnice; al giro dopo rendono omaggio allo stesso modo al Cile e all’eroina cilena Marta Ugarte (su »Upor« trovi la cover di Marta Ugarte se queda), la band tocca persino il klezmer ebraico con Tango of Warsaw Ghetto, e si spinge fino alla Penisola iberica (la portoghese Grandola, Vila Morena)
Al quartetto ha dato una mano il tandem sloveno composto da Katarina Juvančič e Dejan Lapanja. Katarina ha contribuito a rifinire l’immagine dei brani, per esempio per Na kateri strani si, che ha alle spalle la storia dei minatori americani, di cui ha tradotto il testo in sloveno, e le Praprotnice hanno eseguito a modo loro anche uno dei suoi pezzi d’autore, Češnjev cvet, mentre il »mago multitasking« Dejan (come c’era da aspettarsi) si è occupato della produzione dell’album.
Le Praprotnice non sarebbero mai così espressive se l’intreccio delle tre voci non raggiungesse una dolcezza, una sensualità e una morbidezza straordinarie, un modo contagioso di parlare all’ascoltatore attraverso la musica. Nell’arrangiamento scelto per i brani. Le voci poggiano su armonie che si fondono con gusto, e possono suonare malinconiche, sfidanti, inflessibili, struggenti. La tavolozza di sensazioni continua quando le cantanti si rivolgono direttamente a chi ascolta. Né va trascurato il contributo del fisarmonicista Jörg Errenst, che negli anni si è praticamente specializzato nell’arrangiare canzoni con un messaggio di rivolta. Anche la fisarmonica parla senza pretese, segue le melodie con un feeling incredibile e, con la sua morbidezza e sensualità, completa in modo azzeccatissimo la portata vocale di un coretto frizzante e vivace di tre cantanti appassionate. Niente escandescenze. Meglio sottovoce e con delicatezza, piuttosto che »a rotta di collo«.
Anche se le Praprotnice non inventano l’acqua calda e non portano nulla di inaudito, ma solo un’altra reinterpretazione di brani (per lo più) diventati popolari in tutto il mondo, con una poesia che può far sentire a disagio chi pensa di essere costretto a vivere nel passato, il messaggio di questi pezzi nei tempi nuovi è più attuale che mai. Le forze del male e dell’oscurità sono di nuovo in marcia, il buon senso è stato venduto, un manipolo di egocentrici incoronati, vincolati a un’eterna cospirazione, manipola per l’ultima volta, attraverso un quasi-moralismo, l’impotenza e la servilità delle masse grigie e asservite, perché il risveglio è vicino. Il sistema crolla, ma gli assurdi saranno sempre di più. E siccome la storia non ci insegna niente, una nuova guerra mondiale è dietro l’angolo. Ancora qualche mossa da pazzi e ci ritroveremo lì. Stavolta sarà la peggiore. Per questo prodotti come l’album »Upor«, nei tempi nuovi, hanno la forza di un grande messaggio: questa poesia, insieme ai ricordi, ci costringe a pensare, ci apre gli occhi e ci dà la forza, sì, a chi di voi è e a noi che siamo ancora sinceri nel cuore, di trovare ancora gesti di statura morale, mentre scopriamo dentro di noi tolleranza, moderazione, accoglienza, calore e compassione. Al di là della bassezza di gerontocrati folli che non mollano i loro troni. È il loro gioco e il loro tempo sta finendo. In un modo o nell’altro. Con le buone o con le cattive. La verità e la giustizia sono una sola. E a questo non puoi sfuggire. Questo è »Upor«.
Formazione
Rozi Sticker-Tratar – voce
Nadja Pörtsch – voce
Hanca Pörtsch – voce
Jörg Errenst – fisarmonica
Produzione
Dejan Lapanja
Tracklist
1. Trije rdeči žvižgi
2. Widerstand
3. Sotiris Petrulas
4. Bilečanka
5. Marta Ugarte Se queda
6. Tango Of Warsaw Ghetto
7. Grandola, Vila Morena
8. Na kateri strani si?
9. Češnjev cvet
10. Žuravli
11. AušvicateHin Kher Baro
12. Na oknu glej obrazek bled
13. I Ain’t Afraid
14. Počiva jezero v tihoti
15. Upor
16. Drei rote Pfiffe