Turbo 30 (Remastered 30Th Anniversary Edition)
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Judas Priest
Etichetta: Sony Music
Uscita: 2016
Durata: 41:10 (durata dell’album "Turbo") // 101:45 (concerto sui due CD extra)
Voto: 4.5/5
A fine dell’anno scorso, a trent’anni dall’uscita, è tornato in versione riedita un classico dei Judas Priest: »Turbo«. Parliamo del cosiddetto brutto anatroccolo nella vasta discografia di questa leggendaria band britannica, per molti versi pioniera del metal di oggi, nata nel 1969 a Birmingham, che ha attraversato una carriera lunghissima.
L’album »Turbo« ha già avuto la sua recensione sulle nostre pagine, più di dieci anni fa. La puoi leggere per intero QUI. Per questo stavolta non ci addentriamo nei dettagli e nel dietro le quinte della nascita del disco.
È risaputo che i Judas Priest, dopo il tour di enorme successo a supporto dell’ottimo »Defenders of the Faith« (1984), che ancora oggi è considerato uno dei lavori migliori della loro carriera, avevano voglia di una bella gita nel mondo delle avventure sonore sperimentali. Dei Judas Priest si è sempre detto che avessero un coraggio autoriale fuori dal comune, visto che di disco in disco hanno messo a segno trasformazioni sonore e stilistiche audaci e riuscite. Con »Turbo«, però, la mossa non ha pagato granché. In un periodo in cui i sintetizzatori avevano invaso il mondo della musica commerciale, piantandosi piano piano prima nell’AOR e nell’hard rock, quella moda passeggera non poteva certo risparmiare nemmeno il metal, o meglio la sua fisionomia di allora. Il thrash metal era giovane e rigoglioso, del movimento NWOBHM restava solo un po’ di brace sotto la cenere, restavano i titani Iron Maiden, che i Metallica in quel periodo stavano raggiungendo e via via superando, death metal e black metal erano ancora nelle doglie del parto, per fortuna nessuno pensava ancora al folk metal Quanto agli esperimenti con i sintetizzatori nel metal di allora, non è più un segreto che di gran lunga la cavarono meglio gli Iron Maiden, che si allontanarono il meno possibile dal loro suono originario quando nel 1986 uscì il loro straordinario e indimenticabile »Somewhere In Time«. I Saxon, invece, a un passo dal essere scaricati dalla EMI, cercarono freneticamente (e senza successo) di sfondare un’ultima volta sul mercato americano con la zuccherosa »Destiny«, in versione AOR, che si piegava sotto il peso dei sintetizzatori. Da questo punto di vista i Judas Priest sembravano molto più sciolti. Il mercato americano l’avevano conquistato da un pezzo, quindi “Turbo” è sì un album parecchio orientato al commerciale, ma nel complesso è decisamente un’assoluta stranezza musicale, la più strana mai uscita in tutta la galassia. Purtroppo, in certi punti questi sintetizzatori sono arrangiati in modo parecchio goffo e incrociati con la distorsione metal di base, quindi con »Turbo« i Judas Priest faticano a giustificare la credibilità sudata, la fama e il loro alto valore, se ti guardi indietro ai predecessori e ai traguardi indimenticabili della carriera, a partire dai momenti più alti, come »Screaming For Vengeance« (1982), »Defenders of the Faith« (1984) e/o »British Steel« (1980).
Nelle frasi di chitarra si è infilato quel suono compresso dei sintetizzatori, che nell’opener Turbo Lover non rappresenta nemmeno un gran problema, mentre combina qualche guaio poco più avanti, soprattutto nell’intro piuttosto sfortunato e asciuttino della ballad Out in the Cold, che dal punto di vista compositivo è comunque uno dei picchi dell’album »Turbo«. »Turbo« ha qualche momento di scrittura potente. Ci mettiamo: Turbo Lover, Locked In, la già citata Out in the Cold e la conclusiva Reckless, che i pezzi grossi dell’industria cinematografica avevano corteggiato invano la band perché la cedesse come colonna sonora del film »Top Gun«. Se i Judas Priest avessero accettato, il pezzo poi non avrebbe potuto finire su »Turbo«. Al suo posto, nella colonna sonora di »Top Gun« è finita l’ottima Mighty Wings dei Cheap Trick. Tra i momenti migliori di »Turbo« si può accettare, con qualche riserva, anche Hot For Love.
I momenti più deboli dell’album dal punto di vista compositivo sono: Parental Guidance, Private Property, Rock You All Around the World e Wild Nights, Hot & Crazy Days. Con dei testi piuttosto scemi (i Judas Priest non sono mai stati considerati poeti particolarmente brillanti) che accompagnano questi pezzi, nei brani i Judas Priest “si trascinano” parecchio verso il momento »party time«, ma di quello ce n’era già in abbondanza sul più morbido »Point of Entry« (1981), per cui stavolta la cosa non accende. La freddezza digitale della produzione, ovvero l’estraneità sonora totale rispetto al metal, è ulteriormente amplificata dall’inserimento della drum machine, che ha un ruolo di primo piano nella composizione. Il batterista Dave Holland ha fatto stavolta la parte del perfetto comparsa, e una sorte simile lo aspettava anche nel 1988, quando i Judas Priest pubblicarono l’album “Ram It Down”. Ma quella è un’altra storia. I ritmi su “Turbo” sono monodimensionali, i passaggi sono rari, se ci sono, e il passo di danza su »Turbo« viene sostituito senza problemi dall’»headbanging«, su cui i metallari, all’uscita del disco nel 1986, contavano a torto e invano. Insomma, oggi su RockLine questo album si beccherebbe tre stelle su cinque. La versione remasterizzata di questa ristampa, poi, non porta nemmeno differenze sonore particolari se la metti a confronto con il remaster della ristampa di questo album del 2002.
Qual è allora il vero valore aggiunto di questa versione ampliata, nuovamente remasterizzata e ripubblicata di »Turbo«? Non è difficile da indovinare. Sono i due CD extra, su cui è catturato l’intero concerto suonato nella tappa americana del tour mondiale di allora, quando i Judas Priest si esibirono a Kansas City, nella Kemper Arena. Si tratta infatti di un’istantanea live dallo stesso tour (“Fuel For Life World Tour”) da cui deriva il documento live ufficiale uscito nel 1987, »Priest.. Live!«. Siccome il formato vinile di allora imponeva dei limiti di tempo, »Priest… Live!« è un album tagliato e adattato. Così non è mai uscito in un unico pezzo, dalla testa ai piedi. Solo il suo remaster del 2002 ha servito qualche brano in più tra quelli che i Judas Priest suonavano in quel tour. Ecco, la registrazione dalla Kemper Arena di Kansas City sorprende, non solo per un suono divinamente stirato a lucido che, con la sua “ruvidità” rapace, fa subito venire la pelle d’oca, ma già dalla scaletta. In seconda posizione non c’è infatti Heading Out to the Highway, ma l’ottima Locked In, che su »Priest… Live!« manca. Anche più avanti chi compra la nuova versione viene premiato, quando arriva a uno dei momenti migliori di »Point of Entry«, cioè il brano Desert Plains, mentre il gioiello della corona di questo documento è l’esecuzione di »Sad Wings of Destiny« (1976), il classico Victim of Changes. Esecuzione impeccabile. La domanda è quanto i Judas Priest abbiano “stirato” il suono prima di pubblicare questo documento live, visto che è noto che l’hanno sempre fatto volentieri e anche che ci hanno dato dentro parecchio. Halford alla voce regge dignitosamente per tutto lo show. Però già in queste registrazioni si sente che faticava a trasferire la potenza vocale. Halford cantava volentieri soprattutto di gola e la voce, quando la potenza si sviluppa, diventa decisamente assottigliata e nasale mentre porta la forza dai registri medi a quelli alti (la strofa di Some Heads Are Gonna Roll). Ogni tanto, poi, “traballa” e “sbanda” rispetto alla posizione ideale in cui tenere le linee vocali principali. Detta in parole povere, significa che su questo documento si insinua qualche “stecca” vocale più lieve, che però non è così marcata come si sente sul concerto extra della ristampa ampliata dell’album »Defenders of the Faith«, uscita anch’essa per il trentennale, di nuovo nel 2015.
Insomma. Se sei un fan dei Judas Priest, non ci penserai un attimo e non starai lì a pesare se questo documento vale l’acquisto o no. Anche se l’album »Turbo« ce l’hai da una vita nella tua collezione dei dischi preferiti e anche se non ne sei un fan sfegatato, vale la pena mettere le mani sulla versione »Turbo 30«, per un motivo semplicissimo. Ti aspetta (su entrambi i dischi extra) un documento live eccezionale che, sotto molti aspetti, migliora l’uscita live ufficiale »Priest… Live!« e la mette in ombra senza fatica. La differenza è così grande che »Priest.. Live!« te lo dimenticherai in fretta.
E “Turbo”? Resta, nonostante la marcata sperimentazione sonora che ha attraversato, un classico dei Judas Priest. Così com’è. Se ti avvicini all’ascolto di questo album per la prima volta in assoluto, o se non hai il “purismo” del suono retrò del metal anni Ottanta, “Turbo” ti affascinerà di sicuro e ti ripagherà alla grande.
Judas Priest – Locked In (“Live at the Kemper Arena, Kansas City” ):
Formazione
Rob Halford – voce
K.K. Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria
Produzione
Tom Allom
Tracklist
CD 1.: “Turbo” (versione remasterizzata dell’album originale):
1. Turbo Lover
2. Locked In
3. Private Property
4. Parental Guidance
5. Rock You All Around The World
6. Out In The Cold
7. Wild Nights, Hot & Crazy Days
8. Hot For Love
9. Reckless
CD 2.: “Live at the Kemper Arena, Kansas City”
1. Out In the Cold
2. Locked In
3. Heading Out To The Highway
4. Metal Gods
5. Breaking The Law
6. Love Bites
7. Some Heads Are Gonna Roll
8. The Sentinel
9. Private Property
10. Desert Plains
11. Rock You All Around The World
CD 3.: “Live at the Kemper Arena, Kansas City”
1. The Hellion
2. Electric Eye
3. Turbo Lover
4. Freewheel Burning
5. Victim Of Changes
6. The Green Manalishi (With The Two -Pronged Crown)
7. Living After Midnight
8. You’ve Got Another Thing Coming
9. Hell Bent For Leather