Spirit

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Depeche Mode
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 2017
Durata: 49:59
Voto: 4/5

Se non ora, quando! Questo è esattamente il momento giusto per un album come quello che i Depeche Mode hanno pubblicato con »Spirit«. Si può dire che  »Spirit« sia il primo album di una band di fama mondiale e di enorme successo commerciale, di quelle che riempiono gli stadi, a fare i conti senza veli con le follie di questo splendido mondo nuovo. Penso soprattutto alla rivolta di tanti artisti di fama mondiale (escluso il furbo e interessato opportunismo degli U2), che senza peli sulla lingua hanno reagito duramente all’avanzata dei repubblicani americani e alla loro conquista della poltrona presidenziale negli USA. I Depeche Mode riversano quindi su »Spirit«, senza freni, tutto quello che sentono davanti agli ultimi eventi nel mondo.

I Depeche Mode hanno iniziato la carriera da ribelli e, con quella ribellione, senza volerlo e senza saperlo, hanno acceso una vera piccola rivoluzione nello sviluppo del rock’n’roll, spingendolo verso i suoni digitali della sintesi, fino alle varietà elettroniche più raffinate. dell’estetica synth art pop. E se, dopo molti anni di evoluzione sonora e stilistica perpetua e di successo, il predecessore »Delta Machine« non era riuscito a parlare con soluzioni musicali convincenti e i Depeche Mode vi sembravano invecchiati, svuotati, esauriti, il suo successore »Spirit« è esattamente quello che la band cercava già con il disco precedente. Già dalle prime battute di Going Backwards ti diventa chiaro all’istante che ascoltare il nuovo album dei Depeche Mode sarà un boccone parecchio interessante e una sfida a modo suo. Quello che mancava a »Delta Machine«, lo porta »Spriit«. Ed è quella rabbia ribelle. Incredibile, ma non fai fatica a sentirla. E da signori maturi e ben sistemati, che tra poco compiranno ciascuno il proprio sessantesimo anno di vita.

Che i Depeche Mode, con la maturità, si siano trasformati in veri maestri del cupo elettronico, di un’atmosfera depressiva e pesante che nelle mani della finezza creativa e visionaria è unica sul pianeta, non è più una novità. Anche la loro faccia da band da classifica è parecchio diversa da quella dei mitici anni Ottanta e di gran parte dei Novanta. L’ultimo hit davvero contagioso lo registriamo con Precious, uscito sul »Playing the Angel« di dodici anni fa. Del resto, fu allora che i Depeche Mode visitarono la Slovenia per la prima volta, e con l’album »Spirit« ci tornano, il 14.05.2017, per la seconda! Oggi i Depeche Mode intendono la parola hit in modo parecchio diverso da dieci e più anni fa. Gli hit oggi non li cercano a ogni costo. L’arte è quindi il fuoco espressivo principale e il motore di una band matura.

Già con il primo pezzo, Going Backwards, che in effetti ricorda il citato Precious, solo che la frase guida ha una musicalità capovolta e di conseguenza il brano apre l’album in modo decisamente cupo, i Depeche Mode constatano con delusione la retrogradità dello »sviluppo« della civiltà occidentale contemporanea e gli assurdi con cui l’uomo comune si scontra oggi solo per riuscire a reggersi in piedi nel sistema capitalista moderno. In Where’s The Revolution, che per contagiosità musicale e per il ritmo ben calibrato e ballabile è tra tutti i brani del nuovo album quello che prende più forte, fanno i conti con altrettanta delusione con la comodità in cui è rimasta incagliata la grigiore del pensiero unico di massa, che in fondo ha contribuito a portare la società alla sua caduta e ha tradito le speranze della band (»C’mmon people, you let me down« sbraita Gahan). Proprio così si chiude anche l’album, con la fenomenale The Fall di Gore, dove l’autore e compositore principale del nuovo disco dei Depeche Mode, con la sua parte vocale, non dimentica di infilare anche l’osservazione: »Siamo fottuti« (We’re fucked!«).  Un finale che, dal punto di vista compositivo, è uno dei più interessanti e dei più mossi, ed è quindi tutt’altro che pieno di ottimismo. Anzi, il contrario.

E questa atmosfera depressiva, di cui »Spirit« è pieno zeppo stavolta, insieme al peso di un messaggio poetico forte, funziona in modo fenomenale. Anche stavolta i Depeche Mode affrontano la prigionia dell’anima d’artista nelle catene della realtà crudele, il cedere alle tentazioni che ne consegue (alla ricerca di una salvezza personale), il cuore spezzato, e naturalmente tornano l’erotismo (You Move) e le questioni religiose (Cover Me, con una parte centrale che evoca la sonorità retrò di momenti di »Violator«). Ma la nota di fondo del nuovo album è la critica alle follie attuali di questo splendido mondo nuovo. Dov’è il limite degli assurdi a cui assistiamo? Fino a che punto e quanto in profondità ci abbasseremo per un pugno di soldi? In questo senso si sviluppano anche The Worst Crime e la antimilitarista Scum. In quest’ultima la voce di Gahan fa i conti, senza alcun compromesso, con politici, multinazionali e cospirazioni di un pugno di influenti »invisibili« (uno dei quali si è finalmente stancato, di recente, di farsi trapiantare il cuore e cambiare il sangue).

Il brano Poison Heart porta un po’ del mimetismo di »Songs Of Faith and Deviotion«. Quindi ritmo rallentato, una grandiosità trattenuta, appena timida, che cresce giro dopo giro, sia nel suono sia nell’atmosfera, e che evoca la possibilità di inserire un gospel corale. So Much Love suona davvero old school. Il loop programmato evoca la sonorità degli anni Ottanta, il giro di chitarra fa l’occhiolino di sfuggita addirittura all’hit Never Let Me Down, e la sonorità uniformemente minimale bussa alla porta dei tempi del modernismo della »Neue Deutsche Welle«, derivato dal “krautrock”.  A proposito, è davvero interessante come il brano Poorman (con un motivo di chitarra inserito con grande abilità) e il suono di sintesi scelto come guida evochino qualcosa che potrebbe venire dall’album »Construction Time Again«, soprattutto quello che si sente in Pipeline. Una simile sensazione sonora di ammiccamento al suono degli anni Ottanta, sorprendentemente, prosegue anche in  No More, mentre l’eccellente The Fall, che chiude l’album, è in realtà un brillante incrocio tra il mondo musicale nuovo e quello vecchio della band, e come tale uno dei picchi creativi e atmosferici del disco.

»Spirit« sembra un disco con cui i Depeche Mode hanno percorso un intero ciclo di sviluppo. È un album parecchio diverso da »Delta Machine« e non sembra la scusa per l’ennesimo tour megalomane di puro business. Per quanto riguarda la sostanza, è di nuovo un album dei Depeche Mode pienamente tangibile, che con la sua profondità penetrante, con le emozioni a nudo, la passione e tutto il carisma espressivo dei suoi autori ti toccherà nel profondo e, con la sua immediatezza, ti commuoverà anche.

Messaggio ed evoluzione del suono hanno trovato un dialogo comune straordinariamente equilibrato, e così »Spirit« funziona come insieme estremamente compatto, credibile nelle idee e convincente nell’espressione.  Corregge il retrogusto amaro di aridità del predecessore e conferma che la band ha ancora un mucchio di cariche creative. Quanto all’osservazione sul ciclo chiuso del percorso della band, »Spirit« ha un ammiccamento al passato (una sonorità retrò, a tratti nostalgica, che riporta in superficie gli anni Ottanta) e una buona dose di confessione artistica matura, che dai Depeche Mode di questi tempi ovviamente ci aspettiamo. La solita compattezza sonora in cui gli ornamenti chitarristici di Gore non possono mancare . L’album ha, in dosi equilibrate, momenti di fragilità e dolcezza, soprattutto nella seconda parte, mentre nell’avvio, con la sequenza dei primi due brani, si apre con spigoli affilati. In linea con la criticità dei messaggi.

Come detto. »Spirit« è un album eccellente che i Depeche Mode hanno semplicemente creato nel momento in cui ne avevano più bisogno. Non solo i membri della band, ma anche tutti i suoi fan. È un eccellente riflesso di sincerità e integrità artistica, garanzia dell’originalità della band, con cui i Depeche Mode ci hanno sorpreso ancora una volta in modo assolutamente positivo. Šoprattutto perché si trovano in un’era di piena maturità della loro attività, quando la maggior parte dei loro coetanei è ormai da un pezzo vuota e esaurita di idee.  

Depeche Mode – Where’s the Revolution (video ufficiale):

Formazione

Dave Gahan – voce
Martin Gore – chitarra, tastiere, sintetizzatori, cori, voce sui brani n. 7 e 12
Andy Fletcher – tastiere, sintetizzatori, cori 

Produzione

James Ford

Tracklist

1. Going Backwards
2. Where’s the Revolution
3. The Worst Crime
4. Scum
5. You Move
6. Cover Me
7. Eternal
8. Poison Heart
9. So Much Love
10. Poorman
11. No More (This is the Last Time)
12. The Fall 

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