Solitary Men

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Refuge
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2018
Durata: 55:28
Voto: 4/5

I Refuge, formazione heavy metal tedesca costruita in pratica sul nucleo classico dei veterani amburghesi Rage, quelli attivi dalla fine degli anni Ottanta fino all’album “The Missing Link”, pubblicano il loro debutto in studio. Chi l’avrebbe mai detto che i Refuge, nati del tutto a sorpresa dopo che nel 2014 si erano riuniti sotto il nome Tres Hombres per uno speciale concerto »incognito«, tenuto nella cittadina tedesca di Heme, nel segreto più assoluto, sarebbero andati avanti e avrebbero tirato dritto così a lungo da arrivare a un disco in studio.

Sì. I Rage nella formazione con Peter Peavy Wagner (voce, basso), Manni Schmidt (chitarra) e Christos Efthimiadis (batteria) sono di nuovo insieme, solo che non si chiamano Rage, ma Refuge. Tanto di cappello a Peavy, a cui alla sua età viene ancora voglia di farlo. Mantiene un’attività pazzesca. In primavera è stato in tour con i Rage per promuovere il nuovo album, e ora è già di nuovo sui palchi con il disco dei Refuge. Mossa furba, senza dubbio. Peavy, come capo di entrambe le band, guadagna quindi due volte: doppio cachet.

E poi l’album »Solitary Man«. Se i nuovi  Rage suonano come un mix dei vecchi Rage e di quelli successivi, con Victor Smolski in formazione, i Refuge sono una catapulta dritta ai tempi dei classici dei Rage »Perfect Man«, »Secrets In A Wierd World«, »Reflections Of A Shadows«, »Trapped« e »The Missing Link«. Cioè quegli album dei Rage che questo trio, quello che ascoltiamo ora su »Solitary Men«, ha messo insieme tra il 1988 e il 1993. Dove sono finiti quei tempi? Eppure. Produzione e suono: come tirati fuori da un barattolo con aldeide al 4%. Intatti. Come se lo spirito fosse uscito dalla bottiglia. Il suono che usa Manni Schmidt è un’incredibile reincarnazione di quell’epoca, ma ovviamente con il ritocco necessario, grazie al quale i vecchi volponi, incredibilmente scafati,  riescono a restare agganciati alle novità tecnologiche della produzione sonora del nuovo millennio.

Freschezza, sia nel suonare e nell’esecuzione sia nel comporre. Oppure diciamo così: la nascita di una chimica, in un istante, tra tre leggende della scena heavy metal tedesca. Manni Schmidt affascina di nuovo con il suo intuito nel dare forma a frasi di chitarra marchiate a fuoco e ammalianti, e allo stesso tempo stupisce con ottimi assoli, con cui in seguito ha lasciato il segno anche negli album “post-Uwe Lulis” dei Grave Digger, usciti tra il 2001 e il 2009. Tutto torna. La voce penetrante di Peavy di nuovo ruggisce e strilla a pieni polmoni. Con gli anni è diventata “più piena e più bassa”, ma conserva una forza e una vitalità fuori dal comune. Ci sono le frasi di chitarra incisive e marchiate di Manni Schmidt, e i rullati secchi ed esplosivi alla batteria di Christos Efthimiadis. Dal primo all’ultimo secondo dell’album. Qualunque sia il pezzo. Di sicuro parecchie idee sono vecchie, rimaste a dormire fino all’attivazione di questo trio. La cosa fantastica è che Peavy abbia riportato Schmidt sui palchi, perché Schmidt è considerato uno dei chitarristi heavy metal più incisivi che la scena tedesca abbia sfornato nella generazione che negli anni Ottanta ha rimesso in piedi il metal tedesco. Proprio su questo album si vede anche, indirettamente, cosa hanno perso i Grave Digger, dal punto di vista dell’espressività musicale, con l’addio di Schmidt. In We Owe A Life To Death, Schmiodt è semplicemente brillante nelle sue trovate soliste. I Refuge sono taglienti, dentati, violenti!  I passaggi di transizione, le uscite dai mid eight ribollono di trovate pittoresche, in cui entrano ovviamente anche armonie in terze. Alcuni riff sono anche leggermente allargati “sulle punte”, per questo »Solitary Men« funziona in modo molto rudimentale, abrasivo e crudo. Secco e senza complicazioni. Calcia e morde dritto in faccia. Colpisce al primo colpo e rappresenta un omaggio nostalgico alla scena heavy metal amburghese degli anni Ottanta e ai fan “sopravvissuti” dei Rage, che giurano soprattutto sul periodo della band a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta. Brillante.  

Formazione

Peter Peavy Wagner – voce, basso
Manni Schmidt – chitarra
Christos Efthimiadis – batteria

Produzione

Refuge

Tracklist

01. Summer’s Winter 
02. The Man In The Ivory Tower 
03. Bleeding From Inside 
04. From The Ashes 
05. Living On The Edge Of Time 
06. We Owe A Life To Death 
07. Mind Over Matter 
08. Let Me Go 
09. Hell Freeze Over 
10. Waterfalls 
11. Another Kind Of Madness (bonus track)

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