Spandau Ballet vincono la battaglia contro una piaga biblica (2015)
Luogo: Lignano Sabbiadoro / Arena Alpe Adria / Italia
Data: sabato, 08.08.2015
Nella piacevole località di vacanza italiana di Lignano sono arrivati per una serata di musica dal vivo gli Spandau Ballet, amatissimi eroi britannici del movimento new romantic degli anni Ottanta, che con il loro mix di new wave e pop rock, sulle ali di una tecnica a dir poco impeccabile, hanno entusiasmato (e ancora oggi entusiasmano) le folle di tutto il mondo a colpi di hit. L’anno scorso, nella stessa location, si erano esibiti i loro coetanei new wave Simple Minds, che nonostante le condizioni impossibili, con la pioggia a secchiate, avevano regalato una serata live strepitosa, quindi l’atmosfera super piacevole offerta dall’Arena Alpe Adria, locale all’aperto, ce la ricordavamo bene. Si preannunciava insomma un’altra leccornia live per tutti i buongustai della musica e i romantici incalliti che non hanno ancora dimenticato i tempi in cui la musica si faceva con il cuore.
Prima dell’inizio del concerto il pubblico era molto meno numeroso di quanto si converrebbe a una band di una tale fama, anche se più tardi, quando la band aveva già attaccato e l’atmosfera si era scaldata per bene, i presenti sono cresciuti almeno fino a un livello decoroso. La maggior parte degli spettatori ha presto cominciato a incitare la band con grande calore, e la band, in forma davvero smagliante per tutta la durata dello show, ha confermato ancora una volta la sua fama di grande perfezionista del suono e maestra della sensibilità melodica. Gli Spandau Ballet sono una delle pochissime band che fin dagli esordi con questo nome hanno sempre suonato con la stessa formazione, anche se pure loro hanno avuto i loro alti e bassi e le loro pause di carriera. Dopo la fine del periodo dei grandi successi ci fu un grosso scontro con il chitarrista principale Gary Kemp, autore di tutto il loro repertorio, e così, dopo la sconfitta in tribunale, gli altri membri degli Spandau Ballet, a eccezione del fratello di Gary, il bassista Martin Kemp, voltarono le spalle al nome della band. La riunione è arrivata solo nel 2009, quando hanno pubblicato il disco «Once More» (2009), e poi di nuovo nel 2014, quando hanno promosso il documentario sulla loro storia e sulla scena musicale degli anni Ottanta.
Il cantante Tony Hadley, vestito alla grande come suo solito e con quell’immagine ‘chic’ presa in prestito da Bryan Ferry (Roxy Music), per tutto il tempo ha combattuto eroicamente contro i moscerini, tanto che (parole sue) ne ha ingoiati almeno tre, e per questo il pubblico lo ha sostituito più volte nel cantare alcuni versi. Si è scusato più volte per i disagi al microfono causati da quell’insetto incredibilmente fastidioso, di proporzioni bibliche, che evidentemente prima del concerto si era rifugiato sui riflettori del palco, e più tardi si è concesso anche un mix di whisky e birra per sciacquarsi la gola riarsa. Per il resto, la sua estensione vocale è ancora ottimamente conservata e resta nell’élite dei cantanti, come ci ha dimostrato in ogni esecuzione fin dall’iniziale «Soul Boy».
Non erano certo in forma peggiore gli altri membri della band, con i due fratelli Kemp e l’energico polistrumentista Steve Norman, che passava di continuo da percussioni a sassofono a chitarra elettrica, particolarmente in evidenza. Il suo talento chitarristico, spesso trascurato, è emerso per la prima volta durante uno speciale medley di brani intitolato «Blitz Medley», in cui Gary Kemp, che ci aveva comunque entusiasmati per tutto il tempo con la sua tecnica virtuosa, ha suonato per un po’ un sintetizzatore ausiliario al posto della chitarra. A un certo punto Hadley e Norman, muovendosi con energia sul palco, si sono scontrati di schiena, e ovviamente ci hanno solo riso su, perché anche ai musicisti più esperti può capitare in qualsiasi momento qualche ‘disavventura’ del genere sul palco.
Nel frattempo il pubblico si era già dimenticato da un pezzo di zanzare e moscerini, che ogni tanto continuavano a dare fastidio alla voce di Hadley, e per un paio d’ore buone si è abbandonato a una lunga serie di melodie evergreen eseguite da maestri del proprio mestiere musicale. Al «Blitz Medley» è seguita una splendida versione del loro primo successo «To Cut a Long Story Short» e una piccola sorpresa: la versione acustica del grande successo «Gold», in cui il pubblico ha cantato insieme alla band quasi tutti i versi. Gli Spandau Ballet hanno suonato sia il brano più recente «Once More», dall’omonimo album del 2009, sia tutte e tre le novità dell’attuale raccolta di successi “The Story: The Very Best Of Spandau Ballet.” Cioè Soul Boy, Steal e This Is The Love. Tutto il resto è stato lasciato alla pura nostalgia new romantic degli anni Ottanta.
Come previsto, la reazione del pubblico è stata più appassionata durante le esecuzioni dei classici più amati, in testa «Only When You Leave», «Chant No. 1 (I Don’t Need This Pressure On)», «I’ll Fly for You», «Lifeline» e «True». Con quest’ultima hanno chiuso in modo trionfale la parte regolare dello show, che si è avvicinato alla fine fin troppo in fretta. Nel bis obbligatorio, dove la band non ha fatto aspettare a lungo il suo ritorno sul palco, hanno suonato il loro ultimo grande successo «Through the Barricades» e il culmine della serata, «Gold», stavolta nella versione più nota, non acustica, e a quel punto il pubblico, piuttosto variegato e composto da più generazioni, è ‘esploso’ un’ultima volta dall’entusiasmo. Hadley, i fratelli Kemp, Norman e l’ospite, il tastierista dal vivo Troy Chapman, si sono inchinati più volte con gratitudine, mentre il batterista John Keeble, avvolto in una bandiera italiana, ha ricevuto dai fan una maglietta di ricambio, che dopo una prova energica e di una precisione eccezionale si era sicuramente meritato.
Il concerto degli Spandau Ballet a Lignano è stato fantastico sotto ogni aspetto e una vera leccornia per tutti gli amanti della raffinatezza melodica e della perfezione tecnica, con un impianto audio impeccabile, e dal punto di vista musicale ai membri della band non si nota minimamente che siano passati già trent’anni dai loro più grandi successi. Peccato che i maestri del movimento new romantic si facciano vivi così di rado dalle nostre parti, perché i loro concerti sono davvero esperienze indimenticabili, e non solo per chi non ha ancora dimenticato tutto il meglio legato alla cultura musicale degli anni Ottanta. In realtà siamo stati molto fortunati a riuscire a vederli durante questo tour, perché entrambi i concerti annunciati per le due sere successive sono saltati per l’improvvisa malattia del batterista Keeble.
autore: Peter Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Soul Boy
2. Highly Strung
3. Only When You Leave
4. How Many Lies
5. Round and Round
6. This Is the Love
7. Steal
8. Chant No. 1 (I Don’t Need This Pressure On)
9. Blitz Medley: Reformation / Mandolin / Confused / The Freeze
10. To Cut a Long Story Short
11. Raw
12. Glow
13. Empty Spaces (versione acustica)
14. Gold (versione acustica)
15. Once More
16. I’ll Fly for You
17. Instinction
18. Communication
19. Lifeline
20. True
—bis—
21. Through the Barricades
22. Gold


































































