La `Ramboizzazione` di Kamnik (2015)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kamnik / Mali Grad / Slovenia
Data del concerto: 12.08.2015
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)

Antonije Pušić, ovvero il «famigerato» Rambo Amadeus, come preferisci, nell’ambito dell’edizione di quest’anno del Kamfesta è finalmente approdato anche in quella cittadina slovena che vanta uno dei centri storici meglio conservati (se non il più bello in assoluto). Cioè a Kamnik. Burlone incorreggibile, dalla mente geniale, acutissima e piena di scintille, sul palco ha presentato la sua ultima fatica, «Six Pack», che raccoglie i suoi primi cinque album. Perché cinque, se il titolo dice altro? «Perché uno è gratis», dice Rambo.

Negli anni il tipo ha sviluppato un approccio musicale tutto suo a una fusione di generi unica, a cui il modo più semplice di dare un’etichetta è jazz rock d’avanguardia. Un osso durissimo da rosicchiare (se non sei un «gourmet musicale»), che ultimamente spinge perfino in secondo piano la celebre predicazione poetica di Rambo Amadeus.

Nel tempo Rambo si è guadagnato un forte sostegno tra il pubblico sloveno e anche stavolta il suo concerto ha fatto il pienone: una folla di duecento teste buone, stipata sul pendio tra il palco e le mura del Mali Grad. Gente un po’ più matura, perfino famiglie con bambini piccoli.

Tra una battuta e l’altra, Rambo ha fatto salire il concerto a poco a poco. La nota di lucidità della sua poesia cresceva nello spettacolo di minuto in minuto, e tra le altre cose Rambo si è messo a cercare Sisifo a Kamnik. Per il resto ha sfoderato una vertiginosa fusione jazz rock dal pedigree eclettico, in un eccesso d’avanguardia sperimentale. Nell’esibizione il polo strumentale della visione musicale ha avuto la meglio su quello poetico, così la band ha servito un concerto cucito addosso a tutti gli amanti della sfida audace all’insolito musicale. Rambo, con la sua voce tuonante e brontolona, durante il concerto aveva gli occhi puntati ovunque. Da un lato doveva badare di continuo a intrattenere il pubblico, dall’altro tenere d’occhio cosa combinavano sugli strumenti i suoi tre compari (tastiere, basso, batteria). Neanche un attimo di tregua, e l’insolito mix di tradizione folk etnica della melodia balcanica,  frullato in un dossier jazz funk rock d’avanguardia provocatorio, ci ha fatto toccare con mano la grande raffinatezza dei singoli e l’affiatamento del quartetto.

Il pesante osso musicale, ovviamente, è stato scaricato dalle battute succose, ben condite e sparate da Rambo, e da una valanga di frecciatine sciape direttamente dal poligono unico della celebre ironia balcanica e dell’inimitabile humour nero. In questo spettacolo a dir poco scatenato la band ha suonato, tra le altre: Ljubičica, Fela Kuti, Druže stari, Guru Sizif, Prijatelju, Amerika i Engleska, Koliko je jedan?, Karakter, Sokolov greben, Šakom u glavu, FAP mašina, Jedno te isto e Čobane vrati se.

Se quel giorno eri di cattivo umore e ti eri svegliato col piede sbagliato, ti bastava fare due passi fino al Mali Grad di Kamnik: ci pensava questo straordinario satirico montenegrino, visionario della musica, a rimetterti di buon umore insieme alla sua squadra. Risata dopo risata, risata sopra risata. Senza fine!

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