Underworld

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Symphony X
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2015
Durata: 63:57
Voto: 4.5/5

I Symphony X, fuoriclasse del metal progressivo originari del New Jersey, tornano con il loro nono album in studio a quattro anni da »Iconoclast« (2011), il disco più ambizioso della loro carriera fino a quel momento, uscito addirittura su due CD.

»Underworld« è uscito a distanza di quattro anni da »Iconoclast«. Evidentemente alla band un intervallo più lungo va benissimo per dedicarsi a fondo alla creazione dei nuovi pezzi. I Symphony X sono sempre stati un nome di riferimento quando si parla di perfezionismo. Sia quello sonoro, sia quello che cerca la giusta misura dentro la visione progressive metal che si sono dati, tra orecchiabilità melodica e aggressività. E questa, ovviamente, è di nuovo condita come da tradizione con la giusta dose di figure complesse (improvvisi cambi di struttura ritmica, follie ultrasoniche di improvvisazione a fuoco incrociato  tra chitarra e tastiere).

»Underworld« rimette sul piatto, tutti insieme, i tratti distintivi principali della band. Per impostazione è tutt’altro che ambizioso e complesso come il suo predecessore, »Iconoclast«, furibondo e aggressivissimo ma eccezionale sotto ogni aspetto. Questa volta la band ha deciso di smussare un po’ gli arrangiamenti e di tirare fuori dal cilindro un lavoro in studio che cammina a metà strada tra alta musicalità e aggressività.  Così i Symphony X hanno ammiccato di nuovo al passato. Hanno guardato verso l’album »Paradise Lost« (2007), ma in certi ritornelli fenomenali non si può proprio non cogliere lo sguardo ancora più indietro, a dischi come »The Odyssey« (2002) e »V: The New Mithology Suite« (2000). I brani portano quindi un album che offre di nuovo più musicalità e compattezza. Suona un po’ più morbido e, dopo ripetuti ascolti nel lettore CD, ti entra sotto la pelle decisamente prima del più complesso »Iconoclast«. L’occhiolino al passato lo fa già l’opener Nevermore, il cui testo cita riferimenti all’album »The Divine Wings of Tragedy« (1997).

Russell Allen mescola in parti uguali il suo approccio aggressivo e gutturale, di cui è impregnato »Iconoclast« (e buona parte di »Paradise Lost«), con il dominio vocale melodico e pulito tipico della prima fase della band e di quello che oggi si può sentire negli album del progetto Allen / Lande. Su »Underworld« i Symphony X sono infatti riusciti a mettere insieme un bel mucchio di ritornelli eccellenti che, musicalmente, ti entrano in un attimo nell’orecchio e conquistano chi ascolta. Proprio nei ritornelli Allen si aggrappa con decisione alla sua voce pulita, e la band nel complesso tira fuori il massimo della musicalità. Nelle strofe (e anche nei pre-ritornelli) Russell Allen mantiene invece sempre la voce ruvida, che a tratti flirta con una brutalità marcata. Ne sono un esempio già l’iniziale Nevermore e, subito dopo, la title track. Quest’ultima porta un riff di chitarra (il riff portante) decisamente «thrashizzato» , e in entrambi i brani la band costruisce gradualmente una carica sonora enorme, che contribuisce alla sensazione di grande oscurità.  Riffing marcatamente duro lo trovi poi in Kiss Of Death, e quindi in Charon e Run With the Devil. Romeo sviluppa una sonorità eccezionalmente massiccia in questi riff. Il muro di riff è decisamente indemoniato.

La musicalità appena descritta raggiunge per la prima volta il suo apice in Without You. In questo pezzo Allen si muove dall’inizio alla fine con un approccio vocale pulito, melodicamente rifinito, carico di passione ed emozioni intense. Without You ha uno dei ritornelli più belli del disco. L’album è inoltre condito ancora una volta di elementi neoclassici, intrecciati dal gioco funambolico dell’unico Michael Romeo, sostenuto dall’ottima intesa e dai contrappunti alle tastiere di Michael Pinnella. Anche le frasi di chitarra sono di nuovo decorate con maestria e potenziate da elementi orchestrali (comprese melodie da operetta). Una follia di perfezionismo compositivo!   

L’album in realtà non ha un vero e proprio concept, ma attinge di nuovo alla mitologia greca (Orfeo) e alla Divina Commedia di Dante. Stavolta la storia è impostata in modo che chiunque possa immedesimarsi. Chiunque ascolti questo disco può mettersi nei panni del protagonista, scendere nell’Ade e poi, più ricco di tante esperienze accumulate,  fuggirne sano e salvo e tornare alla realtà.    

»Underworld« è un album in cui i Symphony X sono riusciti a catturare il rapporto ideale di convivenza fra tutti gli elementi che da sempre impreziosiscono la loro visione musicale. Il disco ha tutto. La giusta dose di complessità strutturale, bilanciata da una musicalità ultra-orecchiabile (soprattutto nei ritornelli e nei motivi) e da passaggi marcatamente aggressivi dello »shredding« sfrenato di Romeo. Con la loro evoluzione i Symphony X hanno quindi messo insieme un album che, »tutto d’un pezzo«, non avrebbe potuto presentare in modo più autentico l’essenza della loro musica. Sono finiti i tempi in cui la nota della musicalità era dominante. Quella si è via via assottigliata,  e con »Iconoclast« la band ha sfornato un disco estremamente aggressivo, relegando la musicalità in una posizione persino un po’ subordinata. »Underworld« cammina con saggezza e astuzia lungo la linea mediana perfetta, unendo con maestria i due elementi in una simbiosi affascinante. È un ottimo documento della grande esperienza e del perfezionismo da studio dei Symphony X, che in tour meriterebbe di essere eseguito per intero sul palco, come un vero manifesto dal vivo. Un altro album eccezionale che il vero fan della band, per un bel pezzo, non vorrà proprio togliere dal lettore CD.

Formazione

Russell Allen – voce 
Michael Romeo – chitarra 
Michael Pinnella – tastiere 
Michael Lepond – basso 
Jason Rullo – batteria

Produzione

Michael Romeo

Tracklist

1. Overture
2. Nevermore
3. Underworld
4. Without You
5. Kiss of Fire
6. Charon
7. Hell and Back
8. In My Darkest Hour
9. Run With the Devil
10. Swansong
11. Legend

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