Koromač: Kontrapunk

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Etichetta: Jazz Cerkno Records
Data di uscita: 27.12.2019
Produzione: Koromač & Jazz Cerkno Records
Durata dell’album: 46.14 min
Genere: Jazz HC/Rock Fusion
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Alla fine di dicembre 2019 i Koromač hanno pubblicato il loro nuovo album in studio, intitolato «Kontrapunk». A più di tre anni dal predecessore «Punk Enough?» tornano quindi con un nuovo manifesto musicale. Per l’occasione, da sestetto sono diventati un nonetto. Quale occasione? Il gruppo ha festeggiato i 10 anni di attività registrando il nuovo album dal vivo, il 17.05.2019, durante il concerto alla scorsa edizione, la 24ª, del festival Jazz Cerkno. Il concerto è stato più lungo, ma i Koromač hanno dedicato la maggior parte della scaletta all’esecuzione di materiale completamente inedito, suonando cinque pezzi nuovi di zecca, che fanno tre quarti d’ora buoni di musica originale. Tutto quello che sentiamo su «Kontrapunk» è quindi live, “dal vivo”, anche se l’entusiasmo del pubblico è stato tagliato via con cautela, come segnalano i “vuoti” tra un brano e l’altro. Insomma, un nuovo album in studio suonato sul palco, in un’unica take, senza correzioni né ritocchi a posteriori. Anche il precedente album in studio, «Punk Enough?», è stato registrato dal vivo. Poche band hanno il coraggio di farlo. Ma se in squadra hai gente che ama l’avventura in musica, che è sempre attratta dall’insolito, che sa persino ribaltare a proprio favore ogni “svarione” spontaneo e che nella sperimentazione non si pone alcun limite, allora non resta che registrare dal vivo. Era per esempio la “mantra di sempre” del grande Frank Zappa, e oggi lo fanno ancora in parecchi, soprattutto nel campo della scoperta libera di dimensioni musicali, come quella che porta il jazz.

Nella nuova veste i Koromač hanno rinforzato in modo deciso la sezione fiati: al sax contralto si sono aggiunti tromba, sax baritono e sax soprano. Le chitarre sono due e suonano in modo decisamente diverso. Una è carica e metallizzata fino all’indemoniato, l’altra cerca di mantenere un po’ più di calore organico classico (il «lampaš» è d’obbligo). Anche i batteristi sono due. Solo Matjaž Bajc resta il bassista “solitario” (anche se maneggia pure un gong), mentre Pacorig alle tastiere è un acquisto del tutto nuovo per la band. Usa anche un piano elettrico Rhodes, dai cui «pastelli» (alla Zawinul/Hancock) arrivano spesso ammorbidimenti della “grinta” sonora altrimenti ruvida del disco.

All’inizio della carriera i Koromač suonavano molto punk, molto hardcore, e i membri della band hanno sempre avuto una grande inclinazione per la creazione di terrore sonoro. Questi elementi non vengono abbandonati nemmeno ora che maturano artisticamente, mentre è chiaro che si sta sviluppando il fenomeno compositivo della fusion, che porta l’esperienza dell’eclettismo, e sul nuovo album gli elementi jazz prevalgono nettamente su tutto il resto. Le corse di fraseggio delle chitarre ci sono ancora, come anche i vigorosi assalti di strutture ritmiche semplici dei tamburi raddoppiati, che mettono a nudo gli elementi rock e punk. Il casino resta. Quel casino che accompagna la band da sempre. Quel potente terrore sonoro, ogni tanto a un passo dal caos totale dello scalpitare incrociato degli strumenti. Eppure, in tutta questa complessità e difficoltà sonora, i Koromač ne escono più maturi. Artisticamente sono cresciuti di qualche gradino rispetto al disco precedente. In tutti i passaggi più ostici, in cui sembra che le sfumature di fiati e chitarre cerchino note tra le note, e la melodia non vuole proprio entrarti  nell’orecchio, i Koromač suonano come un’orchestra precisissima, che si “tasta a vicenda in modo consapevole” e dove le “improvvisazioni spontanee a briglia sciolta” non sono ammesse, anche se la musica che creano è spesso estremamente complessa. Le “raffiche” di motivi a strati, corali, dei fiati tuonano possenti e  e di fatto sostituiscono quella forza demolitrice del fraseggio che ad esempio hai nel metal, ma nei motivi restano fedeli a rigide forme jazz. Soprattutto in questi passaggi i Koromač suonano in modo particolarmente “orchestrale”, e insieme jazzcore, e all’ascolto di queste parti dei brani anche gli appassionati dei primi King Crimson (almeno un pochino) alzano un sopracciglio. Ci sono elementi di free jazz, ma allo stesso tempo le strutture, ovvero le forme, fanno capire che i ragazzi sono maturati anche sotto la guida del leggendario Zlatko Kavčič.

Il pezzo più sostanzioso, e di sicuro il più impegnativo dell’album, è Masturbator. Come dice il nome stesso, è una sequenza di caos “apparente” portato all’estremo, dove le forme si sfaldano, dove si infilano assoli di sequenze di note velocissime, soprattutto per quanto riguarda le chitarre, e tuttavia tutto ciò con cui la musica ti parla ha un senso assolutamente preciso. Petajzl Ptjzal, che segue il brano appena citato, si apre in tutt’altro modo. L’impalcatura si basa su un motivo atmosferico costruito insieme da tastiere e chitarre, e su questa impalcatura si ancorano in chiave jazz i fiati, che cercano con leggerezza lo spazio per variazioni jazz spiritose e accessibili. Insomma! Non è tutto “pesantezza”. L’album ha momenti elaborati di riconciliazione “formattata”, perché in un dialogo di grande tolleranza e ascolto reciproco convivono i mattoni del suono, e i Koromač, come accennato nell’intro di  Petajzl Ptjzal, sanno dosare con abilità anche la gradazione delle atmosfere.

In coda all’album si nasconde un pezzo extra, Ignoranca. Viene da «Punk Enough?», ma sul nuovo album c’è la versione live del brano, suonata durante il concerto di Cerkno, da cui arrivano ovviamente anche tutti i pezzi nuovi del disco. La prova, quindi, che l’intero concerto è stato decisamente più lungo. Magari un giorno quel concerto, registrato a Cerkno alla 24ª edizione del festival Jazz Cerkno, uscirà come documento live a parte. Insomma. Con «Kontrapunk» i Koromač superano in maturità artistica l’album «Punk Enough?». Si buttano su nuovi approcci e nuove sfide d’ispirazione musicale, e li integrano con abilità nella loro visione musicale. Il corpo musicale, il dossier musicale della band, in questo modo acquista contorni ancora più netti ed elaborati di unicità musicale, mentre i Koromač proseguono coraggiosi, audaci e senza pesi sul processo evolutivo di ampliamento della varietà e della stratificazione espressiva. Non si fermeranno. Questo è certo. Per questo i Koromač potranno sempre e solo sorprenderci in positivo in futuro, ed è un ottimo viatico!

autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Jazz do Punk
2. Fellow Cuttie
3. Masturbator
4. Petajzl Ptjzal
5. Get the Fuck Out (più la versione live “nascosta” del brano Ignoranca)

Formazione:
Jure Boršič – sax contralto
Boštjan Simon – sax baritono & soprano
Francesco Ivone – tromba
Aljaž Škrlep – chitarra
Anton Lorenzutti – chitarra
Matjaž Bajc – basso, gong
Giorgio Pacorig – Rhodes & Korg MS-20
Žiga Ipavec – batteria
Urban Kušar – batteria

Koromač – Get The Fuck Out (videoclip – Live at Jazz Cerkno 2019)
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