Judas Priest: Unleashed In The East
Etichetta: Columbia Records
Data di uscita: 17.09.1979
Produzione: Tom Allom
Durata: 44.35 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 8.0 / 10
Con cinque album in studio alle spalle, per la band era finalmente arrivato il momento del primo live. Questo ‘live’ è di fatto l’unico vero documento storico ufficiale che restituisce il battito del cuore dei Judas Priest e, come la ciliegina sulla torta, chiude un periodo creativo e dipinge il ritratto della band negli anni Settanta. I critici lo chiamano spesso ‘Unleashed in the Studio’ per via di una perfezione sonora incredibile, che ascoltando il disco ti toglie il fiato al pensiero di come cavolo si possa tirare fuori dal palco una registrazione così ottima della propria esibizione. Diciamocelo: di ritocchi in studio su ‘Unleashed in the East’ ce ne sono stati parecchi, visti con gli occhi di oggi decisamente troppi. Però per l’epoca era roba normale, un trattamento simile ce l’ha per esempio anche “Strangers in the Night” (U.F.O.), uscito nello stesso anno. Insomma, quella era la tendenza nella produzione dei live album di allora.
L’album stride e scoppietta da cima a fondo, carico di tutta quell’elettricità e di quella grinta affilata. Un Exciter scatenato apre con un diretto dritto sul naso. I ragazzi ‘rifiatano’ un attimo con la breve e rilassante, ma non meno carica, Running Wild, poi tornano a menare le danze con Sinner e ci portano dritti tra le braccia del dramma con le malandrine The Ripper e Green Manalishi (With The The Two-Pronged Crown). La versione di Diamonds And Rust su ‘Unleashed in the East’ è ancora oggi, con ogni probabilità, la migliore in assoluto di questo pezzo, ed è il punto in cui i Priest sciolgono la tensione e proseguono la loro marcia metallica verso il culmine epico del disco, Victim Of Changes. Segue una sventagliata di pezzi con le palle, sei in tutto (bonus inclusi). Spingono al massimo la ferocia, la furia selvaggia, la potenza fuori dal comune, l’eruttività senza compromessi sul palco e, ancora una volta, il cuore indistruttibile della band. La massiccia sonorità dei riff di chitarra, gli assoli incandescenti, i passaggi con le palle (soprattutto le intro e i fade out) trasmettono un’enorme scioltezza da parte di entrambi i chitarristi. I Judas Priest dal vivo hanno elevato i pezzi più vecchi come Sinner, The Ripper, Victim Of Changes, Tyrant, Starbreaker e Genocide, che in questa registrazione suonano non solo molto più vivi, ma anche decisamente più vivaci, atmosferici, metallizzati fino al midollo e intransigenti.
Tutto, dal vivo, è molto più veloce che in studio, più voluminoso e più melodico, proprio grazie al contrasto marcato tra gli strumenti appena descritto e alla voce urlata di Halford, incredibilmente cresciuta nei cinque anni dal debutto, che ora chiude i versi in modo ancora più bello e pieno. Quanto suonano convincenti i suoi ‘scream’, soprattutto nei pezzi più vecchi come Sinner, Tyrannt, Victim Of Changes o Starbreaker! Il disco è impreziosito da cima a fondo dalla straordinaria compattezza della sezione ritmica Binks / Hill. E qui viene da chiedersi perché diavolo Leslie Binks abbia mollato la band a fine tour. Il suo fantastico drumming in quel periodo ha sicuramente lasciato un segno indelebile nella musica dei Judas Priest. Le fonti dicono che avrebbe litigato con il management di allora, che non voleva pagarlo per il suo contributo al live album; altri sostengono che la band non lo abbia mai voluto accettare come membro a tutti gli effetti e che lui si sia sempre portato dietro il peso della frustrazione del membro assoldato.
“Unleashed in the East” ha subito un ritocco successivo nello studio Startling da parte di Tom Allom, e per questo molti lo chiamano “Unleashed In the Studio”.
L’edizione europea originale contiene poco meno di 45 minuti di musica, il nuovo remaster del 2001 quasi 61. Stavolta i Judas Priest hanno inserito nella riedizione i pezzi Rock Forever, Delivering The Goods, Hell Bent For Leather e Starbreaker, che prima si trovavano solo nell’edizione giapponese originale dell’album. “Unleashed in the East” è, nonostante il lavoro di studio eccessivo, un live album eccellente, con un’esplosività da palco semplicemente scioccante per l’epoca e un suono velenoso di quel tagliente metal sempre più popolare, i cui pionieri stavano ormai entrando nel loro periodo creativo più fertile. Gli anni Ottanta.
autore: Aleš Podbrežnik, marzo 2002
Tracklist:
1. Exciter (5:38)
2. Running Wild (2:52)
3. Sinner (7:33)
4. The Ripper (2:41)
5. The Green Manalishi (With The Two-Pronged Crown) (3:18)
6. Diamonds And Rust (3:34)
7. Victim Of Changes (7:11)
8. Genocide (7:21)
9. Tyrant (4:41)
BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTER DEL 2001:
10.Rock Forever
11.Delivering the Goods
12.Hell Bent for Leather
13.Starbreaker
Formazione:
Rob Halford – voce
Glenn Tipton – chitarra
K.K. Downing – chitarra
Ian Hill – basso
Les Binks – batteria
