Arch / Matheos: Sympathetic Resonance
Etichetta: Metal Blade Records
Data di uscita: 11/09/2011
Produzione: Jim Matheos
Durata dell’album: 54.35 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 9.0/10
Jim Matheos e John Arch. Fates Warning! Metal progressivo! Due parole “sacre”. All’americana! Niente tastiere! Niente orda di musicisti ospiti, niente pompa e niente “zucchero”!
Anche se negli ultimi tempi di John Arch si è sentito parlare poco, posso dirlo senza giri di parole: il tipo ha ancora un’estensione vocale eccezionale, soprattutto quando la voce sale nei registri più alti e ti lascia di nuovo a bocca aperta, proprio come nella prima metà degli anni Ottanta, quando entrò a far parte della leggenda dei Fates Warning con i primi tre classici di culto della band.
L’album è intriso in più punti, in modo diretto, del lavoro dei Fates Warning, il che è più che logico: le aspettative erano queste fin dall’inizio. Anzi, il disco è molto più vicino ai Fates Warning di quanto chiunque avrebbe osato pensare all’inizio. Matheos ha infatti scritto tre brani, Neurothically Wired, Stained Glass Sky e Midnight Serenade, proprio per il futuro album dei Fates Warning. Peccato che in quel periodo Ray Alder non fosse disponibile a metterci la voce. A Matheos non è rimasto altro che chiedere aiuto a Jon Arch. Il materiale sapeva quindi di Fates Warning già in partenza, nelle frasi, nella composizione, negli arrangiamenti, tanto che qualsiasi altra soluzione nella ricerca di un cantante non sarebbe stata nemmeno presa in considerazione. E così il tocco dell’approccio vocale specifico e unico e del timbro di John Arch fissa ancora di più il colore di “Sympathetic Resonace” nella musica dei Fates Warning. La melodia delle linee vocali è spesso sorprendentemente vicina al modo in cui John cantava già sui primi tre album dei Fates Warning e che aveva messo alla prova per l’ultima volta nel suo unico lavoro in studio da solista, “Twist Of Fate” (su quel disco Matheos ha messo la parte del leone). Arch esprime ancora quel tocco vagamente psichedelico nel modellare le melodie vocali, uno degli elementi principali che collocano anche la musica degli stessi Fates Warning in un posto speciale sulla mappa musicale.
Per fortuna Bobby Jarzombek, il batterista scelto per questo album, è fatto di una pasta particolare, e in combinazione con i motivi di Matheos aggiunge alla musica delle peculiarità che può dare solo la presenza di questo batterista. Poi c’è un altro che è un ottimo compagno di viaggio dei Fates Warning nel bene e nel male, e con cui non c’è paura che possa deludere Matheos. Parlo del bassista Joey Vera, che con Matheos si legge nel pensiero, e che ovviamente va “a occhi chiusi” in perfetta sintonia con il drumming unico, brillante, esplosivo e, nei passaggi più impegnativi, a tratti da mozzare il fiato di Jarzombek. Se i primi due brani ci “cullano” ancora su qualche allusione ai Fates Wartning – in particolare Neurothically Wired ti si pianta subito sotto pelle con un ritornello a dir poco seducente, dove Arch tira fuori il massimo del suo potenziale melodico – è Stained Glass Sky il brano che rappresenta il tipico esempio di musica prog metal. Oltre ai Fates Warning, saltano fuori parallelismi con i Dream Theater (fino all’era di Images And Words), i Redemption, i Watchtower (mamma mia!),… e, nei passaggi di shredding con una prevedibilità melodica più classica, perfino i Symphony X. Stained Glass Sky è il primo picco prog metal di questo album. Si sviluppa sempre in modo imprevedibile, è costruita su un’infinità di motivi, cambi improvvisi, un’onda continua di stati d’animo diversi, insomma naviga sempre ad alta dinamica, avvolta in un velo di vero dramma teatrale. Le parti calme si fondono con quelle d’impatto, avvelenate e tirate al massimo in chiave metal, dove spicca soprattutto una frase di chitarra che, nell’intreccio con i passaggi di batteria, incarna le raffiche sporadiche del vero fuoco incrociato di due mitragliatrici. E Jarzombek è il padrone dell’uso del doppio pedale! Nell’insieme il suo drumming raggiunge un effetto straordinario soprattutto grazie all’uso in evidenza, e pieno di spirito, del doppio pedale.
Any Given Day (Stranger Like Me) è il brano più impegnativo in termini di complessità degli arrangiamenti, e qui la band si avvicina di un passo alla superiorità musicale dei Dream Theater. Per questo motivo, per i palati fini della musica sarà probabilmente il pezzo preferito dell’album. Non solo è imprevedibile come le previsioni del tempo, ma incarna anche una vera dose di botta riffistica metal grezza, che non ti lascerà prendere fiato e nemmeno tirare il respiro per un attimo.
Incense And Myth è l’esempio della maggiore compattezza tra i sei brani, dove il ritornello riesce a prendersi la massima attenzione rispetto alle altre strutture del pezzo e, con la funzione di sciogliere la tensione, si aggiunge alla perfezione alla chiusura di questo album davvero vario, pieno di straordinari contrasti e di musica di livello superiore.
Questo è un album fatto su misura per tutti i fan dei Fates Warning, perché Matheos ci suona con un’ispirazione altissima nelle soluzioni di idee, come non faceva dai tempi dell’album “Disconected”. Lo prenderete tutti voi che ve ne infischiate dell’uso delle tastiere nel prog metal, perché “Sympathetic Resonance” è la prova vivente di come il prog metal possa funzionare benissimo senza tastiere e programmazione sonora. Rientra nella lega dell’approccio old school al prog metal. E questo ci riporta ancora una volta ai classici dei Fates Warning. Davvero. Si sente che questo album è una specie di mezzo fratello della discografia dei Fates Warning. Sul piano dell’esplorazione e dell’espressione del proprio carattere artistico non porta nulla di particolare. Ma non è nemmeno così importante, perché sia Matheos sia Arch, con la sua voce inconfondibile, sono i due pilastri dell’unicità dei Fates Warning, che stavolta è stata versata in “Sympathetic Resonance”.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
01. Neurotically Wired
02. Midnight Serenade
03. Stained Glass Sky
04. On the Fence
05. Any Given Day (Strangers Like Me)
06. Incense and Myrrh
Formazione:
John Arch – voce
Jim Matheos – chitarra
Joey Vera – basso
Bobby Jarzombek – batteria
Frank Aresti – assoli di chitarra aggiuntivi
