Sympathetic Resonance

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Artista: Arch / Matheos
Etichetta: Metal Blade Records
Uscita: 2011
Durata: 54:37
Voto: 4/5

Come gira strano il mondo. Quando non riesci a registrare un disco con la tua band perché gli altri non hanno tempo, chiami un ex membro della stessa band e ci fai un album insieme. Jim Matheos e John Arch. Fates Warning! Metal progressivo,… eh, eh, eh, parola “sacra”. All’americana! Senza tastiere! Senza ospiti, senza pompa e senza zuccheri!

Nonostante di John Arch ultimamente non si senta parlare granché, te lo dico senza giri di parole: il tipo ha ancora un range vocale eccezionale, che nei falsetti, soprattutto quando la voce sale nelle zone più alte, ti lascia di nuovo a bocca aperta, proprio come faceva nella prima metà degli anni Ottanta, quando entrò a far parte della leggenda dei Fates Warning con i primi tre classici di culto della band.

L’album è pieno zeppo, in più punti, di richiami diretti alle cose dei Fates Warning, il che è più che logico. Le aspettative, del resto, erano quelle fin dall’inizio. Anzi, il disco è molto più vicino ai Fates Warning di quanto chiunque avrebbe osato pensare in partenza. Matheos ha scritto infatti tre pezzi, Neurothically Wired, Stained Glass Sky e Midnight Serenade, proprio per il futuro album dei Fates Warning. Peccato che in quel momento Ray Alder non fosse disponibile per metterci la voce. A Matheos non è rimasto altro da fare che chiedere aiuto a Jon Arch. Il materiale sapeva già di Fates Warning lontano un miglio, nelle frasi, nella composizione, negli arrangiamenti, tanto che qualsiasi altra soluzione nella ricerca di un cantante  non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione. E così il tocco dell’approccio vocale specifico e unico e del timbro di John Arch fissa ancora di più “Sympathetic Resonace” nel territorio della musica dei Fates Warning. La melodia delle linee vocali è spesso sorprendentemente vicina al modo in cui John cantava già nei primi tre album dei Fates Warning e che ha provato per l’ultima volta nel suo unico lavoro solista in studio, “Twist Of Fate” (Matheos in quel disco ha messo la parte del leone ). Arch esprime ancora quel leggero tocco psichedelico nel modellare le melodie vocali, uno degli elementi principali che collocano anche la musica dei Fates Warning in un posto speciale sulla mappa musicale.

Per fortuna Bobby Jarzombek, scelto come batterista per questo album, è fatto di una pasta particolare e, in combinazione con i motivi di Matheos, porta nella musica quelle peculiarità che solo la presenza di questo batterista può dare. Poi c’è un altro che è un compagno di viaggio dei Fates Warning fin troppo bravo, nel bene e nel male, uno di cui non c’è da temere che possa mai tradire Matheos. Parlo del bassista Joey Vera, che con Matheos si legge nel pensiero e che, ovviamente, è sempre in sintonia “a occhi chiusi” con il drumming di Jarzombek: unico, spiritosamente dinamico, esplosivo e, nei passaggi più impegnativi, a tratti semplicemente da togliere il fiato. Se i primi due pezzi ci “cullano” ancora sulle allusioni ai Fates Wartning – in particolare  Neurothically Wired ti si pianta subito sotto la pelle con un ritornello particolarmente seducente, dove Arch tira fuori il suo massimo melodico – Stained Glass Sky è il brano che è un vero esempio di musica prog metal tipica. Oltre ai Fates Warning, saltano fuori paralleli con i Dream Theater (fino all’era di Images And Words), i Redemption, i Watchtower (ojej!),…, e nei passaggi di shredding, con una prevedibilità più classicamente melodica, perfino i Symphony X. Stained Glass Sky è il primo picco prog metal di questo album. Si sviluppa in modo imprevedibile dall’inizio alla fine, è forgiata da una marea di motivi, cambi improvvisi, un’ostinata ondulazione di stati d’animo, insomma viaggia sempre ad altissima dinamica, avvolta in un velo di vero dramma teatrale. Le parti calme si fondono con quelle d’impatto, avvitate in modo metallicamente velenoso, dove spicca soprattutto una frase di chitarra che, nell’intreccio con i passaggi di batteria, incarna le raffiche sporadiche di un vero fuoco incrociato di due mitragliatrici. Jarzombek poi è il padrone dell’arte di intrecciare il doppio pedale! Nell’effetto complessivo il suo drumming rende al massimo soprattutto grazie all’uso in primo piano, spiritoso, del doppio pedale.

Any Given Day (Stranger Like Me) è, per complessità degli arrangiamenti, il pezzo più impegnativo, e qui la band si avvicina di un soffio alla superiorità musicale dei Dream Theater. In questo senso, per i gourmet della musica sarà probabilmente il preferito personale dell’album. Non solo è imprevedibile come le previsioni del tempo, ma incarna anche una vera dose di brutale impatto metallico a colpi di riff, che non ti lascerà prendere fiato e nemmeno respirare per un attimo.

Incense And Myth è l’esempio di maggiore compattezza tra le sei canzoni, con un ritornello che riesce a catturare la massima attenzione rispetto alle altre strutture del brano e che, in funzione di sfogo della tensione, si aggiunge alla perfezione alla chiusura di questo album davvero vario, pieno di straordinari passaggi contrastanti di musica superiore.

Questo è un album fatto su misura per tutti i fan dei Fates Warning, perché Matheos qui suona con un’ispirazione altissima nelle soluzioni di idee, come non faceva dai tempi di “Disconected”. Se ne impadroniranno tutti quelli che se ne infischiano dell’uso delle tastiere nel prog metal, perché “Sympathetic Resonance” è la prova vivente di come il prog metal possa funzionare alla grande senza tastiere e programmazione sonora. Rientra nella lega dell’approccio old school al prog metal. E questa impostazione ci riporta di nuovo ai classici dei Fates Warning. Davvero. Si sente che questo album è una specie di fratellastro della discografia dei Fates Warning. Solo sul piano dell’espressione esplorativa del proprio carattere artistico, non porta proprio niente di speciale. Ma non è nemmeno importante, perché sia Matheos sia Arch, con la sua celebre voce, sono i portatori fondamentali dell’unicità dei Fates Warning, che stavolta è stata semplicemente versata in “Sympathetic Resonance”.  

Formazione

John Arch – voce
Jim Matheos – chitarra
Joey Vera – basso
Bobby Jarzombek – batteria
Frank Aresti – assoli di chitarra aggiuntivi

Tracklist

01. Neurotically Wired
02. Midnight Serenade
03. Stained Glass Sky
04. On the Fence
05. Any Given Day (Strangers Like Me)
06. Incense and Myrrh

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