Paradox: Pangea
Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 3. 6. 2016
Produzione: Charly Steinhauer
Durata dell’album: 59.45 min
Genere: Thrash Metal
Voto: 8.5/10
In molti pensavano che di Charly Steinhauer e dei Paradox, culto tedesco del thrash metal teutonico, fosse rimasto solo un bellissimo ricordo. Quando i Paradox, alla fine del 2012, pubblicarono l’album »Tales of the Weird«, che non fece altro che confermare l’ispirazione fuori dal comune e l’affilatezza espressiva che la band aveva continuamente rafforzato e alzato di livello a ogni uscita da »Electrify« (2008) in poi, seri problemi di salute allontanarono Steinhauer dallo studio e dai palchi. Era evidente: la storia dei Paradox si era chiusa per sempre.
Per fortuna Charly era di tutt’altro avviso. Durante il periodo di “quiete apparente” della band, al tipo si erano accumulate di nuovo idee a dozzine e, dopo essersi rimesso con successo, ha deciso di registrare un altro album dei Paradox. Nel frattempo era rimasto anche senza i compagni con cui aveva dato forma al sound dei dischi precedenti. Il colpo più duro è stata la perdita dell’incredibile Christian Muenzner, quello che chiunque vorrebbe nella propria band, e così all’inizio tutta la faccenda sembrava una missione impossibile. Come si fa a ricostruire tutto il carattere specifico del suono e dello stile della band? Be’, Steinhauer ha trovato le risposte giuste anche stavolta e ha dimostrato ancora una volta che i Paradox sono lui, in persona. Ha rivoluzionato la nuova formazione chiamando due greci e… uno sloveno. Sì, avete letto bene. Al basso c’è Tilen Hudrap (Vicious Rumors), mentre il resto della formazione è completato dai greci Gus Drax (chitarra) e Kostas Milonas (batteria).
Quando si parla di metal teutonico di matrice tedesca, al suo interno si distinguono (più o meno) due grandi filoni. Uno è quello universalmente riconosciuto e molto più chiacchierato sulla mappa mondiale del metal, con in testa Sodom, Kreator e Destruction; l’altro è quello rimasto fino a oggi in qualche modo ingiustamente trascurato e che, agli occhi della critica, non ha mai ricevuto il riconoscimento che meritava. Qui rientrano, accanto a Vendetta, Deathrow, Protector, Assassin (ci si può mettere anche Mekong Delta), anche i “nostri” Paradox. È il filone che portava un pizzico in più di melodia nel songwriting, ma anche più dinamica e complessità. Per questo l’influenza della scena della Bay Area si sente di più. Con voci, quindi, che non sono per forza “stridule e graffianti” o brutalizzate, ma che mantengono la musicalità grazie a un timbro pulito. Ecco, una di queste voci è anche quella di Charly. Negli acuti è ancora incredibilmente penetrante, potente, violenta, espressiva. Porta con sé una nota di rovina e di oscurantismo occulto.
L’album »Pangea« è un nuovo, eccellente traguardo che onora in tutto e per tutto l’eredità thrash metal che il nome Paradox si porta dietro. Difficile parlare di capolavoro, dato che Steinhauer si tiene alla formula collaudata, quella che funziona al volo, e non se ne scosta di un millimetro. Il nuovo disco si ricollega quindi in modo efficace e credibile all’immagine musicale dei tre precedenti. Forse disturba un pochino solo la lunghezza dei brani, che per lo più sono magnificamente decorati con un crescendo graduale dell’atmosfera nelle intro e con finali drammatici, ma la misura fra un pezzo e l’altro è molto simile e la band avrebbe detto tutto quello che aveva da dire in, diciamo, una buona quarantina di minuti. Resta il fatto che i Paradox, con tutto il loro oscurantismo occulto, sono anche straordinariamente malvagi. Questa cattiveria l’hanno sempre sfoggiata senza pudore, insieme a una produzione generale incattivita, e il riff principale di Manhunt non potrebbe identificarsi meglio con essa.
La prova della squadra è eccellente. Oltre a mantenere le sue doti vocali, Steinhauer ha trovato in Gus Drax un sostegno straordinario nel comporre ottimi abbellimenti chitarristici di passaggio sopra le parti, terze comprese, e i due chitarristi si intendono alla perfezione nell’intrecciare duelli di assoli. La sezione ritmica è implacabile. La batteria è piena di cinetica incredibilmente esplosiva e di variazioni, mentre i riff sono sostenuti magistralmente al punto giusto dalla doppia cassa che spara come siluri. In tutto questo si inserisce il suono metallico e rasposo delle linee di basso del nostro Tilen Hudrap, che fa il suo lavoro con grande eccellenza e si inserisce nei compiti in modo del tutto autonomo, cioè senza alcun suggerimento da parte del capo Steinhauer.
Dalla testa ai piedi, in questo album tutto suona unicamente “Paradoxale”. La dinamica è eccellente, frutto di un’azzeccata varietà di idee nel disco, e di conseguenza anche la “scorrevolezza” dell’album è alta. Proprio la title track, che è anche una delle più lunghe, vale come punto centrale del lavoro, se non addirittura come pilastro in termini di rappresentatività stilistica e sonora della band. Per qualità e idee, quindi, i Paradox con il nuovo album non mollano di un pelo, se confrontiamo il nuovo materiale con i lavori della band dal 2000 in poi. Cioè dopo i “morti anni Novanta”, l’anno del nuovo slancio della band.
Con »Pangea« i Paradox non sorprendono più, ma è un piacere immenso scoprire che Steinhauer, nella sua visione musicale, continua ad attenersi al collaudato artigianato metallico fatto di specificità tutte sue: le esplora, le cura, le approfondisce, mantenendo con abilità l’alto livello musicale che il nome Paradox porta con sé. »Pangea« quindi, da questo punto di vista, non fa eccezione: è un nuovo, eccellente album in studio, pubblicato da una band leggendaria verso la quale, con tutta la sua ostinata resistenza, vale la pena coltivare un rispetto speciale.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
01. Apophis
02. Raptor
03. The Raging Planet
04. Ballot Or Bullet
05. Manhunt
06. Cheat & Pretend
07. Pangea
08. Vale Of Tears
09. Alien Godz
10. El Muerte
Formazione:
Charly Steinhauer – voce, chitarra
Tilen Hudrap – basso
Gus Drax – chitarra
Kostas Milonas – batteria
