Pangea
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Paradox
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2016
Durata: 59:45
Voto: 4/5
In molti pensavano che di Charly Steinhauer e dei suoi Paradox, band di culto del thrash metal teutonico tedesco, fosse rimasto soltanto un bellissimo ricordo. Alla fine del 2012 i Paradox pubblicarono »Tales of the Weird«, un album che non fece altro che confermare l’ispirazione straordinaria e la carica espressiva che la band aveva continuato a coltivare e far crescere disco dopo disco a partire da »Electrify« (2008). Poi, però, seri problemi di salute allontanarono Steinhauer dallo studio e dai palchi. Sembrava ovvio che la storia dei Paradox fosse chiusa per sempre.
Per fortuna Charly la pensava diversamente. Durante il “letargo apparente” della band al tipo si erano accumulate idee per un’altra dozzina di dischi, e dopo essersi rimesso in sesto ha deciso di registrare ancora un album dei Paradox. Nel frattempo era rimasto anche senza i collaboratori con cui aveva dato forma ai dischi precedenti. Soprattutto senza l’incredibile Christian Muenzner, quello che tutti vorrebbero avere in band, e così all’inizio l’intera faccenda sembrava una missione impossibile. Come si fa a ricostruire tutto il carattere specifico del suono e dello stile della band? Beh, Steinhauer ha trovato le risposte giuste anche a questo, dimostrando ancora una volta che i Paradox sono lui, in persona. La nuova line-up l’ha rivoluzionata arruolando altri due greci e… uno sloveno. Sì, hai letto bene. Al basso c’è Tilen Hudrap (Vicious Rumors), mentre il resto della formazione è composto ora dai greci Gus Drax (chitarra) e Kostas Milonas (batteria).
Quando si parla di metal teutonico di matrice tedesca, al suo interno si distinguono (più o meno) due grandi filoni. Quello universalmente riconosciuto e molto più celebre sulla mappa mondiale del metal, con in testa Sodom, Kreator e Destruction, e l’altro, rimasto fino a oggi in qualche modo ingiustamente trascurato e che ancora oggi, agli occhi della critica, non ha ricevuto il riconoscimento che meriterebbe. Qui rientrano, oltre a Vendetta, Deathrow, Protector e Assassin (ci possiamo mettere anche i Mekong Delta), anche i “nostri” Paradox. È il filone che ha messo nel proprio songwriting un pizzico in più di melodia, ma anche più varietà e complessità. Per questo l’influenza della scena Bay Area si sente più chiaramente. Con voci, quindi, che non sono per forza “urlate e rasposissime” o brutalizzate, ma che mantengono la musicalità grazie a un timbro pulito. Ecco, una di queste voci è proprio quella di Charly. In alto è ancora straordinariamente penetrante e potente, travolgente, espressiva. Porta con sé una nota di perdizione e di oscurità occulta.
L’album »Pangea« è un’altra ottima prova, che onora in tutto e per tutto l’eredità thrash metal di cui il nome Paradox è garante. Difficile parlare di capolavoro, visto che Steinhauer si affida alla formula collaudata, che funziona subito e da cui non si scosta di un millimetro. Il nuovo disco si inserisce quindi in modo efficace e del tutto credibile nel quadro musicale dei tre precedenti. Forse dà un po’ fastidio solo la lunghezza dei brani, che per lo più sono magnificamente decorati da un crescendo graduale di atmosfera nelle introduzioni e da finali drammatici, ma con una misura piuttosto simile da un pezzo all’altro: la band avrebbe detto tutto quello che aveva da dire in, diciamo, una buona quarantina di minuti. Restano però i Paradox, che oltre a tutta la loro oscurità occulta sono anche straordinariamente cattivelli. Questa cattiveria l’hanno sempre mostrata senza nasconderla, con una produzione grezza e ruvida, e il riff portante di Manhunt, per esempio, non potrebbe identificarsi meglio con questo spirito.
L’interplay della squadra è ottimo. Mentre Steinhauer mantiene intatte le sue doti vocali, in Gus Drax ha trovato un grande alleato per comporre splendidi ricami chitarristici di passaggio che si stendono sopra le parti, comprese le terze, e i due chitarristi si intendono a meraviglia negli intrecci dei duelli solisti. La sezione ritmica è inflessibile. La batteria è piena di una cinetica incredibilmente esplosiva e di varietà, mentre i riff sono sostenuti magistralmente, nei punti giusti, dai siluri del doppio pedale. In tutto questo si inserisce anche il suono metallico e graffiante delle linee di basso del nostro Tilen Hudrap, che fa il suo lavoro con grande classe e si integra nei brani in totale autonomia, cioè senza alcun suggerimento da parte del capo Steinhauer.
Dalla testa ai piedi, in questo album tutto suona unicamente “paradoxiano”. La dinamica è ottima, frutto della costante varietà di idee del lavoro, e di conseguenza anche la “scorrevolezza” del disco è alta. La title track, che è anche una delle più lunghe, è considerata il fulcro dell’album, se non addirittura il pezzo portante in termini di rappresentatività stilistica e sonora della band. Per qualità e idee, quindi, con questo nuovo album i Paradox non deludono nemmeno un po’, se confrontiamo il nuovo materiale con quello della band dal 2000 in poi. Ovvero dopo i “morti anni Novanta”, l’anno del nuovo slancio della band.
Con l’album »Pangea« i Paradox non sorprendono più, ma è una soddisfazione immensa scoprire che Steinhauer, nella sua visione musicale, continua a restare fedele al collaudato artigianato metal fatto di specificità tutte sue, a esplorarlo, coltivarlo, approfondirlo, mantenendo con abilità l’alto livello musicale garantito dal nome Paradox. »Pangea« non fa eccezione, anzi: è un altro ottimo album in studio, pubblicato da una band leggendaria verso cui, nonostante tutta la testardaggine di Charly, vale la pena nutrire un rispetto speciale.
Paradox – Pangea:
Formazione
Charly Steinhauer – voce, chitarra
Tilen Hudrap – basso
Gus Drax – chitarra
Kostas Milonas – batteria
Produzione
Charly Steinhauer
Tracklist
01. Apophis
02. Raptor
03. The Raging Planet
04. Ballot Or Bullet
05. Manhunt
06. Cheat & Pretend
07. Pangea
08. Vale Of Tears
09. Alien Godz
10. El Muerte