Brian May e Kerry Ellis unplugged – l’ipnosi di una magia musicale intima e perfetta (2013)
Luogo: Grado, Italia
Data: 16.07.2013
La leggenda della chitarra e stimato astrofisico Brian May, diventato famoso come membro di una delle migliori rock band di tutti i tempi, gli indimenticabili Queen, ha fatto tappa a Grado insieme alla cantante e attrice 34enne Kerry Ellis, nel corso del loro tour comune ‘The Born Free Tour’. In quei giorni in città era in corso il festival musicale estivo locale. Rispetto al tour precedente ‘Anthems: The Tour’, decisamente pomposo, la collaborazione di quest’anno si muove in un’atmosfera molto più intima e acustica, a lume di candela, mentre May ed Ellis presentano i brani dell’album dal vivo «Acoustic By Candlelight» (2013). Allo stesso tempo, con questo tour e nell’ambito della fondazione Born Free, cercano di richiamare l’attenzione sui gravi crimini dell’umanità contro la natura, tra cui rientrano senza dubbio la caccia agli animali selvatici e la loro triste fine, prima o poi, in cattività. Per questo, tra le proiezioni sul palco compaiono più volte vari animali, come un leone o un tasso.
Il tour finora ha raccolto un sacco di critiche positive, con i due che suonano anche alcuni classici amatissimi dei Queen e brani più o meno noti di altri autori, quindi era interessante vedere da vicino come se la cavi il leggendario chitarrista, ogni tanto anche cantante, in compagnia di una collega molto più giovane, con cui si integra benissimo anche a livello vocale. Per la terza parte del tour, che prevede quattro date del duo in Italia (più che in qualsiasi altro paese dell’Europa continentale), si può dire che difficilmente si sarebbe potuta trovare una cornice più bella di Grado, località di mare e di villeggiatura qui dai nostri vicini a ovest. Si preannunciava una vera prelibatezza live per tutti i buongustai della musica.
Dopo un’introduzione davvero divertente, con la proiezione di un breve cartone animato umoristico che riassume il messaggio di base della fondazione Born Free, sul palco è entrato il maestro May con la chitarra acustica in mano. Un secondo dopo era già lì anche la sua giovane collega, e con la sua voce ha convinto subito chi non conosceva la sua carriera fin lì perché collabori con successo da anni con il celebre chitarrista. Ellis, come ha ammesso lei stessa, non riesce a raggiungere note alte come quelle di uno dei suoi grandi modelli vocali, Freddie Mercury, quindi i brani dei Queen più impegnativi dal punto di vista vocale quella sera sono rimasti fuori. I benefici aerosol marini, però, non hanno fatto granché bene all’accordatura delle corde della chitarra acustica di May, cosa emersa già nel primo pezzo della serata, «Born Free», quando il veterano della chitarra, uno che ne ha viste di tutti i colori, già nei primi secondi ha scosso la testa perché la sua chitarra non suonava come doveva. Ci ha messo sicuramente lo zampino la vicinanza dell’umidità e del sale del mare, visto che dal palco si apriva una vista ampia sulle acque lì accanto.
Forse è stata proprio la rabbia silenziosa che covava sempre di più nella leggenda della chitarra a far dimenticare a Ellis di attaccare il verso successivo del testo. Hanno dovuto interrompere l’esecuzione e scusarsi col pubblico per l’impaccio iniziale, cosa che May ha accompagnato con il tipico sarcasmo inglese. Da lì in poi, a partire da «Butterfly (Something That Glitter)», il concerto è filato liscio secondo i piani e di problemi seri non ce ne sono stati più, anche se la famosa chitarra acustica ancora per un po’ non è stata proprio ‘obbediente’. Del resto, a lato del palco il maestro May aveva una collezione piuttosto ricca di chitarre elettriche e acustiche, e infatti è passato da un modello all’altro più di una volta. Alle tastiere, a fianco di May ed Ellis, c’era il fedele Jeff Leach, responsabile degli arrangiamenti sinfonici che hanno arricchito parecchio la natura per lo più acustica dei vari pezzi.
Una delle sorprese più belle è stata la riuscita versione dell’evergreen dei Kansas «Dust in the Wind», che Ellis ha cantato con un trasporto davvero speciale. A scaldare di più il pubblico, come da copione, sono stati i classici dei Queen come la leggendaria ballata d’amore «Somebody To Love», mentre l’esecuzione di «No-One But You (Only the Good Die Young)», brano postumo dei Queen del 1997, è stata un’altra sorpresa. Con la cover di Marvin Hamlisch, «The Way We Were», May ed Ellis hanno proseguito con interpretazioni di grande cuore di alcuni classici amati, tra cui anche gli evergreen dei The Beatles come «Tell Me What You See» e il capolavoro compositivo di George Harrison «Something». Parecchio casino, soprattutto tra il pubblico di casa, l’ha fatto l’arrivo di Irene Natalie Fornaciari, figlia del popolare intrattenitore musicale italiano Zucchero Fornaciari, come ospite speciale su due brani. Lei ha giustificato in pieno la sua presenza sul palco e ha alternato con successo italiano e inglese nel cantare, ma nonostante un talento vocale considerevole non era all’altezza di Ellis.
Una bella sorpresa, per quanto riguarda le esecuzioni dei classici dei Queen, è stata la riuscita versione di «Life Is Real (Song For Lennon)», ottima ballata dall’album «Hot Space» (1983). Il leggendario chitarrista l’ha dedicata al suo compianto compagno di canto ai tempi dei Queen. Particolarmente bella è venuta l’esecuzione della ballata fantascientifica «39», in cui May si è dimostrato ancora una volta cantante principale, mentre su «Love Of My Life» a brillare sono state entrambe le star vocali della serata. Il pubblico è letteralmente ‘impazzito’ quando May ha preso in mano la sua famosa chitarra Red Special, che si era costruito da solo tanti anni fa e con cui ha fatto il suo assolo. Un esperimento piuttosto insolito, ma comunque divertente, è stata la versione hillbilly dello standard dei Queen «Tie Your Mother Down».
La parte ufficiale del concerto si è chiusa con la comica «The Kissing Me Song» e con l’obbligatorio, anche se piuttosto da cliché, «We Will Rock You», proprio quando l’atmosfera tra il palco e i circa 800 spettatori ha toccato il suo apice. Per il bis, il chitarrista ormai brizzolato, ma ancora riconoscibile con i suoi lunghi capelli ricci, e la sua compagna di canto bionda hanno suonato l’ultimo standard dei Queen della serata, la risposta di Freddie a Elvis e il loro traguardo più basico e rock’n’roll, cioè «Crazy Little Thing Called Love», pensata prima di tutto per far divertire le folle. Non proprio il finale che la maggior parte dei fan dei Queen avrebbe voluto (è mancata soprattutto «We Are the Champions», che per tradizione dovrebbe seguire l’inseparabile «We Will Rock You»), ma comunque una bella chiusura per una fantastica serata di musica, finita fin troppo in fretta, in compagnia di una leggenda della chitarra e della sua talentuosa compagna di canto.
Questa serata con May ed Ellis sul lungomare di Grado ha dato un’altra bella prova di quanto un evento live su un palco piccolo e davanti a poche persone possa risultare più autentico e intimo di tanti megalomani show negli stadi, dove si riversano masse del genere anche per potersi poi vantare con gli amici di aver visto da poco un grande nome della musica, mentre la musica di solito resta in secondo piano.
autore: Peter Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Intro
2. Born Free
3. Butterfly (Somethings That Glitter)
4. Dust in the Wind
6. Somebody To Love
7. The Way We Were
8. Can’t Help Falling in Love
9. Something
10. No-One but You (Only the Good Die Young)
11. Guitar Solo
12. Love of my life
13. Tie Your Mother Down
14. The Kissing Me Song
15. We Will Rock You
—bis—
16. Crazy Little Thing Called Love





























