Cheap Trick: In Another World
Etichetta: BMG
Data di uscita: 9/4/2021
Produzione: Cheap Trick & Julian Raymond
Durata dell’album: 45.28 min
Genere: Rock ‘N’ Roll / Hard Rock
Voto: 8.5/10
I Cheap Trick, icona del rock americano che spacca dal 1973, quest’anno sono tornati a farsi sentire con un nuovo album in studio. Si intitola, e non a caso, «In Another World», come a dire che quello che abbiamo vissuto non troppo tempo fa è «sfuggito» di mano. È rimasto nei sogni. La band continua a viverli, a quanto pare senza che nulla la disturbi. Nemmeno nel 2021. L’ardore, il cuore e la volontà d’acciaio del rock’n’roll restano intatti! Niente li spezza. E il gruppo lo urla a squarciagola con il suo ventesimo album in studio tondo tondo. Almeno se ci conti anche «Christmas Christmas», cioè la compilation natalizia di cover e tre inediti uscita, appunto, a Natale 2017.
I Cheap Trick sono un fenomeno. Non solo perché con gli ultimi dischi, come «We Are All Allright» (2017) e «Bang, Zoom, Crazy … Hello» (2016), stanno vivendo una nuova fioritura rinascimentale, ma perché il loro rock potentissimo non si spegne nonostante gli anni che si attaccano addosso a Nielsen, Zander e Petersson. Il crepitio delle scintille non accenna a calare.
Una band che ormai ha detto tutto resta fedele al proprio paradigma musicale. Da sempre ha fatto lo slalom con abilità, in perfetta sintonia con l’atteggiamento lucido che si nasconde dietro il nome del gruppo. Con gli anni lo fa ancora meglio di prima. L’etichetta bizzarra che i critici musicali gli hanno appiccicato, cioè power pop, non è nemmeno così fuori strada se guardi a come i Cheap Trick hanno piantato i loro paletti lungo tutta la carriera. Nel loro carattere musicale unico hanno sempre infilato un pizzico di altri generi, compreso il pop degli anni Sessanta. In fondo si tratta di una trasmutazione dei The Beatles. E se gli Electric Light Orchestra possono avere la loro trasmutazione dei The Beatles, perché non dovrebbero avercela anche i Cheap Trick? Solo che qui è incrociata con un’arroganza punk mordace, e il suono squillante di Nielsen a tratti richiama il nichilismo da palco di Pete Townshend. Grasso, ricco di riverbero, in certi punti rinforzato anche da un «chorus» stereo, quel suono resta la brillantezza unica di Nielsen, il suo marchio di fabbrica, nonché il motore principale della combustione ad alto numero di ottani anche su «In Another World».
Il quartetto è brillante. Una realtà rock ‘n’ roll così non la raggiungi facilmente, eppure i Cheap Trick ci riescono anche nel 2021 in studio. Zander è un cantante fantastico. Il camaleonte vocale di tutti i camaleonti. Sa essere finissimo e struggente, come nella dolce ballata So It Goes, e subito dopo graffiante e inarrestabile quando serve tirare fuori potenza, ruvidezza e anche quella sfacciataggine da monello scapestrato. Zander dipinge ancora una serie infinita di personaggi vocali che danno a «In Another World» un carattere affascinante, che ti incanta all’istante. Intenso e appassionato come solo Zander sa essere, con questa prova conferma ancora una volta di essere uno dei migliori cantanti dell’era del rock.
La produzione è splendida. Organica, calda, colorata, con contrasti che sfruttano al massimo lo spazio del paesaggio musicale analogico. Senti lo scricchiolio delle corde, ogni minuscolo «lick» di Nielsen. Il rullante in una correlazione dinamica e meravigliosamente contrastante con valanghe di frasi di chitarra marcate, da rock della vecchia scuola, e in mezzo a tutto questo si infila il basso ruvido e sferragliante di Petersson. Nielsen è un maestro. Il maestro del minimalismo. Il tipo costruisce una modulazione lucidissima nel mid-eight, e gli assoli li tiene insieme con qualche accordo o con bending storti di semitono. Tra le soluzioni minimaliste più argute, forse a prendersi il primo posto è proprio l’assolo di Passing Through. Sempre al posto giusto. Nel momento giusto. Istinto e sensualità sempre in allerta. I pezzi mantengono un «drive» eccezionale, dinamica, un’orecchiabilità che ti entra sotto pelle.
Tredici pezzi con una varietà straordinaria. Okay, qui ci sono Another Day in Another Day (reprise). In realtà è lo stesso identico pezzo, solo suonato con chiavi ritmiche diverse. Una volta è rock’n’roll scapestrato, l’altra è un brano easy e rilassato, come anche Passing Through. Poi c’è Final Days, un rock’n’roller incredibilmente civettuolo, intriso di una dose erogena di blues. Il pezzo di chiusura è una cover di Gimme Some Truth di Lennon. Com’è che andava la storia delle prove per l’album «Double Fantasy» di Lennon? E per Gimme Some Truth sale sul palco anche un ospite speciale: il chitarrista dei Sex Pistols Steve Jones. A proposito, Zander in più di un momento si avvicina parecchio ai «lennoniani», soprattutto nelle parti in cui l’interpretazione vocale è armata di riverbero. Light Up the Fire è forse il pezzo più duro di tutta la carriera del gruppo. Resta da vedere se i Cheap Trick si avvicineranno mai più al metal come con questo brano. Con una formula di scrittura collaudata, che anche stavolta non ti lascia a piedi nemmeno per un attimo, la band ha costruito con astuzia la scaletta. Così ha ottenuto uno sviluppo dinamico eccezionale, perché sull’album gli stati d’animo si ribaltano di continuo. La parte centrale è la più incisiva, quando i Cheap Trick infilano in fila i notevoli Boys & Girls & Rock ‘N’ Roll e subito dopo The Party, più la già citata Final Days. Poi arriva la splendida ballata So It Goes, e a buttare benzina sul fuoco ci pensa più avanti Light Up The Fire, un altro penetratore rock ‘n’ roll affilatissimo. L’album ti afferra e ti tiene stretto a sé. Scorre in un attimo. E ti diverte dall’inizio alla fine. Con lucidità, una dose brillante di monelleria, ma anche momenti di amarezza e struggimento. Se sei tipo freddoloso, In Another Day ti scalda senza problemi anche nel gelo più feroce.
I Cheap Trick restano grandi maestri del loro mestiere musicale. I loro collaudati «trucchetti da quattro soldi» li hanno impacchettati di nuovo con genialità e furbizia in un’altra storia infiammabile e senza confini, fatta della loro inconfondibile espressione musicale. Con gli anni non mollano di un millimetro. Né nell’esecuzione, né nelle vibrazioni, né nella scrittura. «In Another World» è un altro momento e un altro atto senza tempo, se non addirittura un atto d’immortalità. Se fosse uscito negli anni Settanta gli avrebbero appiccicato anche l’etichetta di «novità assoluta», oggi invece basta «solo» il termine di opera senza tempo.
Autore: Aleš Podbrežnik
Elenco dei brani:
01. Here Comes The Summer
02. Quit Waking Me Up
03. Another World
04. Boys & Girls & Rock N Roll
05. The Party
06. Final Days
07. So It Goes
08. Light Up The Fire
09. Passing Through
10. Here’s Looking At You
11. Another World Reprise
12. I’ll See You Again
13. Gimme Some Truth
Formazione:
Robin Zander – voce
Rick Nielsen – chitarra
Tom Petersson – basso
Daxx Nielsen – batteria
Musicisti ospiti:
Tim Lauer – tastiere
Bennett Salvay – tastiere
Jimmy Hall – armonica
Steve Jones – chitarra nel brano n. 13
Robin Taylor Zander – chitarre aggiuntive, cori
