Gandalf’s Fist: A Day in the Life of a Universal Wanderer
Autoprodotto
Data di uscita: 18/9/2013
Produzione: Dean Marsh
Durata dell’album: 55.46 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.5/10
I progster inglesi Gandalf’s Fist, nati nel 2005 come progetto a due del chitarrista/tastierista Dean Marsh e del cantante Luke Severn, con il loro quarto album in studio, la delizia concettuale «A Day in the Life of a Unversal Wanderer» (2013), hanno ottenuto un meritatissimo exploit internazionale: da duo interessante e talentuoso ma semisconosciuto sono diventati una delle band di punta della scena prog rock contemporanea, capace in seguito di coinvolgere tantissimi nomi noti della musica come John Mitchell (Arena, It Bites), Clive Nolan (Pendragon, Arena), Dave Oberle (Gryphon), Arjen Lucassen (Ayreon), Troy Donockley (Nightwish) e Blaze Bayley (ex-Iron Maiden). La musica dei Gandalf’s Fist si descrive al meglio come una specie di ibrido tra symphonic prog e space rock, con qualche spruzzata di psichedelia, hard rock ed elementi folk rock. Sia Marsh che Severn da giovani hanno ascoltato un sacco di NWOBHM e leggende del prog rock come King Crimson e Pink Floyd, e nella musica dei Gandalf’s Fist si sente spesso, anche se gli elementi prog metal sono piuttosto rari.
La parte del leone nella loro discografia la fanno i concept album, e così è stato anche per «A Day in the Life of a Universal Wanderer», che ha segnato una svolta importante nella storia dei Gandalf’s Fist. Nel 2013 hanno smesso di essere un duo, perché si sono uniti a loro il batterista tedesco Stefan Hepe e il bassista Christopher Ewen, così Marsh ha potuto concentrarsi del tutto su chitarra, tastiere e cori.
Sempre nel 2013 hanno coinvolto varie cantanti ospiti. Da allora le armonie vocali uomo-donna sono diventate uno dei loro marchi di fabbrica, tanto che qualcuno ha iniziato a paragonarli agli Ayreon, che però restano un collettivo molto più orientato al metal. A differenza di questi ultimi, che nei testi e nei concept puntano per lo più su una fantascienza più «classica», i Gandalf’s Fist si sono costruiti un mondo immaginario tutto loro, che attinge a piene mani al sottogenere fantascientifico noto come steampunk. Il suo tratto distintivo è il mix di elementi futuristici ed era vittoriana (più raramente anche del Far West), il che lo rende un sottogenere in gran parte molto inglese.
Il concept di «A Day in the Life of a Universal Wanderer» è abbastanza simile a quello dei due capitoli del capolavoro degli Ayreon «Universal Migrator», ma in generale è molto più semplice: racconta di una misteriosa entità mistica del XXVI secolo, nota come Universal Wanderer, che viaggia attraverso varie galassie. I suoi viaggi vanno dalla nascita dell’esistenza fino alla sua fine. Un giorno un’abbandonata stazione spaziale capta un segnale che ne annuncia la presenza, e la jam cosmica attraverso l’universo può cominciare.
Come ogni concept album che si rispetti, anche «A Day in the Life of a Universal Wanderer» si apre con una breve introduzione narrata, che non è opera di qualche famoso attore inglese, visto che all’epoca la band aveva ancora un profilo pubblico piuttosto basso. Tutti i pregi del gruppo vengono fuori nell’epica oscura «The Nine Billion Names of God», che offre tantissimi cambi di tempo interessanti, arrangiamenti acustici ben piazzati ed epiche armonie vocali uomo-donna. «Stowaway to the Mushroom Planet» già dal titolo fa capire che ha anche qualche elemento psichedelico, anche se in fondo è un classico pezzo epico di symphonic prog con un ritornello potente, a più voci e dal sapore nostalgico, riuscitissimo ai Gandalf’s Fist.
«Somewhere Beyond the Stars» è una ballata romantica incentrata sul pianoforte, con una voce femminile ospite, che fa da quiete prima della tempesta al pomposo e complesso «Orphans of the Sky», dove dominano passaggi di chitarra più duri rispetto alla maggior parte degli altri brani. Su «Maze of Corridors», un filo troppo condito di narrazione, ci si gode soprattutto l’eccezionale combinazione ritmica, i potenti cambi di tempo e un altro ritornello azzeccato. «A Universal Wanderer», con il suo ritornello nostalgico e le armonie epiche, è uno dei vertici dell’album, mentre su «Nexus» funziona alla grande l’alternanza armoniosa tra sfumature ambient cupe e luminose, grazie a un bel gioco di scambi tra voce maschile e femminile.
«North of the Wall», che nel concept rappresenta una delle tappe storiche del viaggio dell’Universal Wanderer, è un brano breve ma ricchissimo di atmosfere ambient. «The Battle of Tannhäuser Gate», che nel titolo richiama il celebre monologo del film ‘Blade Runner’, offre variopinti arrangiamenti acustici e d’archi. Il risultato di questo innesto di elementi folk rock mescolati all’orchestrazione è un’alternanza convincente tra atmosfere futuristiche e nostalgico-rustiche. L’album si chiude in bellezza con il capolavoro space rock epico «The Wanderer Goes South», che conquista già con una parte iniziale briosa, dominata dagli arrangiamenti di flauti ospiti. In questo pezzo, a tratti, si sente che Marsh e Severn, mentre facevano il disco, conoscevano evidentemente anche alcune cose soliste del ‘guru’ del prog rock Steven Wilson.
L’ambizioso «A Day in the Life of a Universal Wanderer», che nel 2017 ha avuto una speciale ristampa, ancora oggi è considerato a ragione una specie di magnum opus dei Gandalf’s Fist, con cui sono diventati definitivamente una delle formazioni più importanti e interessanti della scena prog rock contemporanea. Chi stravede per la ‘scuola’ inglese del prog rock e non si fa problemi per il nome un po’ ‘secchione’ della band, frutto di una vecchia battuta da sbornia tra Marsh e Severn, due ‘secchioni’ fan delle opere di Tolkien che si erano scommessi quale nome per la band avrebbe fatto più colpo su una loro conoscente, con la maggior parte degli album dei Gandalf’s Fist fin qui uscita se la godrà come non si godeva da un pezzo.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Another Night on the Far Side of the Universe (1:33)
2. The Nine Billion Names of God (7:59)
3. Stowaway to the Mushroom Planet (4:09)
4. Somewhere Beyond the Stars (4:25)
5. The Orphans of the Sky (7:02)
6. Maze of Corridors (4:18)
7. A Universal Wanderer (4:31)
8. Nexus (4:41)
9. North of the Wall (3:07)
10. The Battle for Tannhäuser Gate (5:11)
11. The Wanderer Goes South (8:50)
Formazione:
Luke Severn – voce nel brano n. 8, cori, narrazioni
Dean Marsh – voce, chitarra, basso, sintetizzatori, compositore
Stefan Hepe – batteria, percussioni
Musicisti ospiti:
Melissa Hollick – voce, cori
Dying Seed – voce
Jennifer Pederson – voce
Beccie Watson – voce
Mark Benton – narrazioni
Alicia Marsh – narrazioni
Andy Bolper – sassofono nel brano n. 2
Natasha Jaffe – violoncello nel brano n. 9
Davor Busic – flauto nel brano n. 9
Suzanne Weller – flauto nel brano n. 11
William Stewart – violino nel brano n. 10
