Liquid Tension Experiment: LTE3
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 16. 4. 2021
Produzione: Liquid Tension Experiment
Durata dell’album: 61.43 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 8.0/10
I Liquid Tension Experiment sono un progetto musicale che tra il 1998 e il 1999 ha sfornato due album. Poi niente più, perché il quartetto formato da tre Dream Theater e da un membro dei King Crimson non ha trovato né il tempo né l’incastro giusto per registrare un altro disco. Anche se i Liquid Tension Experiment hanno tirato avanti la carretta ancora per qualche anno, almeno dal vivo. Quando Portnoy ha lasciato i Dream Theater, una decina d’anni fa, nessuno immaginava che di colpo si sarebbe ritrovato infilato in più band e progetti musicali contemporaneamente. Solo negli ultimi due anni è tornato a comparire su un bel po’ di album freschi di stampa (Transatlantic, Neal Morse, Flying Colors), ma il vero catalizzatore del fatto che a metà aprile, dopo 22 anni di attesa, ci ritrovassimo tra le mani un nuovo album dei Liquid Tension Experiment è stato l’album solista in studio di Petrucci, dove i due fondatori dei Dream Theater hanno finalmente suonato di nuovo insieme dopo tantissimi anni. Il tutto in versione rigorosamente strumentale.
Il quartetto, che alla domanda ricorrente se avrebbe mai registrato un altro album dei Liquid Tension Experiment rispondeva in modo diplomatico con «per ora non ci sono piani, ma never say never», in realtà ha registrato tutto il materiale di «LTE3» «di nascosto» lo scorso luglio, nello studio Headquarters, dove di solito incidono i Dream Theater. Il debutto del 1998, quando uscì, lasciò di stucco per la sua stranezza, la sua freschezza sfacciata e il suo spirito d’avventura. Di musicisti capaci di suonare come i Dream Theater allora ce n’erano incomparabilmente meno rispetto a oggi. Il successore del debutto, cioè «LTE2», nella maggior parte della sua sostanza musicale ha però ripetuto più o meno quello che aveva già detto il primo, e per questo non ha più sorpreso come prima. Davanti a «LTE3» c’era un compito bello pesante: dimostrare un vero passo avanti musicale con del materiale nuovo. Questo passo avanti, in realtà, non c’è. Quello che abbiamo ricevuto è un lavoro che a tratti è più alla Dream Theater di quanto ci si aspettasse. Era prevedibile che, strumentalmente, ogni tanto sarebbe finito dalle parti dei Dream Theater, visto che tre quarti della formazione sono in un modo o nell’altro legati a doppio filo ai Dream Theater e ne rappresentano anche i pilastri del suono e dello stile. Ci si poteva comunque aspettare che il quartetto passasse molti meno minuti nella zona comfort e si concedesse più fughe schiaffate in avventure sperimentali, appoggiandosi anche a elementi di fusion jazz-rock e portando almeno una traccia di tentativi di scombussolare un po’ gli arrangiamenti. «LTE3» verrà accolto con entusiasmo da tutti i fan dei Dream Theater, ma lo ascolteranno volentieri anche tutti quelli che i Dream Theater li ascolterebbero senza LaBrie alla voce e che però, per via delle particolarità vocali del cantante, la band non la seguono. Così «LTE3» può raggiungere una platea di ‘progofili’ (anche dei più esigenti) decisamente più ampia di quella che raggiungerebbe un nuovo album dei Dream Theater.
I due brani più interessanti del disco sono la rielaborazione della «Rhapsody In Blue» di Gershwin, che i ragazzi, con la loro abilità manuale da togliere il fiato, hanno spiritualizzato in modo sghembo e che brilla di lucidità, di trucchetti scintillanti, di burle e di una chimica perfetta tra i quattro – dove in uno dei passaggi non manca nemmeno un inserto di «Elephant Talk» di Levin (verso il settimo minuto). La squadra non perde mai il filo rosso mentre i ragazzi si passano il motivo principale e se lo servono a vicenda come una pallina in mille e un modo. Di dinamite esecutiva, di momenti di puro divertimento e di fascino costante all’ascolto non c’è assolutamente penuria, e d’altronde i ragazzi questo classico di Gershwin lo suonavano dal vivo già più di dieci anni fa. Ogni volta diverso. Anche Levin qui cambia un po’ di attrezzatura, dal Chapman Stick al basso (classico). Il pezzo dell’album dove finalmente brilla più jazz e più sperimentazione a briglia sciolta è Chris & Kevin’s Amazing Odyssey. Il titolo del brano nasce da un aneddoto di più di vent’anni fa, quando il fotografo della band, prima di scattare qualche foto promozionale, scambiò per sbaglio Portnoy e Levin per Chris e Kevin. Qui finalmente si apre un po’ più di spazio per Levin, che costruisce il suo suono e domina soprattutto nella parte conclusiva del brano, dove il pezzo acquista anche qualche lontano tratto di quello che Levin porta nella musica dei King Crimson. In questo brano, tra le altre cose, Levin impugna anche un archetto da violino.
Poi ci sono due brani in cui i ragazzi si calmano. Sono più brevi. Se Chris & Kevin’s Amazing Odyssey appartiene a Portnoy e Levin, Shades of Hope appartiene interamente a Rudess e Petrucci, che sviluppano una melodia leggera, perfetta come colonna sonora di un film con un lieto fine qualsiasi. L’altro momento più tranquillo del disco è la sua deviazione ambient, rappresentata da Liquid Evolution. Uno strumentale di una bellezza straordinaria, che dimostra come tutta la storia dei Liquid Tension Experiment non sia solo una corsa a rotta di collo, con un mare di note che ti esce fuori incontrollato da entrambe le tasche. Proprio quel momento di «iper-plasia» da velocità la band lo annuncia sul nuovo album con una sonicamente irresistibile fuga d’apertura chiamata Hypersonic. È la cosa che ci si aspettava, quella che tutti i fan del progetto aspettavano da più di vent’anni. La cosa interessante è che in realtà è l’unico brano suonato così. Cioè: punti tutto sulla carta della massima velocità possibile (note sparate e colpi di batteria per unità di tempo), e intanto spingi l’esecuzione fino al limite delle capacità umane. Questo pezzo stabilisce in un attimo un contatto diretto con i primi due album (per esempio con Paradigm Shift e/o Acid Rain). Per il resto, il quartetto mostra soprattutto una maturità e una finezza negli arrangiamenti guadagnate negli anni, con la maturazione creativa e artistica di ciascuno a livello individuale. La «rabbia sonica» di Hypersonic, il brano d’apertura, è arrangiata interamente in uno stile spiccatamente neoclassico.
La chiusura spettacolare, Key To the Imagination, entusiasma soprattutto nei suoi ultimi due terzi, dove la sezione ritmica sviluppa un groove marcatamente scintillante, mentre le burle di Rudess e Petrucci fanno girare la parte centrale del brano attorno al suo asse. I due musicisti attingono a piene mani anche alle arabeschi e alle scale orientali. Con questo brano la band si riavvicina in qualche modo all’apertura dell’album, con la fulmineità sonica di Hypersonic, e il cerchio si chiude con tanto di senso, tanto che ti viene facilissimo premere di nuovo «play».
Restano ancora due brani. The Passage Of Time, che sembra un pezzo “perduto” dell’album dei Dream Theater «Black Couds And Silver Linings», solo senza LaBrie alla voce, e Beating the Odds, che soprattutto negli inserti di Jordan Rudess mostra una lontana ispirazione al personaggio e all’opera dell’iconico trio di rock progressivo Emerson Lake And Palmer.
«LTE3» accontenterà alla grande tutti gli appassionati di John Petrucci e dei Dream Theater. Come detto, lo ascolteranno volentieri tutti quelli che fanno un po’ più fatica con la natura vocale degli album dei Dream Theater e vogliono godersi solo l’integrità totalmente strumentale. E su questo nuovo album dei Liquid Tension Experiment ce n’è, naturalmente, a bizzeffe. Considerando l’enorme chilometraggio dei musicisti, l’oceano sconfinato di album pubblicati e il fatto che tutti e quattro li conosciamo benissimo e sappiamo di cosa sono capaci, è un po’ meno entusiasmante che all’album manchi più audacia esplorativa, per non dire fughe verso il campo dell’avanguardia, soprattutto con una bella spruzzata di jazz. Insomma, più teatro-shock imprevedibile. Se lo sarebbero potuto permettere con facilità, e invece l’album finisce un po’ troppo spesso nella zona comfort, con associazioni alle precedenti avventure musicali, già ben note, dei membri della band.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Hypersonic
2. Beating The Odds
3. Liquid Evolution
4. The Passage Of Time
5. Chris & Kevin’s Amazing Odyssey
6. Rhapsody In Blue
7. Shades Of Hope
8. Key To The Imagination
Formazione:
John Petrucci – chitarra
Jordan Rudess – tastiere
Tony Levin – basso, Chapman Stick
Mike Portnoy – batteria
