Skid Row all’approdo di dicembre nella friulana Udine (2013)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2013
0 63

Band: Skid Row, Dead City Ruins, The Morning
Luogo: Udine / Pala Cus / Italia
Data del concerto: domenica 1.12.2013


L’ultima data del tour attuale degli Skid Row ha portato i leggendari glam metaller americani a Udine. Nel pacchetto ci siamo trovati anche gli australiani Dead City Ruins, un branco di rocker discoli, mentre come primo gruppo spalla, annunciato apposta per questa serata, c’erano i padroni di casa friulani The Morning. Ultimo giorno di tour, insomma! Peccato che i primi dei tre abbiano dovuto saltare questa tappa del programma. Non c’è stato verso!

Poco prima delle nove di sera eravamo già lì, impazienti, con gli occhi puntati sul palco del palasport di Udine, il Palacus, in attesa degli australiani Dead City Ruins, di casa a Melbourne. Il quintetto, grintoso come pochi, si è sparso per il palco in un attimo, e la larghezza dello stage gli ha fatto un gran bene. In una buona mezz’ora di set è stato tutto un correre e un tirarsi i capelli, da parte di una band che si è presentata come l’erede tosta di un curioso minestrone di riff rock ‘n’ roll di scuola classica, ereditati da Rose Tattoo e AC/DC, con virate nettamente blues e southern rock, fino a inglobare elementi della scuola NWOBHM. I Dead Citiy Ruins sono sicuramente un gruppo capace di attirare l’attenzione in futuro. Presenza scenica rodata e sicura, senza freni né inibizioni, accompagnata da un’ottima intesa del quintetto e da una scioltezza a pieno sangue che ha trasformato l’apertura in un riscaldamento più che divertente!

Lo scorso aprile gli Skid Row, invece di un nuovo album, hanno pubblicato un nuovo EP intitolato »United World Rebellion: Chapeter One«. A giudicare dal titolo, di EP così ne arriveranno altri in futuro. Ormai da più di dieci anni non è più una novità che dietro al microfono non ci sia più Sebastian Bach. Gli Skid Row di oggi hanno tre facce originali, quelle che compaiono sui loro album in studio di culto a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta: i chitarristi Scotti Hill  e Dave »Snake« Sabo e il bassista Rachel Bolan. Jerry Sollinger resta la figura vocale di riferimento, di cui gli altri si fidano al 100%,, e dal 2011 gli Skid Row hanno anche un nuovo batterista, Rob Hammersmith.

La band è salita sul palco alle dieci in punto. Un palco enorme, in lungo e in largo. Il quintetto non ha nascosto di sentirsi a meraviglia. E perché mai dovrebbe, eh? Il clima rilassato era più che evidente. Era l’ultimo giorno di tour. Di un lungo tour europeo, in cui buona parte delle date degli Skid Row ha visto gli Ugly Kid Joe come co-headliner. Oltre al fatto di essere l’ultima serata, il gruppo sapeva una cosa che noialtri no: che avrebbe suonato un set cortissimo, di appena un’ora. Un altro fattore che favorisce una leggerezza e una spensieratezza totali!

Oggi gli Skid Row suonano alla grande. Vale soprattutto per il duo di chitarre Sabo/Hill, che sul palco si intende a meraviglia anche dopo tanti anni di carriera. Le dita volano sulle corde di entrambi come se fossero oliate, e l’esecuzione delle loro parti è per questo davvero di altissimo livello. Anche la sezione ritmica resta potente e impenetrabile. Il carismatico Rachel Bolan resta uno dei punti fermi del carisma sul palco degli Skid Row! In mezzo a tutto questo, fa un enorme piacere che il cantante Jerry Sollinger abbia sostituito Sebastian Bach in modo più che dignitoso. Perfino dall’aspetto si può dire che Sollinger sia in forma molto migliore del suo predecessore. Vocalmente Sollinger tiene dietro a Bach alla grande! Il timbro è all’altezza di quanto si chiede a un »sostituto di Bach«, e gli evergreen velenosi Psycho Love, Monkey Bissiness, Slave to the Grind, poi Makin’ a Mess,  Riot Act , Big Guns, Piece of Me, 18 And Life, In A Darkened Room e la devastazione finale di Youth Gone Wild sono usciti benissimo nell’interpretazione vocale di Solinger. E credo che Bach, senza qualche »aiutino« concreto (basi e campioni mp3 aggiunti dal mixer), oggi il classico repertorio degli Skid Row non riuscirebbe più a portarlo a casa con sicurezza. Dopo quello che abbiamo vissuto, si può dire di nuovo una cosa sola: addio Sebastian Bach. Per sempre. 18 and Life ha messo un po’ in difficoltà Sollinger, ma tutto il resto il tipo l’ha portato a casa in modo eccellente. Ovviamente non è mancata la stra-obbligatoria hit I Remember You! Dei pezzi nuovi dell’EP »United World Rebellion: Chapter One« sono sfilate l’iniziale Let’s Gop e, nella seconda metà della scaletta, Kings Of Demolition! La band ha sfiorato di passaggio anche l’album »Thickness« del 2003, eseguendo il brano Thick Is the Skin.

Circa 500 spettatori scatenati hanno fatto il diavolo a quattro »incatenati« alla transenna che separava il palco dalla platea, cantando fanaticamente i versi dei classici del gruppo. Gli Skid Row hanno messo il pubblico in tasca in un attimo, tanto che gli mangiava in mano, come in stato di ipnosi estatica. I minuti sono volati a una velocità assurda e, dopo Slave to the Grind, i ragazzi sono spariti in fretta nel backstage. Routine pulita. Siccome era l’ultimo concerto, gli Skid Row hanno organizzato una specie di festa che le altre date del tour non hanno avuto. Nel bis hanno chiamato sul palco i Dead City Ruins e insieme hanno suonato il classico degli AC/DC Highway to Hell, seguito dall’attesissima Youth Gone Wild, con i ragazzi dei Dead City Ruins travestiti da pupazzi di animali. Una commedia per il gran finale, insomma!

Possiamo dire così: una serata breve ma dolce con gli Skid Row! Scaletta carica esclusivamente di pezzi dei primi due album. È proprio grazie allo status di culto di questi due dischi che oggi gli Skid Row possono permettersi tour del genere. Lo sanno bene, e per questo suonano in prevalenza il repertorio di quei due album. Ha sorpreso l’inclusione della cover dei Ramones Psycho Terror, per il resto concerto in linea con le attese. Anche il suono è stato molto solido, considerando le caratteristiche rimbombanti del vasto palasport. Gli Skid Row non hanno bisogno di sforzarsi a »sparare munizioni da ogni posizione possibile« sul pubblico. Lo status di culto dei loro primi due album fa questo lavoro in piena autonomia per loro. I ragazzi restano quindi sinonimo di »figli di buona donna« dandy e discoli anche negli anni della maturità. Mantengono il vero look da teppisti sul palco, e i loro concerti restano una vera bomba di energia, dove tracimano vitali l’audacia e lo sfavillio arrogante e beffardo dell’edonismo rock ‘n’ roll! Esattamente quello per cui vai a un loro concerto. Anche nel 2013!

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie