Questi motherfucker non mollano! (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Udine / Palacus / Italia
Data del concerto: 01.12.2013
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 27,00€

L’ultima data dell’attuale tour degli Skid Row ha portato i leggendari glam metaller americani a Udine. Insieme a loro, nel pacchetto-concerto, ci siamo beccati anche i rocker australiani, tutti sregolatezza, Dead City Ruins, mentre per questa serata come primo gruppo di supporto erano stati annunciati i friulani di casa The Morning. Ultimo giorno di tour, insomma! Purtroppo stavolta il primo gruppo abbiamo dovuto saltarlo. Non c’era modo di fare altrimenti!

Poco prima delle nove di sera eravamo già lì a fissare impazienti il palco del palasport udinese Palacus, in attesa dell’esibizione degli australiani Dead City Ruins, che vengono da Melbourne. Il quintetto scalpitante si è sparso subito per tutto il palco, e la larghezza gli faceva proprio comodo. Di corse e headbanging ce n’è stato a volontà in una buona mezz’ora di set di una band che si è presentata come una grintosa erede, con un’interessante miscela di riff rock ‘n’ roll tradizionali ereditati da Rose Tattoo e AC/DC, curve decise verso il blues e il southern rock, fino all’integrazione di elementi della scuola NWOBHM. I Dead Citiy Ruins sono sicuramente una band che saprà farsi notare in futuro. Esibizione rodata e sicura di sé, senza freni né remore, accompagnata da un’ottima intesa nel quintetto e da una disinvoltura a tutto tondo, che ha regalato un riscaldamento più che divertente!

Ad aprile di quest’anno gli Skid Row, invece di un nuovo album, hanno preferito pubblicare un nuovo EP intitolato »United World Rebellion: Chapeter One«. A giudicare dal titolo, in futuro di EP così ce ne saranno ancora. Che al microfono non ci sia più Sebastian Bach, poi, non è una novità da più di dieci anni. Gli Skid Row di oggi hanno tre facce originali, quelle che compaiono sui loro album in studio di culto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta: i chitarristi Scotti Hill  e Dave »Snake« Sabo e il bassista Rachel Bolan. Johnny Solinger resta una figura vocale solida, di cui il resto della band si fida al 100%, e dal 2010 gli Skid Row hanno anche un nuovo batterista, che si chiama Rob Hammersmith.

La band è salita sul palco alle dieci in punto. Su un palco enorme. In profondità e in larghezza. Il quintetto non nascondeva di sentirsi benissimo. E perché mai no? La rilassatezza era più che evidente. Era l’ultimo giorno di tour. Di un vasto tour europeo, in cui buona parte delle date degli Skid Row è stata accompagnata dagli Ugly Kid Joe in veste di co-headliner. Oltre al fatto che fosse l’ultima data, la band sapeva una cosa che noi altri no. Che avrebbe suonato un set estremamente breve, di appena un’ora. Un altro fattore che spinge alla leggerezza totale e alla spensieratezza!

Gli Skid Row oggi suonano alla grande. Questo conta soprattutto per il duo di chitarre Sabo/Hill, che si intende a meraviglia sul palco anche dopo tanti anni di attività musicale. Le dita volano a entrambi i chitarristi come se fossero oliate, e per questo l’esecuzione delle loro parti è davvero eccellente. Anche la sezione ritmica resta potente e impenetrabile. Il carismatico Rachel Bolan rimane uno dei carismi scenici centrali dello show degli Skid Row! In tutto questo, fa tanto piacere che il cantante Johnny Solinger abbia sostituito Sebastian Bach in modo più che dignitoso. Anche a vedersi, si può dire che Sollinger sembri in una forma molto migliore del suo predecessore. Vocalmente Sollinger insegue Bach molto bene! Il timbro è all’altezza di ciò che si richiede al »sostituto di Bach« e gli evergreen velenosi Psycho Love, Monkey Bussiness, Slave to the Grind, poi Makin’ a Mess,  Riot Act , Big Guns, Piece of Me, 18 And Life, In A Darkened Room e la devastazione conclusiva Youth Gone Wild sono usciti benissimo nell’interpretazione vocale di Solinger, e secondo me Bach, senza concreti »aiutini« (basi e campioni mp3 aggiunti) dal mixer, oggi il classico repertorio degli Skid Row non riuscirebbe più a reggerlo con sicurezza. Dopo quello che abbiamo vissuto, possiamo dire di nuovo una cosa sola. Addio Sebastian Bach. Per sempre. 18 and Life ha messo un po’ in difficoltà Sollinger, ma tutto il resto il tipo l’ha portato a casa alla grande. Ovviamente non è mancata l’immancabile esecuzione dell’hit I Remember You! Dei nuovi brani dell’EP »United World Rebellion: Chapter One« si sono sentite l’opener Let’s Go e, nella seconda metà della scaletta, Kings Of Demolition! La band ha sfiorato di passaggio anche l’album »Thickskin« del 2005, suonando il brano Thick Is the Skin.

Circa 500 spettatori scatenati impazzivano »incatenati« alla transenna che separava il palco dalla platea, cantando fanaticamente i ritornelli dei classici della band. Gli Skid Row hanno messo subito il pubblico nel sacco, tanto che questo gli mangiava in mano, come in uno stato di ipnosi estatica. I minuti sono volati a una velocità estrema e dopo Slave to the Grind i ragazzi sono schizzati subito dietro le quinte. Routine pulita. Siccome era l’ultimo concerto, gli Skid Row hanno organizzato una serie di sorprese che le altre date del tour non hanno visto. Hanno invitato sul palco anche i Dead City Ruins e insieme hanno suonato il classico degli AC/DC Highway to Hell, seguito dall’attesissima Youth Gone Wild, durante la quale i ragazzi dei Dead City Ruins si sono travestiti da pupazzi animali. Una commedia per il gran finale, insomma!

Possiamo dire così. Una serata breve ma dolce con gli Skid Row! Un concerto costruito esclusivamente sul repertorio dei primi due album. È proprio grazie allo status di culto di questi due dischi che gli Skid Row oggi possono permettersi tour del genere. Lo sanno bene, e per questo suonano soprattutto il repertorio dei primi due album. Non è mancata nemmeno la cover dei Ramones Psycho Therapy. Anche il suono era molto solido, considerando le caratteristiche rimbombanti di un grande palasport.  Gli Skid Row non hanno bisogno di sforzarsi di »sparare munizioni da ogni posizione possibile« sul pubblico. Lo status di culto dei loro primi due album fa questo lavoro in piena autonomia per loro.

I ragazzi restano quindi la quintessenza dei »motherfucker« vanitosi e canaglieschi anche in età matura. Mantengono l’aspetto da teppisti sul palco, e i loro show restano una vera bomba di energia, dove traboccano allegramente sfrontatezza e lo sfavillio arrogante e beffardo dell’edonismo rock ‘n’ roll! Esattamente quello per cui vai a un loro concerto. Anche nel 2013! 

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