Michael Romeo: War Of The Worlds Pt. II
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 25 marzo 2022
Produzione: Michael Romeo
Genere: Progressive Metal
Durata dell’album: 66.09 min.
Voto: 9.0/10
Michael Romeo fa dannatamente sul serio con il suo progetto solista. Aspettiamo da ben sette anni anche il nuovo album degli dèi del metal progressivo Symphony X, che finalmente però mostrano segni di vita artistica (la band è in studio a registrare il nuovo disco). »Underworld«, l’ultimo album in studio del gruppo, è infatti uscito nel 2015. Dall’altra parte, nel 2018 Romeo ci aveva regalato un ottimo album solista, che ha un sacco di punti in comune con l’approccio compositivo classico dei Symphony X, cosa che non sorprende affatto, visto che in entrambe le ‘storie musicali’ a comporre è lui, eppure. Già nel primo dei due album »War of The Worlds« Romeo era riuscito a creare una chimica tutta sua e spazi musicali espressivi, che mettono il progetto solista del chitarrista in un posto speciale nell’universo del metal progressivo.
Dopo quattro anni arriva quindi il seguito di »War of The Worlds pt. I« (recensione di RockLine), la sua seconda parte. La visione musicale di Romeo per questo progetto solista è ovviamente neoclassica quasi in tutto. Anche qui si sente che il tizio in vita sua ha ascoltato una quantità enorme di musica da film, quella scritta da compositori del calibro di Hans Zimmerman, Danny Elfman e compagnia. Non lo lasciano intuire solo l’instrumental di apertura e quello di chiusura dell’album, ma soprattutto il fenomenale strumentale Hunted, pieno di continue modulazioni, pieno di continui cambi delle melodie principali. Questo modo di sviluppare la composizione, che pur con tutta la sua complessità mantiene una musicalità e un’accessibilità eccezionali, conferma soltanto il genio di Michael Romeo. Ci sono momenti che potrebbero stare tranquillamente su un classico album dei Symphony X come »Odyssey« (2002), per esempio il ‘tandem’ di brani Mothership, che funziona come preludio a Just Before the Dawn, la quale a sua volta richiama composizioni dei Symphony X come Accolade o Communion and the Oracle.
Di certo il nuovo cantante, nel frattempo membro a tutti gli effetti dei Whitesnake (!), il croato prodigioso Dino Jelusick (anche Magnus Karlsson’s Free Fall, Dirty Shirley, Animal Drive), è una scoperta di prima categoria non solo per Michael Romeo, ma per l’intero universo musicale dei puristi rock e metal di oggi. Forse una delle voci più marcate dei nostri tempi. Viene da chiedersi chi canterebbe nei Rainbow, se Ronnie Romero non l’avesse anticipato per qualche anno. Il suo timbro vocale rientra a pieno titolo nella lega di cantanti come Russell Allen (Symphony X) e/o Jorn Lande, il che significa che sia il suo approccio vocale sia il timbro si avvicinano alla ‘sacralità e immortalità’ vocale di Ronnie James Dio. Un profano che non conosce Jelusick, ascoltando »War Of the Worlds pt. II«, penserebbe erroneamente che al microfono ci sia Russell Allen, anche se Jelusick è una storia a sé. Jelusick (in origine Jelusić) porta a tratti più gutturalità del suo predecessore Rick Castellano, che cantava sulla prima parte, ed è proprio questo a dare la sensazione che la seconda parte della ‘guerra dei mondi’ sia un filino più vicina alle vibrazioni della band madre di Romeo. La seconda parte degli album »War of The Worlds« mantiene un’inconfondibile aggressività, condita a dovere con la fantastica esecuzione chitarristica dell’unico Romeo, un’incredibile combinazione di ‘shredding’ veloce come la luce e di assoli neoclassici dal tocco velenoso e pignolo, che non hanno rivali. In sintonia col concept della storia stessa, tutto il teatro è nerissimo, cupo e ‘freddamente robotico e distaccato’. Disperato. Proprio come il racconto originale dello scrittore H. G. Wells, da cui prende ispirazione il concept che si snoda lungo entrambe le parti di Romeo. Per il periodo che stiamo vivendo, soprattutto da marzo 2020 in poi, il concept non potrebbe dialogare meglio con la realtà del nostro quotidiano. Purtroppo qui non c’è nient’altro, e di certo niente di più bello, da scrivere.
Il brano Maschinenmensch è senza dubbio il momento dell’album che spicca. Dal titolo ‘alla Rammstein’, verrebbe da pensare a un ‘esperimento’ simile, con campioni e programmazione aggiunti, come il brano Fucking Robots della prima parte dei due album »War Of the Worlds«. E invece no. Questo pezzo, piazzato nella seconda metà del disco, con la sua natura crea il cumulo atmosferico finale. Il clima nell’album si fa estremamente teso, sovradrammatizzato, ‘elettrizzato’: ci stiamo infatti avvicinando al gran finale. Una suite progressiva di nove minuti, dove Romeo ha affidato agli arrangiamenti orchestrali un ruolo particolarmente importante nell’accompagnare la frase chitarristica principale, si apre con una marcia marcatamente magniloquente e cupa. È il lavoro più ambizioso del disco. Il brano è pieno di passaggi tra le strutture motiviche principali, gli stati d’animo oscillano di continuo in modo netto, e proprio qui il quartetto di musicisti sviluppa un’intesa chimica eccezionale, tanto che l’esecuzione stessa non fa che sottolineare una brillantezza tecnica fuori dal comune. Progressive fino al midollo. Questo pezzo conferma soltanto che Romeo, semplicemente, è un genio. Crea musica complicatissima, che però è sempre incredibilmente accessibile e ti si insinua sotto la pelle. Di maestri così ce ne sono pochi. Questa epopea progressiva di nove minuti prepara il terreno a uno dei brani più veloci e aggressivi dell’album, cioè Parasite, che ci porta allo strumentale di chiusura ‘cinematografico’ (Brave New World). Esiste una versione estesa dell’album, con due brani aggiuntivi. Quasi otto minuti di The Perfect Weapon e poi Alien DeathRay, che meritano tutta l’attenzione. La prima è cantata, la seconda strumentale. Entrambe rifinite allo stesso livello dei brani regolari di »War Of the Worlds pt. II«. La versione estesa contiene, oltre all’album regolare, anche un CD in più, su cui il disco è presente in versione interamente strumentale.
»War Of the Worlds pt. II« è una seconda parte quantomeno all’altezza del fenomenale primo capitolo. Una concettualizzazione perfettamente compiuta della visione musicale di Michael Romeo. Il punto in cui, in un formato estremamente conciliante, si danno la mano l’approccio compositivo alla maniera della musica da film, il nucleo inesauribile e penetrante dell’heavy metal e una complessità progressiva in continua esplorazione, accompagnata, nella ricerca costante di una musicalità impeccabile, da un’esecuzione ‘mozzafiato’ di grande difficoltà tecnica. Oltre al chitarrista magico e alla nuova stella vocale Dino Jelusick, va sottolineato anche il lavoro eccellente della sezione ritmica John “JD” DeServio – John Macaluso (Y.J. Malmsteen, Ark,…). Insomma. Un’opera di perfezione assoluta, che fa ben sperare anche per quello che dovrebbe portare il nuovo album dei Symphony X.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Introduction, Pt. II (02:37)
2. Divide & Conquer (04:46)
3. Destroyer (05:34)
4. Metamorphosis (05:53)
5. Mothership (02:23)
6. Just Before the Dawn (05:01)
7. Hybrids (06:14)
8. Hunted (04:32)
9. Maschinenmensch (09:03)
10. Parasite (04:33)
11. Brave New World (Outro) (03:36)
tracce bonus:
12. The Perfect Weapon (07:41)
13. Alien DeathRay (04:31)
Formazione:
Michael Romeo – chitarra, tastiere, orchestrazioni, violoncello, saz
Dino Jelusick – voce
John DeServio – basso
John Macaluso – batteria
