Steel Panther a Zagabria: raffiche di glam metal a propulsione erettile (2022)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2022
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Band in scena: Steel Panther / Florence Black (gruppo spalla)
Data del concerto: sabato 2.7.2022
Location: Tvornica Kulture / Zagabria / Croazia


Gli Steel Panther forse non hanno più bisogno di presentazioni approfondite. Sono una band che ha scovato con astuzia le nicchie della scena rock dove poteva finire sotto i riflettori delle masse. E ce l’ha fatta a sfondare. Gli Steel Panther hanno scelto il ruolo della parodia che riporta in vita gli anni del glam metal e della scena californiana del Sunset Strip, quella degli spensierati anni Ottanta. E, già che c’erano, non si sono tenuti a freno. Si sono buttati in modo parecchio bizzarro. Anzi, no, nemmeno. Per chi ha la mente un po’ più aperta non c’è nessuno shock. Altri diranno che gli Steel Panther si sono spinti molto, ma molto oltre ogni confine del buon gusto. Sono i soliti bacchettoni per colpa dei quali tanti album finiscono con l’adesivo Parental Advisory. Una band che ha cominciato a farsi strada davvero solo dopo essersi trasformata, prendendo in prestito trucco e costumi di Mötley Crüe, Ratt e Poison e mettendo in piedi, con una raffinata mimica da palcoscenico, un circo di prim’ordine, dove usi e costumi delle band citate venivano resuscitati gonfiando in modo grottesco tutte le ragazzate per cui il Sunset Strip è famoso, non sarebbe andata da nessuna parte se i singoli membri non fossero anche musicisti eccezionali. E non solo dal punto di vista dell’esecuzione, ma anche della composizione. Pochi riescono a stare al passo con Satchel. Un vero Eddie in miniatura!

Il tour Re-Erections ha portato la band a Zagabria, alla fine di un percorso ‘tortuoso’. Il concerto è stato rimandato più volte. Prima i due show avrebbero dovuto tenersi separatamente il 12.6.2021, poi la data è slittata al 2.7.2022. Quando è stata fissata e confermata anche la data dei Whitesnake a Zagabria, che coincideva con il 2.7.2022, si è presentata l’occasione per far suonare gli Steel Panther prima dei Whitesnake al ŠRC Šalata. Insomma, insieme. Solo che i Whitesnake, proprio a ridosso dell’arrivo a Zagabria, sono stati costretti a cancellare tutte le date rimanenti del tour europeo, e c’è mancato poco che con loro saltasse anche l’esibizione degli Steel Patnher. Ma l’organizzatore è riuscito a salvare il concerto degli Steel Panther e a spostare la band dal ŠRC Šalata, dove ci stanno circa 3000-3500 persone, alla Tvornica Kulture di Zagabria, che ne accoglie tre volte meno. Qualcuno dubitava che il concerto potesse essere poco frequentato? Macché. Il tutto esaurito alla Tvornica Kulture ha dimostrato che in Croazia gli Steel Panther hanno ormai una base di fan solida come la roccia, che li segue con passione. Con grande gioia, la stragrande maggioranza del pubblico era composta da una generazione più giovane di appassionati del genere, il che è promettente e la prova che il (revival del) glam metal è qui per restare.

Quello che segue non rientra nel nostro spirito sempre curioso, ma stavolta i Florence Black li abbiamo saltati e cancellati del tutto dalla lista dei concerti visti. Quindi, se vuoi conoscere anche questa band, googlati tu qualche domanda. Noi, mentre suonavano, abbiamo preferito rinfrescarci le idee con un altro giro di birra in un locale dall’altra parte della Šubičeva. Entrando nel locale poco dopo le nove, proprio mentre i Florence Black finivano di suonare, si respirava un’atmosfera di grande allegria, un clima positivo, quella carica giusta, con le scintille che crepitavano nell’aria. Tutto lasciava intendere che la serata di stasera, ovvero il ritrovo con gli Steel Panther, sarebbe stata davvero speciale in tutto e per tutto.

Poi è calato il buio più totale. L’intro registrata con il classico dei Van Halen Unchained preparava la pista giusta per catapultarci in un’epoca che è passata, ma che oggi vive nel look e nell’opera degli Steel Panther come commedia di prim’ordine, ovvero come teatro-show parodistico. Tutto gravita attorno agli eccessi di un’immaginazione senza confini, che intreccia il mondo delle fantasie sessuali maschili con l’ingurgitare e l’assorbire droghe di ogni genere.  

Gli Steel Panther sono saliti sul palco entrando dritti dalla ‘porta sul retro’. Che cosa significhi davvero ‘entrare dalla porta sul retro’ (Goin’ in The Back Door)? Probabilmente non servono ulteriori spiegazioni. Accanto ai membri stabili, cioè il cantante Michael Starr (vero nome Ralph Saenz), il chitarrista Satchel (vero nome Russ Parish) e il batterista Stix Zadinia (vero nome Darren Leader), non c’era il bassista Lexxi Foxx (vero nome Travis Haley), ma Joe “Spyder” Lester. Spyder è un ex compagno di Starr e Satchel dei tempi in cui tutti e tre suonavano nella tribute band dei Van Halen The Atomic Punks. Spyder, tra l’altro, è stato a suo tempo anche tour manager degli Steel Panther. In realtà Foxx è difficile da sostituire, se non impossibile. Anzi, non è sostituibile. Non per come suona il basso, in quello Spyder è alla sua altezza, se non addirittura tecnicamente migliore. Ma semplicemente per la presenza scenica, che era ‘il glam metal di tutto il glam metal possibile in un posto solo’, e per le buffonate eccessive che l’ex bassista combinava sul palco, soprattutto quando si ammirava di continuo in uno specchio rosa seduto accanto a una credenza piena di trucchi e altri accessori richiesti dalla bizzarra bizzarria della parodia. Purtroppo quella parte di magia non tornerà mai più tra noi. Ma questo non vuol dire che al concerto degli Steel Panther alla Tvornica Kulture mancasse qualcosa.

Nel frattempo la band ha provato parecchi bassisti, ma nell’attuale tour europeo Re-Erections ha affidato il destino del ‘miracolo a quattro corde’ alle mani di Spyder, che aveva già sostituito Lexxi Foxx in alcune singole serate nel 2018. 

La band ha dedicato metà della scaletta ai primi due album: »Balls Out« (2011) e »Feel The Steel« (2009). Da entrambi ha sparato i momenti più iconici della carriera, che da tempo sono diventati un obbligo, cioè parte del repertorio di ferro del gruppo. La prima battuta sporca della commedia da palco degli Steel Panther che ci è rimasta impressa è una battuta di humour nero sul batterista dei Def Leppard Rick Allen. Per l’occasione Zadinia ha tirato il braccio sinistro fuori dalla manica e se l’è infilato sotto la maglietta, in modo da sembrare monco, e ha attaccato con la sola destra l’intro di Asian Hooker. Intanto Satchel dissertava sulle strane inclinazioni dell’irresistibile magnetismo del batterista dei Def Leppard verso le ragazze asiatiche.

Con gli Steel Panther, in pratica, metà concerto è suonato e metà è teatro comico, di quello che ti fa trattenere a stento le lacrime dalle risate. Il culmine del concerto è stato proprio in questi momenti di comicità e di giochi folli, aperti dall’arrivo di Starr travestito da Ozzy (cioè: Starr con gli occhialini alla Lennon, capelli lunghi lisciati, tremolante e con la tipica andatura trascinata di Ozzy), mentre la band attaccava Crazy Train. Poi Satchel è andato dietro la batteria (nel frattempo i tecnici montavano sul davanti del palco le tastiere Nord, di cui parleremo più avanti). Satchel intanto intratteneva il pubblico picchiando sul rullante con la destra, mentre con la sinistra suonava un medley di alcuni dei riff più famosi della storia del metal. Poi è arrivata la star della serata. L’uomo che avrebbe dovuto suonare lo stesso giorno a Zagabria con la formazione dei Whitesnake. Lo zagabrese Dino Jelusick (in originale Jelusić). Uno che con il suo talento vocale inaspettato ha lasciato di sasso e incantato lo stesso David Coverdale. Uno che dal piccolo calderone balcanico ha ottenuto una cosa che è una vera rarità. Uno slavo in una band anglosassone con uno status iconico. Sinceri complimenti a Dino! Chissà quanti altri talenti così ci sono ancora da queste parti d’Europa? Alla Tvornica, con l’arrivo di Dino, il locale ribolle, e la band tocca il classico dei Van Halen Jump, seguito da The Final Countdown (Europe), con Dino che ha preso in mano il ‘keytar’ (lo sloveno non ha ancora inventato una traduzione per questo ‘miracolo’ di tastiera, anche se ci è ben noto dai tempi dei Modern Talking).

Il probabile culmine è arrivato quando la band ha invitato sul palco la prima ragazza. Zadinia si è seduto alle tastiere Nord e Starr ha cominciato a corteggiarla in modo teatrale, mentre la band eseguiva la ballad Weenie Ride. In versione allungata. Poi sul palco sono salite altre ragazze. Chi aveva già visto un concerto degli Steel Panther sapeva cosa poteva succedere dopo. Be’, almeno a Graz, in Austria (Orpheum Teater), il 2.3.2014, durante l’esecuzione di 17 Girls In a Raw la band era riuscita a convincere un’intera guarnigione di ragazze a spogliarsi fino alla cintola. Ma erano tempi ancora spensierati. Allora si respirava con molta più libertà. Evidentemente, l’«abuso» del concetto di «correttezza» e la sua infiltrazione in tutti i pori della nostra vita, entro il 2022, hanno inghiottito anche l’ultimo briciolo di senso per una sana goliardata, e così con il vero culmine durante questo pezzo non se n’è fatto niente. La band ha chiuso la parte regolare con una rincorsa potentissima! Con Death To All But Metal.

La band era in forma fenomenale dal vivo. Costumi e movenze portavano sul palco i tardi anni Ottanta in ogni dettaglio, quando a Los Angeles fioriva la scena del Sunset Strip. Un po’ di lustrini sono andati persi, perché sul palco non c’è più Lexxi, il che è un danno irreparabile, ma in compenso nei nuovi show degli Steel Panther si è insinuato un po’ più di nero ‘ragnesco’. Soprattutto Satchel quella sera era in gran spolvero e la lingua gli correva in modo incredibile, mentre prendeva in giro ora l’uno ora l’altro membro della band. In questo, a Starr, da frontman, ha quasi rubato il primato. Intanto Satchel e Spyder lanciavano manciate di plettri tra il pubblico, il che non faceva che confermare l’allegria straordinaria e l’atmosfera brillante creata dal quartetto insieme a un pubblico in ebollizione, che durante il concerto ha collaborato fanaticamente con la band per tutto il tempo. Anche cantando i versi. Di tutte le canzoni. Dopo Community Property, che i fan reclamavano già molto prima del bis obbligatorio, per il gran finale in Gloryhole gli Steel Panther si sono passati un cappello e lo hanno lanciato in modo teatrale per tutto il palco, e alla fine con il primo lancio è atterrato sulla bacchetta del batterista Stix Zadinia.

Ecco qua. La festa per cui vieni. Né più né meno. Una serata carica di ottimismo ribollente e divertimento pazzo. La birra scorreva a fiumi e il pavimento era diventato una vera pista di pattinaggio. I vapori di tanti derivati dell’alcol e la calura ribollente, che creava una vera nebbiolina nel locale, bastavano da soli a farti sudare in modo estremo. Nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe protestato se gli Steel Panther quella sera avessero suonato un’altra ora extra. Forse nemmeno la band stessa. È stata una di quelle serate di cui il ricordo resta sempre dolce. Una di quelle feste da concerto che non dimentichi fino alla fine dei tuoi giorni. Quelle in cui, appena finito, dici che andresti subito a un altro concerto così.

Testo: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Setlist degli Steel Panther:
Unchained (orig. Van Halen) – taped intro
1. Goin’ in the Backdoor
2. Tomorrow Night
3. Asian Hooker
4. All I Wanna Do Is Fuck (Myself Tonight)
5. Fat Girl (Thar She Blows)
6. Crazy Train (orig. Ozzy Osbourne)
7. Guitar Solo (incl. Rock You Like a Hurricane / Seek & Destroy / Breaking the Law / Eruption/ The Trooper / Maste)
8. Jump (orig. Van Halen)
9. The Final Countdown (orig. Europe)
10. Weenie Ride
17. Girls in a Row
18. Death to All but Metal
—bis—
19. Community Property
20. Gloryhole


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