Eruption – Tellurian Rupture
Etichetta: From the Vaults
Data di uscita: 19.08.2022
Voto: 8.5/10
Sono passati ben cinque anni dall’ultima trasmissione in studio dei thrasher di casa nostra Eruption. Cloaks of Oblivion è il disco che, a mio avviso, ha incoronato definitivamente la band come portabandiera del thrash metal sloveno – uno status «ereditato» dai Negligence, purtroppo fermi ormai da un bel pezzo. Fatto sta che con «Cloaks» ragazze e ragazzi si sono fatti un bel regalino avvelenato, ritrovandosi da soli in una situazione da «make it or break it». Succedere a un album così forte e giustificarlo non è affatto una passeggiata, e sono più le band che ci hanno sbattuto il naso di quelle che ce l’hanno fatta. In più la vita non è una costante, e nemmeno per gli Eruption le cose sono rimaste ferme prima dell’uscita di Tellurian Rupture. Dopo un lungo periodo con la stessa formazione, ha lasciato il gruppo il chitarrista Andrej Čuk (Eldritch Anatomy, il debutto della sua nuova band Ensanguinate uscirà il 2 settembre per Emanzipation Productions); come sostituto gli Eruption hanno trovato Gregor Lavtar (Moshead), con cui hanno registrato la nuova devastazione thrash Tellurian Rupture, e hanno trovato casa presso l’etichetta danese From the Vaults (uno dei suoi capi è il chitarrista della cult thrash institution danese Artillery, Michael Stützer).
Non farti turbare dalla traduzione maldestra e letterale del modo di dire inglese, ma per cominciare togliamoci subito di mezzo l’elefante nella stanza. Gli Eruption sono riusciti a esaudire le altissime aspettative? La risposta è breve e secca. Sì! Tellurian Rupture ha tutto quello che aveva Cloaks of Oblivion, e anche di più. Tellurian Rupture mostra un alto livello di maturità (musicale), è molto più di «un semplice» disco thrash e dimostra che la fonte di idee degli Eruption è ben lontana dall’esaurirsi, anzi, erutta come uno stratovulcano, e questo disco di cinquanta minuti buoni travolge tutto senza pietà come una corrente piroclastica.
Lo fa capire già l’opener The Awakening, con cui gli Eruption non se la tirano per le lunghe: dopo mezzo minuto di tuoni ti scagliano dritto in una vera tempesta di riff a raffica e fin dall’inizio servono il meglio che la scuola Eruption sappia offrire: voce melodica completata da acuti in falsetto, chitarre pirotecniche e una delle sezioni ritmiche più solide e affidabili che abbiamo da noi. Nonostante gli Eruption restino perlopiù fedeli alla loro ricetta di thrash metal condito con soluzioni della scuola del power metal americano, Tellurian Rupture suona nuovo, fresco, energico e dannatamente efficace. Qui bisogna fare i complimenti a tutta la squadra, perché il lavoro è di livello davvero alto. Senza dubbio Klemen Kalin sull’album tira fuori di gran lunga la sua miglior prova vocale, e i versi del concept apocalittico trasferiti nelle linee vocali sono di un’efficacia e di una ponderatezza davvero stupefacenti. Con Tellurian Rupture Kalin ha definitivamente consolidato il suo posto come cantante, pur guardando parecchio a nomi come Russ Anderson, James Rivera e Warrel Dane, ma con un’identità propria e riconoscibile. In più, qua e là Klemen è affiancato da efficaci voci «gang» che non esagerano, sono piazzate nei punti giusti e fanno decollare ancora di più i pezzi.
Tellurian Rupture è forte sul fronte vocale così come su quello strumentale. La sezione ritmica tritura come fra Scilla e Cariddi. La batteria di Ivan «Tegla» Cepanec è varia e movimentata e garantisce il nucleo solido di tutto il disco, a cui si aggiungono il rombo e il rimbombo ben udibili del basso di Nika Krmelj. Il basso emerge spesso in superficie e con brevi «noodlate» ravviva bene lo spazio tra i riff di chitarra. Proprio le chitarre erano la grande incognita del nuovo disco, ovvero la domanda era come si sarebbe integrato il nuovo chitarrista Gregor Lavtar con Grega Kamenšek. I due hanno risposto in fretta, e se negli Exodus l’«H-team» erano Gary Holt e Rick Hunolt, gli Eruption con l’altro Gregor si sono ritrovati un «G-team». Il lavoro di chitarra su Tellurian Rupture è infatti tutto quello che puoi desiderare dalle chitarre in un disco thrash; il «G-team» si scatena spesso in assoli taglienti che ti avvolgono le orecchie come tentacoli, e grazie al background thrash classico di Lavtar nei Moshead il disco, tra «džga džga» e riff in palm mute, guadagna ancora più aggressività.
Tellurian Rupture è infatti un disco incazzato, veloce e cupo che, tra le righe del suo concept apocalittico da sci-fi, dice chiaro e tondo che l’umanità è un corpo estraneo sulla Terra e sarà l’unica colpevole della propria distruzione. Insieme alla sua distruggerà anche il pianeta, ma la natura, una volta ripulita, sopravvivrà e vivrà meglio. Il tema della distruzione e della rinascita attraversa dieci pezzi che spaziano dai demolitori thrash come Worms e Aegons Wrath, passando per la ballad Praise the Serpent Queen, fino al finale epico e sinistro con la title track, che porta gli ultimi istanti dell’album a compimento con voce recitata e chitarre acustiche. Ogni brano ha il suo posto e nessuno è di troppo, ma al centro del disco c’è probabilmente uno dei momenti migliori della discografia degli Eruption, la mini-epopea di sette minuti e mezzo Praise the Serpent Queen, che con i suoi numerosi cambi e colpi di scena mostra chiaramente la maturità di una band che respira con gli stessi polmoni. Al tempo stesso questo piccolo capolavoro, sia musicalmente sia con il commovente verso finale, è un magnifico omaggio al «miglior gruppo distrutto dall’alcol», ovvero al suo cantante, purtroppo scomparso troppo presto.
Con Tellurian Rupture gli Eruption dimostrano di essere in questo momento all’apice assoluto della loro creatività e di aver sviluppato fin nei minimi dettagli la propria identità musicale. Questa ha una base solida nel thrash metal classico, arricchita però da approcci melodici potenti e tecnicamente più complessi. Niente che dagli Eruption non fossimo già abituati a sentire, ma a un livello così alto gli Eruption non avevano mai suonato prima d’ora.
Tellurian Rupture esce il 19 agosto per From the Vaults. Puoi ordinarlo su https://eruptionthrash.bandcamp.com o https://targetshop.dk, mentre dal vivo verrà presentato il 30.09.2022 all’Orto bar insieme a Sarcasm e Tytus.
Tracklist:
- The Awakening
- Worms
- Beyond the Black
- By Ignorance Obscured
- Coffin Bred
- Praise the Serpent Queen
- Gone With the Floods
- Aegon’s Wrath
- Maternal Foundry
- Tellurian Rapture
Formazione:
Klemen «Buco» Kalin – voce
Ivan «Tegla» Cepanec – batteria
Grega Kamenšek – chitarra
Nika Krmelj – basso
Gregor Lavtar – chitarra
