Lordi e la maratona ‘Lordiversity’: il prestigio dello shock theatre al Revolver club (2022)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2022
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Band: Victor Smolski’s Almanac / Lordi
Location: San Dona Di Piave / Revolver club / Italia
Data: sabato, 29. 10. 2022


I Lordi non hanno bisogno di lunghe presentazioni. Durante la pandemia hanno messo a segno un’impresa fuori dal comune: sette album pubblicati in un colpo solo. Sette album diversi per genere, impacchettati in un enorme cofanetto di musica nuova chiamato “Lordiversity”. Dopo una lunga attesa, con il nuovo tour la band ha finalmente avuto l’occasione di presentare ai suoi fan questo traguardo musicale per molti versi davvero speciale, e non solo per il gruppo stesso, ma anche per il battito attuale di quello che chiamiamo, per semplificare, glam metal.

Negli ultimi anni i Lordi hanno ridotto parecchio il loro teatro da palco. Nel suo sfarzoso eccesso, più di una volta aveva superato il confine del buon gusto, anche se dipende da dove si trovasse la tua soglia di eccitazione. Chi era al concerto cult della band a Cerknica il 13. 3. 2009 se lo ricorda benissimo. Tutto quel programma che una volta era fatto di sketch con comparse conciate da zombie, fiumi di sangue versato e uso poco accurato di strumenti chirurgici, negli ultimi anni è sopravvissuto solo in tracce, e nel consumo di liquidi rossi i Lordi, rispetto a certi GWAR, sono diventati dei veri ‘pivelli’. Eppure la band ha sempre mantenuto una schiera fedele di fan che non si perdono mai i suoi concerti. Le date a raffica li hanno portati di nuovo a San Dona Di Piave, vicino a Treviso, che dal confine occidentale sloveno dista appena un centinaio di chilometri buoni. Gli amanti del pomposo, del kitsch, dei lustrini e ovviamente dello shock theatre, e soprattutto i seguaci dei vecchi, cari Kiss, dovevano per forza ritagliarsi un po’ di tempo per una serata di relax del sabato in compagnia dei Lordi.

Tanto più che ad aprire le serate di questo tour c’era Victor Smolski con i suoi Almanac. Power metal di impostazione neoclassica, tre album in studio all’attivo e un polistrumentista, compositore, produttore e soprattutto virtuoso della chitarra al comando: anche senza i Lordi sarebbe stato un motivo più che sufficiente per mettersi in viaggio verso il Revolver club. Victor Smolski è un genio musicale bielorusso. È noto soprattutto perché con il suo arrivo gli heavy metaller amburghesi Rage sono diventati musicalmente molto più interessanti di quanto fossero mai stati prima e di quanto sarebbero stati dopo, cioè dopo che Victor li ha lasciati. Negli anni con i Rage, Victor si è guadagnato uno status ben riconoscibile, anche se ancora oggi resta un virtuoso spesso ingiustamente trascurato. In questo tour è partito con il suo bassista degli Almanac Tim Rashid e con il vecchio compagno dei Mind Odyssey, il batterista Volker Schulz. Durante il tour Victor ha alternato diversi cantanti principali, perché gli Almanac si sono esibiti come quartetto. Per la data di San Dona Di Piave al trio appena citato si è unito il cantante portoghese Leonel Silva, per il quale questa è stata la penultima delle sue sette apparizioni nel tour.

Come previsto, Victor ha suonato per lo più musica scritta per i Rage. La parte iniziale era strumentale, con il trio che ha eseguito alcuni passaggi della Lingua Mortis suite. Pubblico piuttosto freddino. In effetti erano tutti venuti per i Lordi, e per giunta si sa che gli italiani non hanno mai prestato molta attenzione alle formazioni power metal tedesche (con l’eccezione, ovviamente, degli Helloween). Dopo lo strumentale Self Blinded Eyes si è svegliato finalmente qualcuno, perché sul palco è salito anche il cantante Leonel Silva e la band si è buttata sul classico dei Rage Soundchaser. Restando in tema Rage, la squadra non ha saltato il singolo Down, e l’esibizione, durata una buona mezz’ora, si è chiusa con No More Shadows, tratta dall’album degli Almanac “Tsar”. Curioso che il gruppo non abbia suonato nemmeno un pezzo del terzo e tuttora più recente album degli Almanac, “Rush Of Hell” (2020, recensione di RockLine). Poco male. Il modo di suonare di Victor è un’attrazione a sé. Una sensazione, un capitolo a parte. Uno show di acrobazie chitarristiche di altissimo livello. Mezz’ora suonata con un impegno enorme e con tutta la forza possibile è volata via in un attimo. Il suono non era ottimale, ma se ti spostavi verso il centro e verso le ultime file, tutto funzionava piuttosto bene. Smolski, che durante il concerto ha irradiato a colpi di sorrisi una disponibilità incredibile verso il pubblico (dopo il concerto si è occupato di persona della vendita del merchandising ufficiale della band), ha annunciato per l’inizio di febbraio 2023 l’uscita del suo nuovo album in studio. Una detonazione infernale in apertura, insomma, che nel finale ha scaldato il pubblico a dovere.

I Lordi sono saliti sul palco con una scenografia nuova e addirittura con due facce completamente nuove in formazione: il bassista Hiisi e il chitarrista Kone. La band è tornata così al Revolver club dopo il 24. 11. 2018 e il tour Sextourcism di allora. Mr. Lordi, grande fan dei Kiss, come non nasconde nemmeno l’opera dei Lordi stessi, per il riscaldamento iniziale ha tenuto in repertorio uno dei classici dei Kiss (God Of Thunder: difficile trovare un’intro più azzeccata), sulle cui note si sono spente le luci nel locale stracolmo, con circa 350 spettatori (tra le targhe in parcheggio se ne vedevano parecchie anche dalla Slovenia e dalla Croazia). Stavolta i Lordi hanno dedicato una bella fetta della scaletta al cofanetto da sette dischi “Lordiversity”, ma dei classici di “Get Heavy”, “The Monsterical Dream” e “The Arockalypse” non si sono affatto dimenticati. Dell’ex vasto teatro di eccessi scenici sono rimasti sul palco solo la pioggia di coriandoli (durante Blood Red Sandman), qualche spruzzo fugace di succo rosso (chi era nelle prime file ha potuto leggere al riguardo un avviso iniziale sul fondale del palco), la motosega circolare brandita in Abracadaver, nel finale del concerto le giganteschi ali spiegate da Mr. Lordi (prima di Devil Is A Loser), oltre a salve di nebbia gigante (durante Who’s Your Daddy?).

Il concerto, credici o no, non annoia per niente. Si sente che Mr. Lordi fatica un po’ di più a prendere le note più alte, come ha confermato presto il ritornello di Would You Love A Monster Man?. Inoltre il tipo ha bisogno di più pause durante lo show per rinfrescarsi sotto la spessa gomma (la band riempie quei momenti con pezzi solisti), ma già il solo costume della band con le scenografie è una calamita enorme, oltre che una copertura perfetta, che durante lo spettacolo scoraggia efficacemente qualsiasi distrazione verso altro. Il cantante e icona principale della band risparmia le forze anche sui discorsi teatrali e prolungati tra un pezzo e l’altro, che però sono pieni di umorismo da forca e non ammazzano affatto la ‘zombilazione’ dello spettacolo. Anzi, contribuiscono al divertimento. Il nuovo chitarrista Kone si è dimostrato tecnicamente molto più rifinito del suo predecessore, nonché chitarrista originale della band, Amen-Ra.

La band sa quanta intensità e quanta energia vorace può portare un palco così compatto, con tutto il lusso aggiunto del programma! Il pubblico salutava entusiasta praticamente ogni gesto, ogni movimento non solo del capo Mr. Lordi, ma anche degli altri membri del quintetto. Il suono era ottimo! Dall’inizio alla fine. E valeva la pena stare vicino al mixer. In mezzo a una serie di pezzi nuovi, tra i quali mi sono rimaste impresse in particolare la Borderline, ottimamente impostata in chiave AOR, e la marcetta disco parodistica Believe Me, la band ha mantenuto alto il livello di atmosfera vorace dell’esibizione, ovviamente con i classici, con cui nel finale ha portato lo show anche al suo apice. Non c’è bisogno di indovinare. Con il ‘trio fantasticus’: Devil Is A Loser, Who’s Your Daddy? e naturalmente la vincitrice dell’Eurovision 2006 ad Atene, attesissima e ‘famigerata’, Hard Rock Hallelujah!

Tirando le somme, c’è da dire questo. I concerti dei Lordi restano un divertimento pazzesco. Una bella terapia per staccare la spina alla grande. Soprattutto nel weekend, quando è ora di mettere da parte i grattacapi di tutti i giorni. Se sei un fan della band, o un seguace delle acrobazie shock rock del glam metal, queste cose le sai già. Ma anche in generale: se ti consideri un curioso da concerti abbastanza incallito, soprattutto senza paraocchi di genere, un concerto dei Lordi va provato dal vivo almeno una volta nella vita.

Autori: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen
Foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen


Scaletta dei Lordi:
1. God of Thunder (orig. KISS) – intro registrata
2. SCG Minus 2: Horricone – intro registrata
3. Devilium
4. Would You Love a Monsterman?
5. Victims of the Romance
6. Demon Supreme
7. assolo di batteria (Mana)
8. Blood Red Sandman
9. Carnivore
10. assolo di basso (Hiisi)
11. Abracadaver
12. Borderline
13. It Snows in Hell
14. Magistra Nocte (Hella)
15. Down With the Devil
16. Believe Me
17. assolo di chitarra (Kone)
18. Devil Is a Loser
—bis—
19. Who’s Your Daddy?
20. Hard Rock Hallelujah

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